La nuova leadership europea passa dalla conoscenza 

 


Articolo tratto dal N. 92 di Via dagli Stati Uniti Immagine copertina della newsletter

Questa confusa ed incerta fase dell’economia e della politica mondiale è segnata in modo inequivocabile dalla crisi interna degli Stati Uniti, una crisi di identità gridata oggi ai quattro venti da Trump, ma risalente già a Ronald Reagan con il suo Let’s America Great Again del 1980

Gli Usa, che si presentavano come alfieri della libertà contro la dittatura oscurantista dell’Unione Sovietica, una volta imploso il nemico, sono discesi anche loro in un lungo tunnel depressivo, il cui dato più drammatico è l’impressionante crescita della diseguaglianza interna. Oggi, negli Stati Uniti, il 50% della popolazione dispone di meno dell’1% della ricchezza nazionale ed l’1% dei più ricchi possiede direttamente il 35% di tutte le ricchezze del paese.

Nella storia di tutti noi gli Stati Uniti rappresentavano l’America, la terra favolosa in cui tutti coloro che cercavano la loro opportunità di vita potevano trovare la propria strada verso il successo. Gli Stati Uniti crescevano così, perché attiravano da tutto il mondo – dapprima nel mitico West, e poi sempre più nelle loro altrettanto mitiche università – i giovani più determinati e dotati.

Questa realtà sembra oggi compromessa e le urla trumpiane danno corpo ad un paese diviso, in cui le stesse grandi università, fattore fondamentale per affermare la leadership globale, sono oggi colpite e rinchiuse forzatamente nei loro recinti.

Dall’altra parte del globo, anche la Cina è in una fase critica, scoprendosi, a meno di cinquant’anni dalla prima legge sul figlio unico, molto invecchiata. La Cina di oggi è un Paese profondamente divaricato fra le grandi città dell’arco costiero, in continua crescita, e le regioni interne, ancora bloccate, con un indice di diseguaglianza dei redditi già raddoppiato dal 2008 ad oggi, che continua a crescere, minando nel profondo la stessa identità della Repubblica socialista.

Un’opportunità per una leadership di pace

In questa situazione mondiale, l’Europa ha la grande opportunità di presentare i propri valori fondanti come riferimenti necessari ad una nuova fase di sviluppo e di pace.

La storia degli ultimi settant’ anni ha dimostrato che l’Europa cresce quando si unisce, come accadde negli anni tra il Mercato Comune e la Comunità Europea ma soprattutto nel passaggio dalla Comunità all’Unione europea, affermatasi con l’unificazione monetaria. Per contro, l’Europa stagna quando i Paesi membri – come dopo il 2008 – si rinchiudono nei loro sovranismi fuori tempo, coltivando non più le speranze ma le paure, dimostrandosi ognuno troppo piccolo per avere un peso in questo gioco globale.

Il paradosso è che oggi i leader sovranisti, che governano i paesi europei, per sopravvivere debbono lavorare insieme per affermare un’Europa in grado di contare a livello mondiale. Tuttavia, per non fermarsi alle intenzioni più o meno dichiarate, è necessario superare rapidamente la fase intergovernativa, dove le risorse europee vengono ripartite tra paesi e non usate unitariamente per una nuova crescita comune. La ricerca di un nuovo sviluppo dentro il perimetro di una democrazia matura richiede di muoversi veramente uniti in questa partita globale, oggi più che mai bisognosa di una nuova leadership di pace. In questa prospettiva tre linee di intervento emergono come prioritarie.

Tre bastioni per l’autonomia della ricerca europea

Primo. È necessario completare l’unione monetaria con un’effettiva unione fiscale che uniformi le condizioni di creazione e crescita d’impresa, e che permetta di attivare un mercato finanziario europeo, pienamente integrato, in grado di finanziare lo sviluppo delle nuove imprese ad alta conoscenza e creatività.

Secondo. La nuova politica della ricerca deve muovere verso la piena integrazione fra i grandi centri di supercalcolo, già presenti in Europa, sia pubblici che privati – e ricordiamo a noi stessi che i due maggiori sono a Bologna e a Pavia – divenendo questa nuova piattaforma di ricerca e di operatività, la base di una nuova industria europea legata all’intelligenza artificiale, in grado di rispondere ai bisogni di questo nostro mondo sempre più interdipendente ed affollato. 

Terzo. In questa prospettiva l’Unione europea deve lavorare all’unificazione dei sistemi educativi, essendo le persone l’unica ricchezza per l’Europa e la democrazia.

La piena integrazione dei sistemi educativi dei paesi membri, dalla scuola primaria fino all’università, in una politica che vorrei chiamare l’Euro dell’educazione, diviene la base necessaria per una nuova politica industriale europea, volta ad attrarre talenti da tutti i paesi del mondo per la loro formazione e la loro crescita personale, da restituire poi come leader per lo sviluppo dei loro e dei nostri paesi. 

Far crescere nuove creatività rivolte ad affrontare le problematiche del mondo attuale, stretto fra divaricazione demografica fra Nord e Sud e riscaldamento globale, uscire dalla stagnazione di questi anni, ritrovando un ruolo a livello globale per andare tutti oltre questa stagione intrisa di pericoli. 

Per non rimanere schiacciata fra Trump e la Cina, l’Europa deve ritrovare sé stessa ed investire sulle proprie persone, sulle loro conoscenze, sulle loro speranze, e su queste ritrovare un cammino unitario per riaffermare i nostri valori di pace e democrazia.

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