Ombre cinesi e statunitensi si estendono sul territorio geografico, economico e mentale dell’Europa. Il sofferto percorso d’adeguamento del Vecchio Continente a un tempo segnato da imperialismi scatenati deve fare i conti con la notevole capacità di proiezione delle due grandi superpotenze – Washington e Pechino –, spesso profonda, oscura, efficace nell’intorpidire i movimenti che conducono a una maggiore autonomia, a una riduzione delle dipendenze e, quindi, alla difesa di una posizione libera nel mondo.
La riflessione sui meccanismi di proiezione di queste ombre di influenza conduce almeno a tre categorie concettuali: l’influenza che usa le dipendenze; quella che si fonda sull’adesione ideologica o un certo grado di convergenza geopolitica; e quella che sfrutta miraggi e necessità di crescita economica. Il trumpismo al potere negli Stati Uniti e il mandarinato della Cina contemporanea usano senza esitazioni questi strumenti a loro disposizione, in modo a volte brutale, altre sottile.
Da Ovest: pressione e appeasement
L’influenza da dipendenze è evidente e spietata. Il trumpismo usa la dipendenza europea nei settori della difesa e della tecnologia come meccanismo di pressione per ottenere benefici a tutto campo. Sebbene la spesa militare europea sia cresciuta, mancano ancora elementi fondamentali affinché l’Europa possa essere considerata una forza militare autonoma, credibile, dissuasoria. Mancano aspetti chiave in termini di mezzi materiali e di vera capacità operativa comune. E in materia tecnologica, dipendenza e ritardi sono evidenti sul fronte dell’intelligenza artificiale – come dolorosamente ricordato dalla proibizione dell’uso dei modelli più avanzati di Anthropic – e in molti altri. Queste debolezze fanno sì che, per timore di una rottura e rappresaglie pericolose, diversi paesi europei abbiano scelto di adottare una linea di appeasement con la Casa Bianca anche in settori, come il commerciale, in cui l’Ue avrebbe avuto a sua disposizione mezzi per rispondere con molta più fermezza all’offensiva dei dazi. Quel timore attecchisce soprattutto nelle zone geografiche più esposte alla minaccia russa.
Da Est: la corda cinese
Anche la Cina dispone di chiarissimi elementi di pressione sul piano delle dipendenze europee. Basta ricordare il devastante effetto delle restrizioni imposte all’esportazione delle terre rare, simbolo del dominio cinese nell’estrazione dei minerali strategici. L’industria moderna, e certamente quella europea, dipende da quei materiali. L’Europa, inoltre, ha bisogno della Cina anche per l’approvvigionamento degli elementi essenziali della transizione verde.
Economia e ideologia: influenze dall’Ungheria alla Spagna
L’influenza per adesione ideologica, d’altra parte, ha svolto un ruolo notevole grazie alla vicinanza al trumpismo di alcuni movimenti politici in Europa, anch’essi definiti – come quello – da uno spirito d’azione nazionalpopulista. Ha attecchito in vari paesi, anche se con diversa intensità. Fortissima nell’Ungheria di Viktor Orbán, notevole nell’Italia di Meloni, meno accentuata nel caso della formazione di Le Pen in Francia. Tuttavia, questa via è andata scemando a causa degli eccessi dell’amministrazione statunitense, a tratti apertamente ostile all’Europa, il che ha suscitato profonda indignazione nelle società europee e costretto i nazionalisti europei a prendere le distanze per fare onore alla loro stessa ragione d’essere e non subire un’emorragia di consensi per eccessiva vicinanza a un individuo sostanzialmente disprezzato in Europa.
La sconfitta di Orbán in Ungheria, d’altra parte, ha sottratto al trumpismo un vero e proprio cavallo di Troia che risultava molto utile a Washington, soprattutto dopo l’uscita del Regno Unito dall’Ue. L’Ungheria di Orbán era a sua volta anche un ottimo interlocutore della Cina, che ha reso il paese centroeuropeo il maggiore destinatario di investimenti cinesi in Europa per anni. Una scelta che ha certamente ragioni di carattere economico, ma senza dubbio si appoggiava anche su riflessioni politiche, la volontà di sostenere un alleato sociopolitico affine, che consentiva di portare avanti l’obiettivo cinese non dichiarato ma indubbio di frenare l’integrazione del progetto europeo. Maggiore integrazione significa maggiore forza, competitività, capacità di resistere e rispondere. D’altra parte, se in Europa ovviamente nessuno manifesta un’aperta adesione ideologica al regime autoritario cinese, non mancano coloro che mostrano una certa sintonia. È il caso del governo spagnolo, che lavora con decisione per configurarsi come partner europeo privilegiato, ponte tra i due mondi, anche sulla base di una visione geopolitica non disposta a concedere agli Stati Uniti una posizione di supremazia.
Naturalmente l’interesse della Spagna è anche fondato su calcoli meramente economici, sul desiderio di ottenere investimenti cinesi che diano slancio all’attività industriale. E questo strumento è quello più efficace per la Cina di Xi. Sono diversi i paesi attratti dall’enorme potenziale del capitale cinese, ben oltre l’Ungheria e la Spagna. Fuori dal perimetro dell’Ue, per esempio in Serbia, il fenomeno è evidente, ed è un segnale della competizione aperta nelle zone dell’Europa non ancorate al progetto di integrazione europea. Sia nei Balcani che nel Caucaso la lotta per l’influenza è aperta.
I “No” di Xi e Trump all’Europa forte
Gli Stati Uniti e la Cina competono tra loro per ottenere una posizione egemonica nel mondo del XXI secolo. Curiosamente, tuttavia, sembrano condividere uno stesso obiettivo strategico per quanto riguarda l’Europa: impedire il progresso del processo di integrazione europea. Gli Stati Uniti hanno manifestato in modo esplicito – nella Strategia di sicurezza pubblicata nel 2025 – la loro ostilità verso l’Ue e la disposizione a “coltivare la resistenza” contro il suo sviluppo. La Cina è molto più prudente e non manifesta questo obiettivo in modo esplicito, ma è diffusa tra i dirigenti europei un’idea: Pechino è molto interessata a mantenere vive difficoltà e frizioni interne all’Ue per complicarne il cammino, renderla meno competitiva. Anche l’appoggio a Putin e alla sua guerra contro l’Ucraina risponde in parte, secondo alcuni, all’obiettivo di mantenere gli europei occupati e sfiancati.
Le ombre cinesi e statunitensi si proiettano molto oscure sul corpo dell’Europa.
