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Elezioni in Russia. Il plebiscito dell’autocrate


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Cinque giorni dopo la fine delle votazioni presidenziali di quest’anno, uomini armati in tuta mimetica hanno aperto il fuoco in una sala concerto vicino a Mosca, uccidendo più di cento persone e ferendone altrettante, in un attentato rivendicato dall’Isis-K.

Questo fatto tragico ha mostrato quanto la Russia sia estremamente indifesa di fronte alla minaccia terroristica, e in che misura la corruzione, il taglio dei costi pubblici e la negligenza possano pesare su incidenti che avrebbero potuto essere evitati.

Anche nel marzo 2018, sette giorni dopo che Putin aveva vinto il suo quarto mandato presidenziale, ci fu un grande incendio nel centro commerciale “Winter Cherry” nella città siberiana di Kemerovo.

Gli oppositori del regime di Putin sostengono che gli “incidenti” si siano intensificati nel corso degli anni. Eppure, il Cremlino continua a dipingere il presidente russo come un leader forte che ha portato stabilità e sicurezza dopo il caos post-sovietico. Putin ha ancora una volta utilizzato queste ultime elezioni per presentarsi come un leader indispensabile. Ma i regimi autocratici con un culto della personalità hanno i loro punti di forza, e hanno anche i loro punti deboli.

La radice della vulnerabilità del regime di Putin sta proprio nella mancanza di una democrazia radicata nelle istituzioni.

Ciò significa che il sistema attuale non è in grado di garantire il successo dell’attuazione di leggi e ordini. E questo spiega la corruzione e l’inefficienza che si sono impossessate della macchina burocratica e della pubblica sicurezza che il regime sta cercando di compensare con un’isteria repressiva destabilizzante.

Presidenziali russe 2024. Il plebiscito dell’autocrate

La mattina del 15 marzo 2024 si sono aperti i seggi elettorali in Russia per l’elezione del nuovo presidente. La votazione è durata tre giorni. Tre erano i candidati che dovevano sfidare Putin. Nei fatti, nessuno di loro aveva qualche chance di vincere. Si tratta del deputato comunista – Nikolaj Charitonov, del liberaldemocratico – Leonid Sluckij, e del vicepresidente della Duma e membro del partito “Gente Nuova” – Vladislav Davankov. Durante la campagna elettorale, i tre candidati non hanno condannato l’offensiva militare russa in Ucraina e non hanno criticato direttamente Putin.

Ai candidati indipendenti non è stato permesso di partecipare alle elezioni. La Commissione elettorale centrale aveva respinto, per presunti “vizi procedurali” nella raccolta delle firme necessarie per essere ammessi alla candidatura, sia la giornalista Ekaterina Duncova, sia l’ex deputato liberale Boris Nadeždin, nominato dal partito “Iniziativa civica”. Entrambi hanno preso posizione contro l’invasione russa dell’Ucraina e sostenuto la fine della guerra.

Cinque volte presidente

Il vincitore è stato Vladimir Putin, eletto presidente per la quinta volta, grazie alla riscrittura della Costituzione nel 2020, con un vero e proprio plebiscito: 87,28% dei voti (nel 2018 Putin aveva ottenuto il 76,7% delle preferenze), a fronte dei risultati del tutto insignificanti degli altri candidati: 4,3% dei voti al comunista Charitonov, al di sotto del 4% il voto degli altri due candidati.

  

Nei mesi di febbraio e marzo Putin ha viaggiato per il paese, incontrando personale militare, lavoratori, scienziati, agricoltori e giovani. Putin ha soprattutto puntato al voto sicuro. Il quotidiano online “Meduza”, ha sottolineato che l’obiettivo del Cremlino in queste elezioni era quello di arrivare ad un’elevata affluenza alle urne. Obiettivo pienamente raggiunto, dato che l’affluenza al voto è stata del 77,44%, con un incremento di 10 punti rispetto alle presidenziali del 2018.

L’importanza del voto elettronico

Per raggiungere tale affluenza il Cremlino ha utilizzato un metodo tradizionale: assicurarsi che tutti i lavoratori del settore pubblico votassero. L’impiego del sistema di voto elettronico in 29 regioni si è pure mostrato efficace nel soddisfare l’obiettivo del Cremlino: garantire a Putin un plebiscito tale da confermare la sua linea di politica interna e la necessità dell’“operazione militare speciale” in Ucraina come “lotta giusta per la sicurezza e la sovranità” della Russia. A tale scopo, sono state mobilitate tutte le risorse amministrative necessarie per assicurare la massima partecipazione delle persone al voto online.

La procedura informatica del voto ha però sollevato delle perplessità tra gli osservatori indipendenti, che ritengono impossibile monitorare la regolarità di questo voto in un clima elettorale “non conforme agli standard democratici”. Nelle elezioni della Duma del 2021 fu il voto elettronico a ribaltare l’esito nei distretti uninominali di Mosca, consentendo la vittoria dei candidati filogovernativi.

Le regioni (circa un terzo del territorio russo) in cui si è votato elettronicamente sono aree di voto di protesta (nord-ovest del paese), o territori dove è difficile per le autorità garantire l’affluenza alle urne (Siberia ed Estremo Oriente). Nei “sultanati elettorali” (Cecenia, Daghestan, Cabardino-Balcarija o regione di Kemerovo), l’introduzione del voto online non aveva alcun senso, poiché in questi territori la partecipazione al voto è sempre stata molto alta. La distribuzione territoriale del voto mostra che Putin ha ottenuto i maggiori consensi nelle regioni più orientali come la Siberia e nel Caucaso settentrionale (85%-95%), dove il governo ha investito molto denaro per evitare disordini “antirussi” e flussi migratori verso Mosca. I consensi più bassi si sono registrati nella Russia europea (San Pietroburgo e Mosca: 70%-75%).

Per sostenere il massimo dell’affluenza alle urne sono stati impiegati altri metodi, già in uso nelle passate tornate elettorali. Elargizione di bonus, premi (smartphone, automobili, elettrodomestici), codici promozionali per negozi e ristoranti, visite specialistiche gratuite, una volta depositata la scheda nell’urna.

Voto a domicilio in Ucraina

Nei territori occupati dell’Ucraina (Cherson, Zaporižžja, Donec’k e Lugansk), dove nel settembre 2023 si erano tenute le elezioni locali per l’annessione alla Russia, le elezioni presidenziali russe si sono svolte per la prima volta. Nella Crimea annessa alla Federazione Russa nel 2014, invece, si era già votato per il presidente nel 2018. Nonostante la presenza di seggi elettorali nelle regioni sotto il controllo russo, le autorità hanno incoraggiato i residenti, per “motivi di sicurezza”, a votare presso il proprio domicilio. I rappresentati delle commissioni elettorali si sono recati direttamente casa per casa con le urne, accompagnati da uomini armati.

epa11227030 Russian President and presidential candidate Vladimir Putin meets with the media at his campaign headquarters in Moscow, Russia, 18 March 2024. Based on the results of processing more than 70 percent of the protocols, Vladimir Putin is the leader in the presidential elections of the Russian Federation with 87.16 percent of the votes, according to the CEC data. EPA/NATALIA KOLESNIKOVA / POOL

Il voto “a domicilio” si è rilevato un’efficace pratica di coopingla pratica fraudolenta di costringere in maniera coercitiva i partecipanti a una votazione, ad esprimere il proprio voto, anche più volte, per un particolare candidato – come ha testimoniato il governatore della regione di Zaporižžja.

Mezzogiorno contro Putin

Di questa tornata elettorale resta l’incognita del dissenso (che le autorità quantificano intorno al 20% circa), che si è espresso in vari modi: casi di vandalismo alle urne, proteste anti-Putin in patria e all’estero (“mezzogiorno contro Putin”), lanci di bombe molotov o attacchi di droni ai seggi nelle zone occupate dai russi in Ucraina. Dopo anni di silenzio, l’opposizione – paralizzata da un sistema che ha gradualmente soffocato ogni istanza dissidente, e che sembrava destinata ad una “damnatio memoriae” dopo le grandi proteste del 2011-2013 – è tornata a farsi sentire. La morte di Naval’nyj, il principale oppositore di Putin, ha riacceso gli animi.

È un’opposizione che, pur mostrando qualche crepa aperta nel sistema di potere russo, non riesce ancora a scalfire la verticale del potere costruita dal neo-eletto presidente in oltre vent’anni di potere. Non è riuscito il tentativo di EvgenijPrigožin con il suo ammutinamento, né le proteste dei sostenitori del dissidente Naval’nyi, né queste elezioni.

L’opposizione

Il problema dell’opposizione in Russia è che si presenta atomizzata, divisa al suo interno, parte di essa è emigrata. Mancano, inoltre, a questa opposizione infrastrutture e mezzi necessari per canalizzare il dissenso. Manca un movimento o un partito in grado di coagulare a sé le forze del dissenso per costruire un fronte unitario di resistenza, capace di mettere a punto una strategia alternativa al sistema di Putin che possa essere accettata dalla maggioranza della popolazione russa. Obiettivo certo non facile da perseguire in un clima di forti repressioni politiche e di “dittatura della paura”.

Patriottismo e consenso

Putin gode ancora di un alto consenso popolare: oltre l’80% dall’offensiva militare russa in Ucraina – dati del Centro Levada (Istituto russo di sondaggi indipendente, finito nella black list del regime di Putin). Le élite russe non sono disposte a rinunciare ai privilegi che Putin ha loro concesso. La gran parte della popolazione (la c.d. maggioranza silenziosa), pur auspicando la fine della guerra (ma alle condizioni russe), non è pronta a un cambiamento radicale e ad abbandonarsi alle fantasie di una “bella e felice Russia del futuro” (parole di Naval’nyj).

Il presidente russo, nel corso della conferenza stampa di fine anno 2023, ha rassicurato gli elettori sul fronte economico dichiarando che per il 2024 “è prevista una crescita del Pil attorno al 3,5%”. Un’industria militare a pieno regime ha certamente favorito occupazione e crescita. Putin ha anche ammesso che “l’inflazione è aumentata” (7,5%-8%), compensata dall’indicizzazione di salari e pensioni e dall’elargizione di benefit sociali. Inoltre, il suo appello al patriottismo (“andate a votare per la patria”) ha toccato le corde profonde del sentimento russo, che non si è mai liberato del suo passato imperiale. Economia e “amor di patria” hanno funzionato da collante attorno alla figura del presidente, come sostiene Denis Volkov, direttore del Centro Levada. Non ci sono stati trucchi o inganni, se non un’incessante propaganda di regime e la repressione del dissenso.

Per il periodico Novaja Gazeta Europe, circa metà dei voti a Putin sarebbero stati ottenuti con brogli elettorali. Laddove vi è stato il maggior numero di suffragi, il vantaggio di Putin sugli altri sfidanti risulterebbe netto. Ma si tratta di consensi gonfiati, riempiendo schede bianche e falsificando i verbali elettorali.

Eppure, mettendo anche in conto la frode elettorale, da un’indagine condotta nel febbraio 2024 dal Centro Levada, emerge che i russi mantengono per ora salda la loro fiducia a Putin e al suo governo. Alla domanda se il paese stia andando nella giusta direzione o viceversa, il 74% ha risposto nella giusta direzione (72% – giovani tra i 18-24 anni; la percentuale cresce con l’avanzare dell’età sino a raggiungere l’82% tra le persone over 65 anni). Le elezioni non saranno state “né giuste né libere”, segnate da episodi di violenza, ma Putin – come sostiene con rammarico la scrittrice e sceneggiatrice russa, Ljudmila Ulickaja, – “è il presidente che il paese si merita”.

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