Milano è più grande di Milano


Articolo tratto dal N. 105 di Milano, Milano! Immagine copertina della newsletter

«Di dove sei?» «Di Milano.» «Milano Milano?» 

Chi vive a San Giuliano o a Gorgonzola conosce bene questo scambio. Quando si trova altrove, in Italia o all’estero, dice di venire da Milano: il nome del capoluogo esprime un’appartenenza che supera i confini comunali e che negli ultimi anni ha assunto anche tratti di orgoglio. 

La città che i suoi abitanti riconoscono è dunque più vasta di quella amministrata. Eppure, chi ha governato Milano ha continuato a fermare lo sguardo ai confini del Comune.

Milano si è spesso trasformata più rapidamente di quanto la politica riuscisse a immaginarne il futuro. Le iniziative di imprese, istituzioni e cittadini hanno anticipato le scelte pubbliche, costringendo chi governava a inseguire una realtà già in movimento.

Quando Milano provò a immaginare il suo futuro 

Negli anni ’60 del secolo scorso forse c’è stato il solo momento nel quale si è cercato di immaginare un futuro possibile per lo sviluppo di Milano. Erano gli anni del PIM, il Piano Intercomunale Milanese, della prima consapevolezza della impossibilità di immaginare la città senza il suo contesto territoriale.

Il “piano della Turbina”, proposto da un grande architetto, Giancarlo De Carlo (assieme a Silvano Tintori e Alessandro Tutino) cercava di anticipare lo sviluppo urbano dandogli forma.

L’immagine era quella di una Turbina appunto, una figura industriale, la Turbina che produce energia, con un motore centrale, il cuore della città, e le pale, gli assi del ferro, delle strade e delle infrastrutture, che potevano consentire lo sviluppo dei poli esterni e degli insediamenti lungo gli assi di penetrazione, capaci di portare centralità ed energia verso l’esterno.

La fase successiva di immaginazione urbanistica è stata la Variante Generale al Piano Regolatore del 1976-80. La Variante al PRG cercava innanzitutto di difendere le industrie presenti in città, nel timore che la speculazione sulle aree fosse un motivo di perdita dei caratteri industriali propri della città. Ci si preoccupava inoltre di bloccare la gentrificazione, che allora non si chiamava così.

Entrambi obiettivi che si dovevano infrangere contro dinamiche esterne ed interne alla città.

La città si trasforma

Intanto Milano perdeva popolazione residente a favore prima delle aree di cintura, dove si spostano popolazioni in cerca di condizioni abitative economicamente più accessibili, poi sempre più all’esterno nelle provincie circostanti quella di Milano. 

Milano perde popolazione residente che cresce al suo intorno e guadagna popolazione temporanea in modo sempre più impetuoso. La deindustrializzazione viene rapidamente metabolizzata: si perdono 250.000 posti di lavoro nell’industria che vengono sostituiti da altre funzioni: direzionali, finanza, editoria, ricerca, istruzione superiore, consulenza, nuovo commercio, design, moda, cultura, immobiliare.

Funzioni con una dinamicità sorprendente che nessuno riesce a governare centralmente, non lo fanno i Piani urbanistici del 2000, 2010 e 2012. La città si trasforma più rapidamente delle immagini che riesce a produrre.
Insomma, i tentativi di immaginare la città si scontrano con la pluralità dei soggetti che prendono decisioni ognuno dei quali produce nuove immagini che ne fanno la città attrattiva che è oggi Milano.

Il successo e le sue disuguaglianze 

Ma come sta la città oggi? Mi sembra si possa dire che ha bisogno di far convergere le molte immagini in una immagine condivisa del suo sviluppo di fronte alle necessità imposte dal cambiamento climatico e dalla transizione energetica e dai segnali di crisi che la attraversano.

La città supera il 1 milione e 400.000 abitanti nel 2024 ma nel 2025 registra una prima flessione: ed è la fascia della popolazione più giovane a mostrare sofferenza.
Sono difficoltà legate al costo della vita e soprattutto delle abitazioni, fattori che assieme ai bassi salari spingono a lasciare la città o considerare destinazioni alternative.

È diventata la città delle maggiori disuguaglianze, in una ricerca fatta nel 2001 per la Camera di Commercio (Bono e Checchi) si diceva che fino agli anni ’90 Milano era la città meno diseguale della Lombardia che era la regione meno diseguale dell’Italia. Oggi è il contrario: una parte della popolazione si è agganciata alla globalizzazione e finanziarizzazione ed è cresciuta l’immigrazione povera e chi svolge solo funzioni di servizio.

Ma se si vuole che i giovani che arrivano restino e contribuiscano a mitigare la crisi demografica del Paese, bisogna intervenire sulla offerta di abitazioni a prezzi abbordabili e su un sistema dei servizi che aiuti i giovani che lo desiderano a diventare genitori, e bisogna riallargare lo sguardo all’intera regione urbana. Alla vera Milano.

Il futuro oltre i confini del Comune 

Disuguaglianza, problema della casa, iper-congestione, inquinamento e necessità di adattarsi al cambiamento climatico, sono tutti segnali del fatto che bisogna tornare ad immaginare il futuro della città superando gli angusti confini amministrativi ottocenteschi del comune e dei comuni. Bisogna alzare lo sguardo per comprendere l’intera regione urbana alla cui scala solo possono essere affrontati efficacemente quei problemi. Ma c’è bisogno di un nuovo immaginario.

È utile allora tornare alla immagine della Turbina di De Carlo: una fonte di energia che la distribuisce, che non resta chiusa in se stessa, che dà vita anche all’esterno, che lavora su un diverso rapporto con la accessibilità per tutti, la natura, l’ambiente e il clima, supera il funzionamento di una città che tutto attrae impoverendo il suo contado.
Abbiamo bisogno di una nuova immagine alla scala della regione urbana che superi le mille immagini che hanno prodotto il successo della città ma che oggi non sono più sufficienti ad affrontare i problemi che si sono prodotti anche a causa di quel successo.

Le infrastrutture lo permettono. Lo permette la percezione che ne hanno gli abitanti della vasta regione urbana, serve un nuovo slancio e una nuova immaginazione da parte di chi aspira a governare “Milano-Milano”. 

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