Non esiste alternativa?
La sfida del nuovo socialismo europeo


Articolo tratto dal N. 85 di Immagine copertina della newsletter

Cristina Monge è autrice del libro “Contra el descontento”, vincitore del Premio Paidòs 2026


I progressisti europei guardano alla Spagna come un punto di riferimento del socialismo contemporaneo. Un governo di coalizione tra socialisti e sinistra al di fuori dal PSOE (Partito socialista) governa ormai da otto anni e si propone come antagonista di Trump e del trumpismo.

Tuttavia, gli elogi e i consensi che le politiche dell’attuale esecutivo raccolgono tra leader globali e progressisti di altri paesi europei non trovano corrispondenza nella società spagnola.

Un governo complesso

L’arrivo di Pedro Sánchez alla presidenza del governo, dopo la prima mozione di sfiducia riuscita della democrazia spagnola, non è stato accompagnato da stabilità. Otto anni distribuiti in tre legislature sono un buon indicatore delle difficoltà incontrate. Ciononostante, la capacità del PSOE di stringere accordi contemporaneamente con le sinistre non socialiste e con i partiti nazionalisti baschi e catalani, sia progressisti sia conservatori, gli ha consentito di confermare la presidenza grazie a una maggioranza parlamentare priva di alternative possibili.

L’incapacità della destra del Partito Popolare di costruire accordi e alleanze al di là dell’estrema destra di Vox è stata un elemento imprescindibile per consolidare quell’alleanza complessa, plurale e talvolta contraddittoria che sostiene in Parlamento l’esecutivo.

Strategie di successo, consenso in calo

Il governo di Pedro Sánchez è così riuscito a conciliare una maggioranza parlamentare che riflette la plurinazionalità dello Stato con un esecutivo obbligato a promuovere politiche progressiste per mantenere la coalizione. Tra le principali misure adottate emergono cinque direttrici fondamentali. In primo luogo, l’impegno per il miglioramento della governance attraverso l’assunzione dei principi del governo aperto sin dall’inizio e, in modo particolare, dopo i casi di corruzione che hanno colpito il cuore del governo: una cifra identitaria concretizzatasi nell’impulso alle strategie di open government e nella creazione di un meccanismo di rendicontazione della Presidenza del Governo, Cumpliendo.

Un altro grande asse di cambiamento è stata la politica femminista, con avanzamenti legislativi come la legge di garanzia integrale della libertà sessuale, fondata su un rinnovato concetto di consenso, e la promozione di politiche integrate per l’uguaglianza. La transizione ecologica costituisce un ulteriore fattore che ha collocato il governo spagnolo all’avanguardia europea nell’investimento sulle energie rinnovabili e negli impegni internazionali di riduzione delle emissioni.

Le politiche del lavoro, con una nuova riforma del mercato del lavoro e l’aumento del salario minimo interprofessionale, completano il quadro delle principali riforme portate avanti dal governo progressista di coalizione. A ciò va aggiunta l’introduzione dello “scudo sociale” nei momenti più delicati per la coesione sociale e la lotta contro la disuguaglianza, come durante la pandemia. Alcuni studi sostengono che tali misure di protezione abbiano consentito di salvare quasi due punti di Pil.

Linee strategiche implementate con notevole successo che, tuttavia, non sono state capaci di dare risposta ai malcontenti e ai disagi contemporanei. Le polemiche suscitate da alcune di queste leve di cambiamento, la fragilità parlamentare o l’aumento della tensione tra le élite politiche, economiche, mediatiche e culturali hanno costituito ostacoli che hanno impedito al governo di coalizione di capitalizzare nell’opinione pubblica gli sforzi compiuti. Oggi nessun sondaggio attribuisce alla coalizione di sinistra la possibilità di ottenere i voti necessari per confermarsi al governo.

Oltre il fatalismo neoliberale

Il risultato è un futuro dai tratti apocalittici: la guerra che torna a dominare la geopolitica, il cambiamento climatico che mostra la sua forza devastatrice, la rivoluzione digitale che sfugge a ogni regolazione o controllo democratico. Un panorama scoraggiante che indica le sfide che il socialismo ha oggi davanti a sé per recuperare iniziativa e consenso tra i cittadini: immaginare e costruire un futuro desiderabile nel quale vorremmo vivere; farlo attraverso meccanismi deliberativi che coinvolgano un ampio insieme di attori politici, sociali ed economici; e offrire prove sufficienti di efficacia nelle politiche pubbliche tali da ristabilire la fiducia della cittadinanza.

Per questo, un primo passo è porre fine al virus che il neoliberismo di Reagan e Thatcher è riuscito a inoculare nel sistema operativo delle democrazie occidentali: il TINA; There is no alternative, non esiste alternativa possibile e tutto entra nel terreno dell’inevitabile come se si trattasse di una maledizione divina. Un esercizio di antipolitica elevato alla massima potenza, di assenza di opzioni differenti su cui fondare il dibattito politico e di oblio più che intenzionale del fatto che la storia non è finita quando Fukuyama pubblicò il suo libro e non finirà nemmeno ora, ma continuerà a costruirsi in funzione dei rapporti di forza – sì, molti concetti del vecchio marxismo continuano a essere utili.

Cosa può fare il nuovo socialismo?

Il nuovo socialismo capace di rispondere ai malcontenti e ai disagi attuali non può limitarsi a ristabilire la democrazia danneggiata, ma deve andare oltre, passando all’offensiva nella costruzione dell’alternativa. Questo socialismo deve essere consapevole che il contratto sociale si sta riconfigurando e che è necessario costruire una proposta propria che generi entusiasmo, si dimostri efficace e recuperi la fiducia della cittadinanza.

Forse conviene pensare il nuovo modello più in termini di alleanze che di contratto, dato che è imprescindibile, per affrontare queste sfide, passare da relazioni transazionali a relazioni trasformative in cui diversi attori identificano insieme le sfide e pensano insieme i percorsi da esplorare. Una nuova alleanza che ampli il perimetro del contratto sociale della democrazia liberale includendo l’insieme della cittadinanza – senza privilegiare alcuni cittadini rispetto ad altri – che garantisca la diversità ma cercando ciò che questa cittadinanza ha in comune in modo trasversale.

Un contratto sociale che obbligherà a ripensare il ruolo degli attori tradizionali – lo Stato, il settore privato e la società civile – e che deve incorporare il futuro come spazio comune. Un contratto sociale che obbligherà a ripensare il ruolo degli attori tradizionali – lo Stato, il settore privato e la società civile – e che si sviluppi entro il campo da gioco del pianeta Terra, senza poter quindi ignorare la sostenibilità come imperativo. Alleanze, infine, che si adattino al contesto locale ma con la prospettiva di un mondo globale. Un’alleanza, infine, che si sviluppi entro il campo da gioco del pianeta Terra, senza poter quindi ignorare la sostenibilità come imperativo, e che emerga dal locale ma con la prospettiva di un mondo globale.

Ricevi il numero completo di PUBBLICO nella tua casella di posta

Non sei ancora iscritto? Compila il form!