Secondo gli ultimi dati di AlmaLaurea, a laurearsi in Italia sono soprattutto figli e figlie di persone laureate. La percentuale di figli di laureati aumenta poi con l’avanzare del percorso: è pari al 32,4% tra chi consegue un titolo triennale, al 35,3% tra chi prosegue con il corso di laurea magistrale; e al 46,3% per chi invece sceglie un percorso a ciclo unico. Questo dato dimostrerebbe il ruolo del contesto socio-culturale di origine nei percorsi accademici.
La vita universitaria, in particolare se si prosegue con il corso magistrale o se si sceglie quello a ciclo unico, prevede infatti un investimento economico molto alto e le opportunità di trovare lavoro in Italia, e dunque di potersi permettere certe cifre, continuano a essere maggiori se si è in possesso di una laurea.
Il background economico incide anche sulla scelta della sede universitaria. È soprattutto chi vive al Sud a spostarsi verso le regioni centrali e settentrionali, e non viceversa, ma anche tra gli studenti del Mezzogiorno esistono differenze: chi proviene da famiglie economicamente più avvantaggiate tende a iscriversi a un’università del Nord, mentre chi ha un reddito più basso continua gli studi vicino casa.
I costi di investire nel proprio futuro
Tra i costi da considerare quando si parla di vita universitaria c’è innanzitutto la tassazione, che varia da ateneo ad ateneo, e che in Italia risulta più alta al Nord: le tasse previste dalle università delle regioni settentrionali sarebbero, infatti, rispettivamente il 28% e il 15% più alte dell’importo medio rilevato in quelle del Sud e del Centro Italia.
Dal 2017 è stata introdotta la No Tax Area, una misura che permette di ottenere esenzioni o riduzioni sulla tassazione sulla base dell’ISEE: nell’anno accademico 2024/2025, poco meno del 14% degli iscritti agli atenei statali ha avuto accesso all’esonero.
Negli ultimi anni è aumentata anche la fruizione delle borse di studio, aiuti economici per gli studenti “meritevoli e privi di mezzi”: rispetto al 2015, ci sarebbe stato un incremento del 6,7%. «Siamo passati da un sistema in cui essere idonei non significava necessariamente ricevere la borsa a una copertura ormai molto più ampia, vicina al 100%, con lievi differenze territoriali un tempo ben più marcate», afferma Alessandro Ciro Sciretti, Presidente dell’istituto di ricerche socio-economico Ires Piemonte.
Ciò non vuol dire che sia abbastanza: «Occorre ripensare il diritto allo studio alla luce dei bisogni degli studenti di oggi. Condizioni abitative, costo della vita, mobilità, fragilità sociali e psicologiche sono profondamente cambiate», dice Sciretti.
Il costo più rilevante per uno studente fuorisede non riguarda infatti tanto le tasse, quanto tutto ciò che implica vivere in città: i libri, la spesa e soprattutto l’affitto. Dal 2020, nelle grandi città universitarie come Bologna, Milano, Torino e Roma, i prezzi delle stanze singole sono aumentati in media del 41%. A marzo 2026, la città più cara era Milano, con un costo medio per una singola pari a 729 euro al mese. A Firenze, Roma e Bologna, il costo si aggirava attorno ai 600 euro.
Noemi si è iscritta all’università a Milano nel 2016, dove ha vissuto per due anni prima di andare in Erasmus. Allora pagava 500 euro al mese per una stanza; tornata dall’Erasmus, i prezzi erano già aumentati: «Trovavo solamente stanze a 650-700 euro», dice. Dopo una prima laurea, ha deciso di proseguire con la magistrale: «Il prezzo degli affitti è stato un criterio decisivo per la scelta della sede», afferma. Nonostante già lavorasse, l’affitto a Milano era “proibitivo”, e anche Roma e Bologna, due città che stava valutando per proseguire gli studi, erano troppo care. Alla fine, ha scelto Torino, che negli anni ha comunque visto cambiare: «Il costo della vita è cresciuto tanto anche qui».
Gli studenti fuorisede iscritti all’Università di Bologna, che comprende varie sedi in Emilia Romagna, possono invece spendere complessivamente anche più di 12.400 euro all’anno. A costare di più è la casa, con una media di oltre 5.800 euro annui: a Bologna, la spesa media per affitto, utenze e servizi connessi supera i 6.100€. L’ateneo ha stimato che le studentesse e gli studenti immettono nell’economia locale una cifra pari a oltre 2 milioni di euro al giorno, di cui 629 mila eurosoltanto nella provincia di Bologna.
«Bologna si sostiene sull’università, ma il costo della vita è aumentato tantissimo – afferma un dipendente dell’ateneo che preferisce rimanere anonimo –. Questo è già un problema per chi vive e lavora in città», ma per chi studia la situazione è insostenibile: «Se nei prossimi anni non verranno presi provvedimenti seri, credo ci sarà una drastica riduzione degli iscritti».
Tanti studenti, pochi alloggi
Gli affitti alti sono dovuti innanzitutto a uno squilibrio tra domanda e offerta. Non sappiamo di preciso quanti siano gli studenti fuorisede in Italia – le stime variano da 450mila a 900mila – ma è certo che gli alloggi non bastano: i posti letto messi a disposizione dagli enti per il diritto allo studio prima del PNRR erano circa 40mila e, con l’aumento degli affitti brevi destinati al turismo, la cifra è anche diminuita.
Di questo vuoto hanno approfittato gli investitori privati, creando studentati dai costi altissimi. A Bologna, una camera singola in una di queste strutture può superare anche i 1.000 euro al mese, comprensivi di utenze e servizi.
Per far fronte alla carenza di posti letto accessibili, il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) ha assegnato 960 milioni di euro al Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) per la creazione di alloggi per studenti. A settembre, il MUR ha detto che il target di 60mila nuovi posti letto stabilito dal PNRR è stato superato, per un totale di oltre 63.200 posti aggiuntivi: di questi, in realtà, solo 33mila sono già disponibili, mentre gli altri dovrebbero essere pronti dal 2027.
È una «buona notizia – dice Sciretti – ma dobbiamo guardare non soltanto a quanti nuovi posti creeremo, bensì a dove saranno, quanto costeranno e a chi saranno realmente accessibili».
Il MUR ha detto che almeno il 30% degli alloggi sarà riservato agli studenti “meritevoli e privi di mezzi”, e gli altri avranno prezzi calmierati, cioè del 15% più bassi del valore di mercato: ciò non vuol dire però che saranno convenienti.
I fondi stanziati dal PNRR sono stati destinati, infatti, non solo a enti pubblici, ma anche a soggetti privati, e questo ha contribuito a rendere gli alloggi pensati per studenti in difficoltà socioeconomiche del tutto inaccessibili.
Come ha rivelato un’inchiesta di Will e Chora Media, infatti, il prezzo medio di una stanza nei nuovi studentati è pari a 650 euro al mese e questo perché, per stabilire il prezzo da scontare poi del 15%, sono stati considerati vari fattori, come il fabbisogno abitativo locale, la posizione dello studentato, ma anche i servizi offerti: «Due residenze nella stessa zona possono essere molto diverse tra loro. Una può offrire camere e poco altro.
Un’altra può avere sale studio, la lavanderia, spazi comuni, la portineria, servizi digitali e camere più ampie», hanno spiegato Carlo Canepa e Pietro Forti, autori dell’inchiesta. Perciò «è facile immaginare quale sia la differenza tra una stanza che costa 400 euro e una che costa 800 euro: il numero di servizi messi a disposizione, ciò che rende lo studentato uno studentato di lusso».
Investimento economico e psicologico
Un’altra spesa spesso sottovalutata quando si parla di vita universitaria è quella relativa al benessere psicologico. «Negli ultimi anni, e soprattutto dopo la pandemia da COVID-19, le università hanno fatto grandi sforzi per offrire un supporto psicologico agli studenti», sostiene Antonietta Curci, Professoressa presso il Dipartimento di Scienze della Formazione, Psicologia, Comunicazione, all’Università degli Studi di Bari.
Curci è anche responsabile del servizio di counseling dell’ateneo, che prevede cinque incontri gratuiti con uno specialista. Non si tratta di un percorso di psicoterapia, ma di «un intervento breve in caso di difficoltà ed emergenze», afferma la docente: se alla fine degli incontri il motivo del disagio persiste, i costi di un eventuale percorso di psicoterapia saranno a carico della persona.
È comunque un servizio utile, dato il crescente malessere tra le persone giovani: secondo un’indagine di Skuola.net, il 70% dei 1.100 studenti intervistati vive la forte pressione delle aspettative altrui; il 50% ha mentito almeno una volta sul proprio andamento universitario; e solo il 25% è soddisfatto del supporto offerto dal proprio ateneo.
