Questa inchiesta è parte del progetto Spheres of Influence Uncovered. Originariamente pubblicata su Balkan Insight, è stata tradotta in italiano all’interno del volume Border stories/Storie di confine (Fondazione Feltrinelli, 2026).
Nel dare il benvenuto a Xi Jinping a Belgrado nel maggio 2024, il presidente Aleksandar Vučić non ha usato mezzi termini. “In nessun altro paese troverà il rispetto e l’affetto che riceverà qui nella nostra Serbia”, ha affermato Vučić riferendosi al leader cinese. Qualche anno prima, nel pieno della pandemia di Covid-19, erano apparsi in tutta la capitale cartelloni in cui campeggiavano la bandiera cinese e la scritta “Grazie fratello Xi” per ringraziare Pechino delle forniture mediche inviate.
Anche la Georgia ha espresso più volte apprezzamento per la Cina di Xi. Nel novembre 2025, il primo ministro Irakli Kobakhidze si è recato a Shanghai e ha dichiarato: “La Georgia rimane fedele alla sua partnership con la Cina”.
I due paesi hanno in comune tanto il forte interesse per gli investimenti cinesi quanto il loro status di candidati all’ingresso nell’Unione europea. Eppure, né Vučić né Kobakhidze hanno mai riservato lo stesso calore a Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, o a Marta Kos, commissaria europea per l’allargamento. Un atteggiamento che può sorprendere, considerando che i dati mostrano che per Serbia e Georgia l’Unione europea è un partner economico di gran lunga più rilevante della Cina.
In Serbia, tra il 2013 e il 2023, gli Stati membri dell’Unione europea hanno investito oltre 18 miliardi di euro, più del triplo rispetto ai 5,5 miliardi provenienti dalla Cina. Nello stesso arco di tempo, gli investimenti diretti dell’Ue in Georgia hanno superato i 4,4 miliardi di euro, mentre quelli di Cina e Russia combinati si sono fermati a un totale di 1,1 miliardi. Secondo diversi analisti, la riluttanza dei leader serbi e georgiani a tessere le lodi dell’Unione europea riflette la distanza ormai significativa dei due paesi dal percorso di adesione, il malumore per gli standard democratici fissati da Bruxelles come condizione per l’integrazione e, più in generale, la percezione pubblica dell’Unione. Ma ha anche a che vedere con la diversa natura dei rapporti economici. Tuttavia, gli analisti sostengono che pensare che la Cina possa sostituire l’Unione europea in termini di commercio e investimenti sarebbe poco lungimirante: è proprio il loro possibile ruolo di ponte tra Est e Ovest a rendere Serbia e Georgia interessanti per Pechino. “Se ci isoliamo dall’Occidente, non risulteremo interessanti nemmeno per la Cina”, spiega Giorgi Kartvelishvili, ricercatore presso l’Università statale di Tbilisi.
La Cina punta sulle infrastrutture
Sebbene la Georgia abbia firmato un accordo di libero scambio con la Cina nel 2017 e, dal punto di vista economico, sia da tempo dipendente dalla Russia, l’Ue rimane il suo principale partner commerciale, con un volume di affari superiore alla somma di quelli con Russia e Cina. Al di là delle dichiarazioni sull’aumento dell’influenza economica di Cina e Russia e della partnership strategica tra Tbilisi e Pechino siglata nel 2023, i dati indicano che l’Unione europea resta il principale investitore nel paese del Caucaso meridionale. Tra il 2013 e il 2023, la Georgia ha importato beni dall’Unione europea per oltre 23,8 miliardi di euro e ne ha esportati per circa 7 miliardi. Perché allora questo trattamento di favore riservato alla Cina?
Secondo Aleksandar Matković, ricercatore all’Università di Barcellona specializzato nella storia economica dell’Europa e dei Balcani, la Cina viene rappresentata in modo più favorevole dai media perché “negli ultimi cinque anni si è concentrata sulle principali infrastrutture industriali, a differenza dell’Europa”.
Gli investimenti europei sono più articolati – si dividono tra privatizzazioni, donazioni e altre forme di sostegno finanziario – mentre quelli cinesi “riflettono un’economia pianificata, che ha puntato soprattutto su settori industriali, come l’industria estrattiva, l’energia e i trasporti, che hanno senza dubbio garantito un altro tipo di visibilità alla Cina”, spiega Matković a BIRN. Questi investimenti rientrano nella Belt and Road Initiative, la strategia con cui la Cina finanzia infrastrutture su scala globale, dall’Asia fino all’Europa. Spesso si tratta di strade o ponti costruiti da aziende cinesi, con manodopera cinese e finanziati da prestiti di banche cinesi. Sono progetti che fanno notizia, ma, nella sostanza, se si guarda al commercio vero e proprio, il valore di importazioni ed esportazioni tra Serbia e Georgia e l’Ue supera di gran lunga quello dei loro scambi commerciali con la Cina.
Nel 2023, il valore delle importazioni della Serbia è stato di 24 milioni di euro dall’Unione europea, 5 milioni dalla Cina e meno di 2 milioni dalla Russia. Le esportazioni sono state invece di quasi 21 milioni di euro verso l’Unione europea e di circa 1,3 milioni complessivi verso Cina e Russia. Stefan Vladisavljev, direttore dei programmi della Ong Foundation BFPE for a Responsible Society con sede a Belgrado, riferisce che la Cina viene percepita in entrambi i paesi come un benefattore, a prescindere dai numeri. “In Serbia e in Georgia l’opinione pubblica non distingue tra investimenti, progetti infrastrutturali finanziati da prestiti e scambi commerciali, che invece andrebbero considerati come il terzo pilastro della cooperazione economica”, spiega Vladisavljev a BIRN. Secondo Vladisavljev, la questione è piuttosto di come gli attori in gioco vengono “presentati [al pubblico] dalle élite politiche”.
Transito del gas
L’Unione europea ha eliminato l’obbligo di visto per i cittadini georgiani nel 2017 e ha concesso al paese lo status di candidato nel 2023, con l’intento di rafforzare la propria posizione a un anno dall’invasione russa dell’Ucraina. La Georgia, in quanto paese di transito del gas, ha una forte rilevanza strategica.
“La Georgia è una zona di transito strategica per il gas proveniente dall’Azerbaigian e dal Kazakistan”, spiega Otar Abesadze, professore associato di economia all’Università statale di Tbilisi. “Ecco perché l’Ue investe così tanto denaro nel paese. In cambio, noi otteniamo benefici economici, sovvenzioni per lo sviluppo del sistema sociale e, soprattutto, per la difesa”. Kobakhidze e il suo partito Sogno Georgiano hanno però frenato bruscamente il processo di adesione all’Ue, irritati dalle critiche di Bruxelles sul regresso democratico. Nel novembre 2024, Kobakhidze ha annunciato la sospensione dei negoziati di adesione all’Ue dopo che il Parlamento europeo aveva contestato i risultati delle elezioni parlamentari georgiane, giudicate irregolari. La decisione ha innescato un’ondata di proteste che continua tuttora, alle quali le autorità hanno risposto con la forza e con misure sempre più repressive nei confronti di attivisti, media indipendenti e figure di spicco dell’opposizione.
La Cina, al contrario, non pone condizioni alla Georgia in termini di democrazia, libertà di stampa o diritti umani. “L’attuale governo georgiano sta cercando il sostegno della Cina, soprattutto per attenuare l’impatto economico del deterioramento dei rapporti con l’Occidente”, ha dichiarato Ioseb Dzamukashvili Sekhniashvili, analista della Georgian Foundation for Strategic and International Studies, al sito web di analisi incentrato sulla Cina CHOICE. Sogno Georgiano spera che “Pechino possa rappresentare un contrappeso affidabile alle ripercussioni economiche del suo allontanamento dall’Occidente”, ha continuato.
Transparency International Georgia ha fatto una considerazione simile in un report di maggio 2025: “La Cina offre sostegno politico a Sogno Georgiano, presentandolo come un partito che promuove politiche di ‘pace, stabilità e sviluppo’, mentre i funzionari georgiani descrivono sempre più spesso la Cina come un partner forte e un’alternativa all’Occidente”. Kartvelishvili ritiene comunque probabile una ripresa dei negoziati con l’Unione europea, osservando che Bruxelles ha sempre trovato modi per cooperare anche con paesi meno democratici. “L’Azerbaigian ha problemi più gravi della Georgia in materia di libertà di parola e di espressione, ma l’Ue continua comunque a comprare il suo petrolio”, ha affermato.
L’immagine dell’Ue ne esce indebolita
Come Kobakhidze, anche Vučić deve fare i conti con proteste interne, scatenate dal crollo, nel novembre 2024, di una tettoia nella stazione ferroviaria appena ristrutturata in una città della Serbia settentrionale, che ha causato 16 morti. I lavori di ristrutturazione rientravano in un progetto cinese di potenziamento del collegamento ferroviario tra Belgrado e la capitale ungherese, Budapest. A differenza di quanto accade in Georgia, però, in Serbia i manifestanti non sventolano bandiere dell’Unione europea.
Secondo Vladisavljev, il processo di adesione non ha portato a un rafforzamento della democrazia nel paese. Inoltre, l’intensità dei rapporti economici tra la Serbia e Bruxelles “non ha contribuito in modo significativo a creare una percezione positiva dell’Unione europea”. Dopo tanti anni, la fiducia dell’opinione pubblica serba nel processo di adesione è in gran parte svanita, lasciando terreno fertile a narrazioni sulla generosità della Cina e all’idea che Pechino “non ti chieda nulla in cambio”, come ha dichiarato Vladisavljev a BIRN.
