Osservatorio sulla democrazia

L’Osservatorio vuole contribuire alla comprensione dei fenomeni emergenti in ambito politico con uno sguardo di lungo periodo, che sappia evidenziare le radici storiche dei problemi e dei fenomeni della contemporaneità, con uno sguardo ampio, capace di abbracciare diverse aree geopolitiche; con uno spirito multidisciplinare.

 

 

L’Osservatorio si pone l’obiettivo di indagare

  • la crisi e la ridefinizione della rappresentanza
  • l’emersione dei fenomeni populisti, le loro caratteristiche e le loro strategie comunicative
  • i nuovi movimenti sorti sulla base della prospettiva di una nuova, diversa e più diretta partecipazione politica dei cittadini alla cosa pubblica
  • le potenzialità dei new e social media nel ridefinire la sfera pubblica

 

L’Osservatorio intende:

  • promuovere attività di ricerca
  • sviluppare prodotti editoriali a scopo divulgativo
  • offrire attività formative e didattiche
  • facilitare il dialogo e il confronto sia in senso “verticale”, tra il mondo accademico, quello associativo e quello politico; sia in senso “orizzontale”, tra diverse aree geopolitiche attraversate da crisi e forti cambiamenti
  • mettere in moto partecipazione, riflessioni collettive, progettualità che abbiano il fiato lungo per affrontare le molte sfide della contemporaneità

 

Un progetto promosso dall’area di ricerca Innovazione Politica

Con le attività promosse nell’ambito della Linea di Ricerca operaisull’Innovazione politica la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli vuole proporsi come un luogo in cui affrontare a diversi livelli e con interlocutori differenti, i temi caldi della politica e dei mutamenti cui sono soggette le forme della democrazia nella nostra epoca.

Oggi le forme della democrazia rappresentativa, così come le abbiamo conosciute, sono sottoposte a processi di ridefinizione profonda. Il ciclo storico iniziato nell’Ottocento e consolidatosi nel corso del Novecento attorno al perno costituito dai partiti, intesi come principale «corpo intermedio» tra i cittadini e le istituzioni dello Stato, pare essere giunto al capolinea sotto la pressione esercitata dalle trasformazioni intervenute nella società.

Viviamo in una società sempre più frammentata e priva di stabili punti di riferimento, a partire dal mondo del lavoro caratterizzato da una pluralità di forme contrattuali, dall’affermarsi sempre più marcato dal precariato e, spesso, dalla de-materializzazione dei luoghi di lavoro; in una società sempre più atomizzata dal dilagare di forme individualistiche di preferenze e consumo; in una società attraversata da nuovi clevage che la articolano in modo molto diverso da quanto avveniva fino a poco fa.

In questo contesto, l’impatto della crisi economica sulla dimensione politica è stato dirompente, contribuendo ad accelerare il processo di disaffezione dei cittadini nei confronti di partiti e istituzioni, percepiti come inadeguati, quando non disinteressati, a risolvere i problemi che l’uomo comune si trova di fronte quotidianamente. Questa percezione è particolarmente rilevante tra le giovani generazioni: nel 2006 solo il 13% degli under 34 manifestava fiducia nei partiti e nel 2012 tale quota è scesa al 4,5%.

 

Un fenomeno che pone una sfida potente alla democrazia rappresentativa

La distanza tra dentro e fuori le istituzioni favorisce l’affermarsi della percezione che vi sia un divorzio fra i “molti” e i “pochi” che facilita la traduzione delle questioni sociali in forme populistiche di contestazione. Ovunque in Europa si assiste a una crisi di legittimazione del sistema politico, a una crisi dei partiti tradizionali che non si limita al grado di consenso che questi riescono a intercettare durante le elezioni, ma che investe la loro capacità di mettere in moto partecipazione, riflessioni collettive, progettualità che abbiano il fiato lungo per affrontare le molte sfide della contemporaneità.

All’interno dell’Unione europea tali fenomeni sono aggravati dalla cessione di sovranità su questioni strategicamente rilevanti, come per esempio la disciplina monetaria, al livello sovranazionale con il risultato di limitare il margine di manovra delle élites politiche nazionali nelle iniziative in campo economico e sociale e favorirne la delegittimazione. Tra le ragioni delle trasformazioni della democrazia rappresentativa vi è anche, infatti, il declino della sovranità degli stati-nazione e le forme di integrazione sovranazionale, come avviene oggi in Europa.

Ovunque in Europa si assiste alla fuga nell’astensione, a un montare di fenomeni populisti (dal Front national in Francia a Fidesz in Ungheria) o al sorgere di nuovi movimenti che (come Podemos in Spagna) contestando fortemente gli attuali assetti politici rivendicano nuovi spazi di partecipazione per i cittadini all’insegna di una nuova e più diretta forma di democrazia.

L’affermarsi di new e social media può in tal senso offrire nuove opportunità di sperimentazione democratica ma favorisce nello stesso tempo processi di disintermediazione e l’affermarsi di leaderismi inclini ad assumere atteggiamenti populisti.

Per riuscire ad orientarsi e a rispondere alle sfide poste alla democrazia rappresentativa nella nostra epoca occorre ripensare le forme della politica, della democrazia e della partecipazione.


operaiLa linea di ricerca si avvale del contributo di un gruppo di lavoro scientifico che vede al proprio vertice la professoressa Nadia Urbinati, titolare della cattedra di Scienze politiche presso la Columbia University di New York e membro del Comitato Scientifico della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, in quanto responsabile scientifico del progetto.

Il carattere di laboratorio assunto dalla transizione italiana consente di porsi l’obiettivo di mettere in rete personalità, studiosi, ricercatori che in Europa svolgono i loro studi su singoli aspetti delle problematiche che si intendono affrontare. Come avviene tradizionalmente, la Fondazione intende costruire i suoi progetti in sinergia con poli universitari, centri di ricerca e istituti italiani e internazionali e organizzare una serie di iniziative culturali collaterali basandosi sulla valorizzazione del suo caratterizzante patrimonio documentale.

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