Università di Genova

Non è ancora possibile elaborare una disamina dettagliata dei cambiamenti effettivi che introduce il nuovo decreto su immigrazione e sicurezza, ossia il cosiddetto “superamento dei due decreti sicurezza voluti da Salvini”. Da quanto si legge sui media nazionali – notare come la notizia è subito slittata in coda – si eliminano solo le norme più odiose del decreto Salvini relative alle ONG e all’immigrazione, e si introduce poi la “norma Willy”.

Ma come proverò a spiegare qui di seguito la situazione del governo dell’immigrazione resta sostanzialmente immutata, così come la situazione del governo della sicurezza, dato che non c’è alcun “superamento” del decreto Minniti che non viene per nulla scalfito. Nulla trapela neanche riguardo alla concezione dell’articolazione fra prevenzione sociale e azione repressiva da parte delle polizie.

 

Sull’immigrazione e sulla polizia.

1. La questione più grave riguardante l’immigrazione è la continua riproduzione della condizione irregolare come bacino della manodopera per le economie sommerse. La “sanatoria” in corso non ha risolto nulla, non solo perché non ha riguardato tutti i settori di attività ma anche perché prevede condizioni difficilmente accettate dai datori di lavoro che, come si sa, fanno pagare sempre i lavoratori. Occorrerebbe una sanatoria che permetta la regolarizzazione di tutti gli stranieri senza permesso e che si accompagni da un vasto programma di regolarizzazione delle attività in semi-nero (metà in regola e metà in nero) e in nero, tipicamente nell’agricoltura, nell’edilizia, nella logistica, nelle cooperative di servizio. La condizione semi-irregolare o del tutto in nero riguarda anche una grande quantità di italiani. Ricordiamo che il sommerso in Italia pesa oltre il 32% del PIL e col semi-sommerso si arriva a circa otto milioni di lavoratori (italiani e stranieri).

Per quanto riguarda gli stranieri occorrerebbe un permesso di lavoro anche per i rifugiati, seguito dall’effettiva eliminazione delle baraccopoli come quelle di Rosarno e in Puglia. Ammesso che la recente sanatoria regolarizzerà circa 220 mila immigrati irregolari, ne restano fuori almeno altri 400 mila. È dagli anni ‘70 che l’Italia governa l’immigrazione innanzitutto in funzione della parte irregolare del mercato del lavoro (cioè per fornire manodopera in nero) e anche per fornire manodopera regolare ma “inferiorizzabile”, cioè alla mercé di ricatti e trattamenti degradanti attraverso pratiche di razzializzazione. I permessi di soggiorno sono precari anziché duraturi e l’accesso alla naturalizzazione (cioè alla cittadinanza italiana) è difficile se non escluso anche per i nati in Italia. Questa condizione degli immigrati si ripercuote anche su una buona parte dei lavoratori italiani, anch’essi costretti a lavorare in semi-nero o totalmente in nero. Solo attraverso un vasto programma di regolarizzazione delle attività semi-sommerse e sommerse – e solo garantendo continua e stabile protezione ai lavoratori italiani e stranieri – si potrà avere un governo dell’immigrazione che rispetti i diritti elementari di tutti.

Le forze di polizia dovrebbero per prima cosa essere impegnate alla protezione dei lavoratori italiani e immigrati che sono alla mercé del caporalato o del supersfruttamento attraverso cooperative fasulle o direttamente da privati.

2. Occorrerebbe un nuovo vasto programma di sviluppo del lavoro sociale che diventi alternativa all’azione repressiva delle polizie. Come si sta facendo negli Stati Uniti grazie al movimento Black Lives Matter, occorre una nuova concezione della prevenzione sociale rispetto alla repressione e alla penalità. Ci sono troppe polizie, troppi operatori di polizia, troppe risorse destinate all’azione repressiva. Occorre equilibro fra prevenzione sociale e repressione. Se si aumentano gli operatori sociali e si riducono gli operatori delle polizie (in particolare nelle carceri) ci saranno meno violenze poliziesche e più possibilità di trattamento pacifico delle devianze, evitando quindi che scivolino verso la delinquenza. I casi di bullismo e di violenza estrema come quella contro Willy, e anche i casi di femminicidio, emergono laddove non c’è mai stata neanche l’ombra di operatori sociali. Le forze di polizia dovrebbero agire in coordinamento con un’altrettanta quantità di operatori sociali, rispettando ognuno la propria totale autonomia.

Purtroppo, dagli anni ‘90 i governi e i media sono stati pervasi dal discorso sulle insicurezze falsamente attribuite a minoranze e immigrati, cioè ai capri espiatori. Ne consegue che la sicurezza è diventata un’ossessione che richiede sempre più risorse e più penalità per reprimere, a discapito della prevenzione sociale. Sono aumentate così le insicurezze ignorate e le loro vittime lasciate senza alcuna protezione. Si tratta delle vittime di rischi di disastri sanitari e ambientali e delle economie sommerse (che producono anche neo-schiavitù oltre che evasione fiscale e contributiva, corruzione e collusioni con le mafie)[1].

[1] Si veda Resistenze ai disastri sanitari-ambientali ed economici nel Mediterraneo, 2018 e prossimamente con Meltemi, Polizie, sicurezza e insicurezze ignorate.

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