Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

Articolo pubblicato per l’approfondimento: Salute e partecipazione: a 110 anni dalla Fondazione della Clinica del Lavoro


La statura scientifica, la passione di militante, la tensione etica e morale e le doti di organizzatore di Giulio Alfredo Maccacaro (1924-1977) furono note e riconosciute già dai suoi contemporanei: colleghi, studenti, collaboratori, sindacalisti, operai. Ogni ricostruzione di un aspetto del suo impegno nella medicina del lavoro, nella biometria, nell’epidemiologia, nella diagnostica preventiva e in tutti gli ambiti in cui ebbe modo di lasciare un contributo determinante è destinata ad essere incompleta e parziale tanta risultò la ricchezza di spunti, idee, indicazioni teoriche e operative che la sua traiettoria di vita e lavoro percorse tra gli anni cinquanta e settanta del secolo scorso nell’ambito della medicina non solo italiana.

Non stupisce quindi che l’attività di direttore di collana presso Feltrinelli Editore riproponga, pur nei limiti di e nei confini della consulenza, una costante attenzione alla qualità della proposta culturale, non disgiunta da un viva consapevolezza di fare editoria militante ma non ideologica né demagogica, sempre ispirata al rigore scientifico e alla condivisione dei risultati della ricerca.

Maccacaro, nato a Codogno nel 1924, si laurea in medicina a Pavia nel 1948. La sua formazione postlaurea include soggiorni di studio e ricerca a Cambridge e Londra; libero docente in Statistica sanitaria e microbiologia, insegna nelle Università di Pavia, Sassari, Milano e Modena. Dal 1966 è richiamato a Milano alla cattedra di Biometria e statistica medica, assumendo anche la direzione dell’omonimo Istituto e del Centro per le applicazioni biomediche del calcolo elettronico. Muore a Milano il 15 gennaio 1977.

All’inizio degli anni settanta i contatti tra Maccacaro e Feltrinelli Editore iniziano a diventare più regolari: il docente è già noto nell’ambiente medico per i suoi scritti sulle applicazioni biomediche della metodologia e statistica e del calcolo elettronico (nel 1967 l’articolo Applicazione dell’elaborazione elettronica alla medicina, compilato con Aldo Colombi, porta all’attenzione generale le potenzialità e le prospettive della disciplina), e anche per la vis polemica che caratterizza il suo agire pubblico.

Feltrinelli, che ha promosso nel 1961 la collana “Biblioteca di psichiatria e di psicologia clinica” e brevemente una collana di “Attualità scientifica” (dal 1957 al 1960) si trova a condividere con Maccacaro la necessità da un lato di inoculare nel dibattito non solo specialistico le suggestioni teoriche e empiriche della migliore ricerca soprattutto anglosassone in tema di capitale, potere (soprattutto quello delle multinazionali del farmaco) e medicina, problemi dell’ambiente e della popolazione, politica sanitaria, diritti dell’ammalato, prevenzione e morbilità; dall’altro di rilanciare la propria proposta editoriale avvalendosi di una figura universalmente riconosciuta come tra i principali innovatori, insieme a Franco Basaglia, suo coetaneo, nella corporazione medica italiana.

Proprio Basaglia ha dimostrato nel 1968, con il suo fortunatissimo L’istituzione negata, pubblicato da Einaudi e dedicato al racconto dell’esperienza seminale del manicomio di Gorizia, quanto ci sia spazio per una narrazione svincolata dalle vecchie logiche della medicina tradizionale e quanto sia necessario presidiare e rilanciare le nuove istanze che provengono dalla società civile (l’attenzione al malato che rompe le gerarchie), dagli operai, dal sindacato, da una più consapevole cittadinanza che rivendica un ruolo attivo e paritario nell’interlocuzione con il medico.

Lungo l’intero, breve percorso di Maccacaro consulente feltrinelliano, l’interlocutore principale, al quale si legherà in un rapporto di schietta amicizia, è il direttore editoriale Gian Piero Brega che, come è stato scritto, persegue al pari di Maccacaro un “forte rigore etico” e condivide la “convinzione che è possibile (e doveroso) contribuire a cambiare le cose nel senso di ridurre le diseguaglianze e l’ingiustizia”.[1]

In un primo tempo – siamo nel 1970 – Brega agisce su due piani: da un lato chiede a Maccacaro di avanzare proposte e contribuire alla collana “L’attualità scientifica”, che riprende la quasi omonima serie di un decennio prima ma che, nei fatti, pubblicherà solo due titoli nel 1971: Cavie umane. La sperimentazione sull’uomo di M.H. Pappworth (due edizioni, con introduzione dello stesso Maccacaro e appendice giuridica di Carlo Smuraglia) e Pro e contro la pillola, di Paul Vaughan (in appendice La pillola in Italia di Ettore Cittadini). In questa fase, tuttavia, sembra che Maccacaro debba occuparsi principalmente se non esclusivamente dello sviluppo di questa collana, tanto che gli viene richiesto di proporre titoli riconoscendogli la titolarità della direzione in frontespizio.[2]

Sull’altro piano, molto rapidamente si giunge ad un accordo che prevede, dal 1972, l’attivazione di una nuova collana “dedicata”, scrive Brega, “alle prospettive sociali e politiche del rapporto salute-società”, prevedendo quattro titoli all’anno e almeno una nota editoriale oppure una prefazione di Maccacaro in ogni volume. La delega è piuttosto ampia: “la Casa Editrice”, scrive ancora Brega, “non interferirà nelle tue scelte: chiede solo di poterle discutere e di prendere una decisione editoriale”. Il senso militante dell’accordo è esplicitato nelle ultime parole di Brega: “sono certo che la collaborazione tra te e la Feltrinelli […] sarà feconda ai fini della battaglia culturale e politica che tanto tu quanto noi abbiamo condotta in questi anni, sia pure per strade diverse”. Maccacaro, rispondendogli, può così affermare che “se faremo del buon lavoro in questo campo, avremo servito”.[3]

Scorrendo la selezione dei potenziali testi da pubblicare sottoposti dal direttore della nuova collana, battezzata “Medicina e potere” dopo aver scartato “Medicina 80”, agli interlocutori in casa editrice (Vittorio Fagone, Alba Morino, Sylvie Coyaud, Aldo Tagliaferri), salta all’occhio la volontà di proporre testi che diano conto del più aggiornato dibattito internazionale, in particolare di produzione inglese e americana e in piccola parte francese.[4]

Si tratta quindi, nella visione di Maccacaro, di fornire in prima battuta non solo gli strumenti teorici per inquadrare il rapporto tossico tra medicina e potere, ma di costruire una vera collana militante che portasse all’attenzione del lettore italiano casi concreti e drammatici non solo di violazione dei diritti del malato, ma di consapevoli atti criminosi ai danni della salute pubblica, spesso generativi di conseguenze permanenti. Lo affiancano in questa fase aurorale della collana, che vuole essere strumento di azione riformatrice, amici e sodali come Massimo Gaglio, Giorgio Bert, Giovanni Berlinguer.

L’esordio della collana non può quindi che appartenere alla prima fattispecie, e si presenta con La medicina del capitale di Jean-Claude Polack, pubblicato nel 1972 con duratura fortuna (la quinta edizione è del 1977), introdotto dalla celebre Lettera al presidente dell’ordine dei medici di Milano e Provincia, abrasiva dichiarazione programmatica pervasa, anche per i codici linguistici dell’epoca, da sferzante sarcasmo. Maccacaro era stato infatti convocato, nell’ottobre 1972, per rendere ragione (ma con “motivazioni inquisitorie” scrive il docente lombardo) dei contenuti di una relazione presentata a Perugia su invito dell’Istituto italiano di medicina sociale sul tema Informazione medica e partecipazione. La lettera è un compendio della critica radicale di Maccacaro alle istituzioni della medicina a lui contemporanea: come ricorda lui stesso, era colpevole di aver denunciato “il potere e le servitù della medicina nella società del capitale, [le] deformazioni che ne derivano all’atto medico ed al rapporto medico-paziente, [le] inerenti responsabilità e complicità dell’informazione sanitaria”. Il testo di Polack diventa dunque, nella serrata e articolata analisi di Maccacaro, l’occasione per definire la medicina del capitale: “molto più che un’indicazione storica e sociologica”, scrive il direttore di collana, “è proporre il risultato di un’analisi politica secondo la quale il comando capitalistico – nelle società da esso egemonizzate – è portato, per le necessità della sua affermazione e per il controllo delle sue contraddizioni, ad assumere la gestione totale del sistema medico in tutte le sue parti e relazioni”.[5]

Dei quattordici titoli di “Medicina e potere” pubblicati in vita da Maccacaro si rilevano alcune direzioni di ricerca che non escludono contributi specifici sul sistema sanitario italiano, affidati a studiosi come Giorgio Bert (Il medico immaginario e il malato per forza, 1974, due edizioni), Albano del Favero e Giuseppe Loiacono (Farmaci, salute e profitti in Italia, 1974, quattro edizioni), Massimo Gaglio (Essere o malessere. Le neurosi viscerali, 1975, due edizioni), Giancarlo Arnao (Rapporto sulle droghe, 1976, con prefazione di Guido Martinotti, otto ristampe) e infine Giovanni Berlinguer (Malaria urbana. Patologia della metropoli, 1976). Nel 1977, anno della morte di Maccacaro, saranno editi Per una psichiatria alternativa di Domenico De Salvia e Il medico della corporazione o la socialità privata di Saverio Caruso.

In realtà l’esiguo numero di titoli pubblicati tra 1972 e 1976, inferiore a quelli contrattualmente previsti, non deve ingannare, perché le fonti archivistiche documentano frequenti scambi tra Maccacaro e i redattori di Feltrinelli, in particolare Fagone e Tagliaferri, per la valutazione di una gran numero di testi da inserire nella collana: scorrendo gli elenchi periodicamente inviati dal direttore della collana si vedono in controluce i temi e i problemi che si intendevano presidiare, ma senza cedimenti né compromessi.

Non sono rari i casi, infatti, in cui Maccacaro esprime giudizi negativi o, come nel caso di John Fry e del suo Medicine in Three Societies: A comparison of medical care in the USSR, USA and UK, si assume la responsabilità di aver valutato male la collocazione in “Medicina e potere”. Nel verbale di un incontro con Maccacaro svoltosi in via Andegari nel novembre 1974, si ricorda che “si tratta di un libro un po’ vecchio (del 1969): nel frattempo il sistema sanitario inglese è cambiato, un poco anche quello americano (per quello russo non si sa). Inoltre il libro è un po’ socialdemocratico”.[6]

Il caso di Fry è quindi paradigmatico di una costante attenzione non solo all’originalità dei testi proposti, ma anche del loro aggiornamento e della loro utilità per il dibattito pubblico nel nostro Paese: tra i volumi di autori stranieri pubblicati, una percentuale significativa si avvale di prefazioni che proiettano i temi, i problemi, le suggestioni prospettati nei testi sulla realtà italiana, evitando quindi il rischio di circoscrivere una produzione scientifica di denuncia, fuori dagli schemi e dalle logiche di potere, in uno scenario lontano e poco comparabile.

Non sorprende quindi che Maccacaro non si accontenti di presentare in Italia nel 1973 Il talidomide e il potere dell’industria farmaceutica degli svedesi Sjöström e Nilsson, che denuncia i danni provocati negli anni sessanta da uno psicofarmaco sedativo somministrato alle donne nei primi mesi di gravidanza senza curarsi del fatto, già noto alla ditta tedesca produttrice del medicinale, che procurava focomelia e altre gravissime malformazioni nel feto. Il direttore di collana non accoglie infatti la versione ufficiale che in Italia non sarebbero mai stati distribuiti farmaci a base di talidomide, ma conduce una puntuale indagine che porta alla luce la presenza di ben nove specialità medicinali in commercio tra 1959 e 1962, riconducendo al comportamento criminale delle ditte farmaceutiche e alla connivenza di medici e farmacisti la mancata messa a sistema e l’analisi dei dati disponibili sui casi di focomelia tra i neonati su tutto il territorio nazionale.[7]

Accanto quindi a un nucleo di testi incentrati più propriamente sul sistema sanitario e i suoi rapporti con i cittadini (ospedalizzazione, medicalizzazione, infanzia e malattia…), la collana presidia il dibattito su psichiatria e malattia mentale che di lì a poco favorirà la cosiddetta Legge Basaglia (13 maggio 1978, n. 180, Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori), ma compare in alcuni testi un’incursione nella medicina del lavoro, disciplina alla quale Maccacaro dedicò non solo una costante personale riflessione scientifica, ma che si avvalse del contributo dei lavoratori attraverso indagini nelle fabbriche più esposte agli agenti patogeni. È rimasto esemplare in tal senso il suo lavoro sul campo, insieme agli operai, presso lo stabilimento Montedison di Castellanza, tramite il Gruppo permanente di lavoro del Centro di medicina preventiva di Castellanza, da lui promosso.

Dal lato della collana, i due testi che definiscono maggiormente l’interesse per la disciplina sono Lavorare fa male alla salute. I rischi del lavoro in fabbrica di J.M Stellman e S.M. Daum, pubblicato nel 1975 con una prefazione del medico del lavoro Francesco Carnevale[8], e Malaria urbana. Patologia della metropoli, di Giovanni Berlinguer, edito nel 1976. In quello stesso 1976 assume una veste più formale il movimento Medicina democratica, costituito a Bologna nel maggio 1976, di cui Maccacaro era stato tra i promotori dai primi anni settanta.

Non sappiamo, perché non ne ebbe il tempo, se Maccacaro sarebbe ritornato sul disastro di Seveso pubblicando approfondimenti nella collana; certo è che la nube tossica che fuoriesce dallo stabilimento dell’Icmesa il 10 luglio 1976 lo mobilita prima sulla stampa periodica (tra gli altri, due contributi su “Tempo” che denunciano le responsabilità collettive dell’ecocidio), poi – e il fascicolo viene stampato poco dopo la sua morte – su un numero monografico di “Sapere”, storica rivista di divulgazione scientifica della quale ha assunto la direzione nel 1974. La vicenda diventa immediatamente Un crimine di pace, e Maccacaro si preoccupa con il consueto metodo scientifico di denunciarne le responsabilità politiche, le ricadute sociali e gli aspetti più propriamente tecnici.[9]

“Medicina e potere” non esaurisce l’azione di Maccacaro sul catalogo della casa editrice: opere di valore sono pubblicate su sua indicazione in altre collane. Le deviazioni non sono soluzioni di ripiego: di Statistical methods in medical research di Peter Armitage, pubblicato nel 1975 con il titolo Statistica medica. Metodi statistici per la ricerca in medicina nella collana “Nuovi saggi scientifici” e giunto nel 1992 all’undicesima edizione, Maccacaro afferma che si tratta del “miglior libro di Metodologia statistica per medici che io conosca”, e ne scrive la prefazione.[10]

Anche per una figura atipica come Renzo Tomatis, all’epoca giovane ma già affermato epidemiologo e narratore, autore de Il laboratorio (Einaudi, 1965), che comparava l’esperienza dell’autore nel laboratori di ricerca americani e italiani e aveva suscitato non poche polemiche a metà degli anni sessanta, Maccacaro riesce a intervenire (anche per le evidenti affinità che lo legano al personaggio) e a far pubblicare l’opera narrativa in forma di diario La ricerca illimitata (“I Franchi Narratori”, 1974), unica presenza di Tomatis nel catalogo feltrinelliano.

Un altro caso degno di essere menzionato è la valutazione sul volume di David H. Clark, Social Therapy in Psychiatry, proposto da Giovanni Jervis, già collaboratore di Ernesto De Martino, sodale di Raniero Panzieri (che lo introduce al marxismo) nella fondazione di “Quaderni rossi”, e infine di Basaglia, con il quale condivide qualche anno dell’esperienza goriziana e soprattutto contribuisce alla struttura e ai contenuti de L’istituzione negata, dopo che Basaglia, nonostante l’interessamento di Flippini per Feltrinelli, ha deciso di pubblicarlo con Einaudi.[11] Della casa editrice torinese Jervis è autore e consulente fino al 1970; trasferitosi a Reggio Emilia per dirigere e coordinare l’assistenza psichiatrica territoriale, Jervis dedica alla nuova esperienza, ma non solo, Il buon rieducatore. Scritti sugli usi della psichiatria e della psicoanalisi, edito da Feltrinelli nel 1977.[12]

Pubblicata con il titolo Psichiatria e terapia sociale (“I nuovi testi”, 1976), l’opera divulgativa di Clark è ritenuta di comune accordo non adatta a “Medicina e potere”, quindi viene subito concordata la collocazione nella collana “I nuovi testi”: come scrive Maccacaro, “una proposta di Jervis in questo campo ha già, in quanto tale, il mio consenso. […] Come per altri libri – ma forse è una mia fissazione – penso che gli gioverebbe molto la compagnia di un saggio introduttivo italiano che Jervis potrebbe fare meglio di chiunque”.[13]

È utile ricordare, infine, che anche il fisico Marcello Cini si rivolse a Maccacaro con una proposta editoriale che ricade in una riflessione politica sulla scienza, ovvero, per usare le parole di Maccacaro, “un’analisi marxiana della non neutralità della scienza sia dal punto di vista economico-sociale sia da quello epistemologico”.[14]

Delle proposte di Cini, l’editore accoglierà, nella collana “I Nuovi Testi”, Lo scienziato e il sistema nei paesi sottosviluppati di Oscar Varsavsky (1975) e (Auto)critica della scienza (1976) di Alain Joubert e Jean-Marc Lévy-Leblond, nonché Scienza e popolo in Cina (1976), a cura della fondazione americana Science for the People, che Maccacaro segue direttamente correggendo le prove di traduzione.

Mantenendo uno stretto controllo sui titoli da pubblicare che implica il vaglio di titoli richiesti dall’editore per suo conto, Maccacaro sembra indirizzarsi alla vigilia della morte verso la sociologia della medicina, non solo perché ha seguito insieme a un qualificato comitato scientifico la gestazione della sottocollana “Readings”, affidata a Salvatore Veca, della collana SC/10, e si è impegnato con Alberto Martinelli nella preparazione dell’antologia Sociologia della medicina (ideata nella primavera 1975, uscirà postuma nell’ottobre 1977), ma anche per il coinvolgimento di Guido Martinotti in veste di prefatore al Rapporto sulle droghe di Giancarlo Arnao, edito nel 1976 e ristampato nel 1983.

È significativo che l’ultima lettera di Maccacaro a Brega non solo dia conto dell’ennesima iniziativa del docente lombardo (l’uscita del primo fascicolo della rivista “Epidemiologia e prevenzione”, da lui diretta), ma rimarchi la sua gratitudine per “la continua affettuosa amicizia che mi dimostri e che ricambio di tutto cuore. Mi onoro di collaborare con te e con la Feltrinelli: vorrei solo farlo meglio”.[15]

L’eredità di Maccacaro non è facilmente tracciabile, tanti furono gli ambiti di interesse nei quali si trovò impegnato; nel perimetro feltrinelliano, la collana “Medicina e potere” è stata attiva fino al 1984, ma come si è visto la sua influenza sul catalogo editoriale è stata profondissima.

La Fondazione Giangiacomo Feltrinelli ha ripreso in un seminario organizzato nel 1979 con Antonio Grieco e Renato Rozzi, Lo stress nel lavoro industriale, un ambito di ricerca affine a Maccacaro, e ha recentemente acquisito da Pedro Kanof, che collaborò con l’Istituto di biometria e statistica medica, alcune pubblicazioni sulla gestione informatizzata delle risorse e dei servizi sanitari. Oltre al periodico “Applicazioni bio-mediche del calcolo elettronico”, è presente il rapporto Sistema informativo per l’unità locale socio-sanitaria: un’ipotesi di lavoro, commissionato dall’ISPE (Istituto superiore della programmazione economica), che doveva servire da infrastruttura per la riforma del Servizio sanitario nazionale.

Sarebbe ancora più complesso identificare le ricadute di lungo periodo e l’eredità umana e intellettuale di quel fervore di studi, ricerche, polemiche, mobilitazioni, sperimentazioni e innovazioni che furono proprie di Maccacaro e delle sue iniziative dentro e fuori l’università: nella legge Basaglia e nella riforma del Servizio sanitario nazionale, nei processi Montedison/Enichem, Thyssenkrupp, Eternit ritorna quella tensione morale per la trasparenza, la giustizia e la verità che caratterizzarono la breve vita di Giulio Maccacaro.

[1] Cfr. Giorgio Bert, Medicina e potere, in Medicina e potere. Studio in onore di Massimo Gaglio con un suo scritto inedito su «Metodologia Clinica», a cura di Nino Mancuso e Maurizio Elia, Leonforte (EN), Eunoedizioni, 2011, pp. 10-11.

[2] Archivio Storico Giangiacomo Feltrinelli Editore [AS GGFE], Corrispondenza generale per autori, fasc. Maccacaro, Giulio, Maccacaro a Brega, 31 agosto 1970; 22 settembre 1970; Brega a Maccacaro, 12 maggio 1971.

[3] AS GGFE, Corrispondenza generale per autori, fasc. Maccacaro, Giulio, Brega a Maccacaro, 28 luglio 1971; Maccacaro a Brega, 5 agosto 1971.

[4] AS GGFE, Corrispondenza generale per autori, fasc. Maccacaro, Giulio, Libri per la collana Medicina 80 (a cura di G.A. Maccacaro), 20 ottobre 1971.

[5] Cfr. Lettera al presidente dell’ordine, ora in Giulio A. Maccacaro, Per una medicina da rinnovare. Scritti 1966-1976, Milano, Feltrinelli, 1979, pp. 135-161.

[6] AS GGFE, Corrispondenza generale per autori, fasc. Maccacaro, Giulio, Incontro prof. Maccacaro, Dr. Fagone, Rotondi, 20 novembre 1974.

[7] Cfr. Giulio A. Maccacaro, E in Italia? prefazione a H. Sjöström e R. Nilsson, Il talidomide e il potere dell’industria farmaceutica, Milano, Feltrinelli, 1973, pp. VII-XXVII, anche in Giulio A. Maccacaro, Per una medicina da rinnovare cit., pp. 200-218.

[8] Maccacaro si fa anche mediatore di una proposta dello stesso Carnevale per una nuova traduzione e pubblicazione di alcuni classici della medicina del lavoro: il primo era De morbis artificum diatriba del carpigiano Bernardino Ramazzini (1633-1714), al quale era stato intitolato un Istituto di sanità in Emilia-Romagna. Cfr. AS GGFE, Corrispondenza generale per autori, fasc. Maccacaro, Giulio, comunicazione interna indirizzata a Brega e Fagone, 26 novembre 1975.

[9] Per i testi su Seveso si rimanda a Giulio A. Maccacaro, Per una medicina da rinnovare cit., pp. 327-343.

[10] AS GGFE, Corrispondenza generale per autori, fasc. Maccacaro, Giulio, Maccacaro a Brega, 14 marzo 1972.

[11] Cfr. John Foot, La repubblica dei matti: Franco Basaglia e la psichiatria radicale in Italia, 1961-1978, Milano, Feltrinelli, 2014, p. 224.

[12] Su Giovanni Jervis si veda almeno la voce a lui dedicata da Matteo Fiorani per il Dizionario biografico degli italiani (www.treccani.it).

[13] AS GGFE, Corrispondenza generale per autori, fasc. Maccacaro, Giulio, Maccacaro a Brega, 16 maggio 1974.

[14] AS GGFE, Corrispondenza generale per autori, fasc. Maccacaro, Giulio, Maccacaro a Brega, s.d [ma 1974].

[15] AS GGFE, Corrispondenza generale per autori, fasc. Maccacaro, Giulio, Maccacaro a Brega, 23 dicembre 1976.

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