Percorso 1: LA BABELE DEI LAVORI

In collaborazione con l’Università Cattolica
A cura del Professor Mauro Magatti

La “babele dei lavori” è il simbolo della frammentarietà del mondo del lavoro di oggi. La sua analisi ha come oggetto una ricognizione delle molteplici tipologie di lavori e lavoratori, dell’impatto sul lavoro delle nuove tecnologie, della nuova geografia del lavoro. Lo scopo di questo percorso sarà dunque raccontare il lavoro, i lavoratori di oggi, le figure professionali innovative, di rottura, il saper fare, i mestieri dove s’incontrano passato e futuro, dov’è più evidente la connessione tra lavoro e passione, lavoro e felicità umana; dare la misura esatta di come il capitale umano influisce sullo sviluppo della comunità di cui è al contempo il frutto; raccontare le esperienze di chi è stato logorato dall’assenza prolungata di opportunità lavorative; raccontare i percorsi formativi che hanno portato i lavoratori a intraprendere un determinato percorso, i casi in cui la formazione ha agevolato il successo dei lavoratori e i casi in cui l’ha addirittura ostacolato; definire, attraverso questi racconti, un lessico del lavoro, fornendo delle definizioni condivise delle parole che ruotano attorno alla parola lavoro e tracciando la loro evoluzione temporale. 

Percorso 2: LAVORO E SOCIETA’

In collaborazione con l’Università di Milano-Bicocca
A cura del Professor Enzo Mingione

La società, intesa come comunità organizzata d’individui, come insieme di leggi e istituzioni comuni che garantiscono gli interessi generali e la reciproca coesione, è una dimensione fondamentale del prisma lavoro. Parte fondante della società sono infatti i diritti e le rappresentanze che mutano nel tempo, adattandosi ai cambiamenti occorsi nel tessuto produttivo, ai cambiamenti tecnologici, culturali e valoriali. La società reagisce ai cambiamenti del tessuto produttivo, il quale si trasforma al mutare della società. Da questo rapporto biunivoco emergono spesso dualismi, come quello tra nord e sud, tra lavoro altamente qualificato e manodopera a basso costo, tra ecologia e economia, tra élite che ricevono un’alta educazione e fette di popolazione che sprofondano in nuove forme di analfabetismo, dicotomie che appaiono in certi casi insanabili. Comprendere la relazione intrinseca tra società e mondo del lavoro, partendo da un’analisi della sua evoluzione temporale, è un passaggio necessario per immaginare un’efficace organizzazione del lavoro futura, e soprattutto per definire una comunità coesa, che s’imponga come giusta alternativa all’individualismo.

Percorso 3: NUOVI CONFINI TRA IMPRESA E LAVORO
A cura del Professor Alessandro Pansa

In collaborazione con LUISS

Non esiste lavoro senza attività d’impresa, senza assunzione di rischio, creatività e capacità innovativa dell’imprenditore. L’impresa è organizzazione del capitale umano, è l’unione di competenze che prese singolarmente hanno meno valore. L’impresa può essere un aggregatore sociale, un luogo di crescita e d’incontro di storie e mondi, oppure l’estremo opposto, generatrice di isolamenti, disparità sociali e solitudini. Quali sono le forme d’impresa più innovative? Quelle in grado di conciliare efficienza economica e alta produttività con la tutela del lavoratore? Quali sono i modelli organizzativi più efficaci, le best practises a livello mondiale? E’ possibile, oggi, proporre un’efficace tassonomia delle forme d’impresa? Come si è evoluto il modello dominante d’impresa dall’epoca della grande depressione a oggi? Quali insegnamenti possiamo trarre dal passato sul tema della convivenza tra imprenditori e maestranze? E sul ruolo sociale dell’impresa? E come può un’amministrazione locale favorire l’espressione dello spirito imprenditoriale? Qual è oggi il confine tra impresa e lavoro? Quali considerazioni trarre dallo spostamento di questo confine?

 

Percorso 4: REMUNERAZIONE DEL DENARO E REMUNERAZIONE DEL LAVORO

In collaborazione con l’Università Bocconi
A cura del Professor Giuseppe Berta

Il denaro è la dimensione economica del lavoro, il misuratore ultimo delle dinamiche sociali in atto, ma anche uno strumento che non deve escludere altre forme di remunerazione intangibili affini alla dimensione del lavoro sociale. Analizzare l’andamento dei salari su scala globale, metterlo in relazione all’adozione di determinate politiche del lavoro da parte dei singoli paesi e alla regolamentazione/deregolamentazione dei mercati a livello internazionale è un esercizio necessario oggi più che mai. Sullo sfondo internazionale, due economie, un tempo integrate, oggi sempre più divergenti: la finanza e l’economia reale. La finanza ricerca la massima remunerazione del denaro, troppo spesso, a scapito della remunerazione del lavoro.  E’ giusto rivendicare un’adeguata remunerazione del lavoro, senza però dimenticare la sfera sociale, e per così dire “non monetaria” o parzialmente non monetaria del lavoro, gli stimoli di natura immateriale che muovono una parte crescente e fondamentale del lavoro umano.

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