Ricercatrice Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

 

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Il 25 settembre 2015 le Nazioni Unite hanno lanciato gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile.

In cima all’agenda che gli Stati membri sono chiamati a realizzare entro il 2030 ci sono lo sradicamento della povertà assoluta e il porre fine alla fame nel mondo. Obiettivi, questi, che hanno segnato avanzamenti importanti già nei primi anni 2000 e che evidenziano la volontà forte e decisa da parte della comunità internazionale di vincere sfide percepite essere la leva per realizzare – e non solo aspirare – un nuovo modello di sviluppo che consenta di far fronte a problematiche globali con azioni locali diffuse.

Il quadro planetario in tema di nutrizione e sicurezza alimentare rivela una disuguaglianza drammatica. Se, da una parte, circa 800 milioni di persone soffrono di malattie dovute a malnutrizione legata all’accesso a risorse alimentari insufficienti per quantità e/o qualità, dall’altra due miliardi sono affetti da disturbi dovuti a obesità e sovrappeso. Questa problematica, nota come “paradosso alimentare” che è una questione sanitaria di portata globale, è riconducibile a sistemi di produzione e consumo fortemente sbilanciati: molti possiedono un troppo di bassa qualità, tanti hanno semplicemente troppo poco.

Tavoli di lavoro. Food For All 2017

La crisi del 2008 e le politiche degli anni seguenti sono stati, per alcuni, motivo di disillusione nei confronti della possibilità di un futuro migliore. Per altri, invece, hanno costituito una scossa che ha dato il via alla ricerca di nuove pratiche alternative ad un sistema economico e produttivo che genera paradossi drammatici come quello alimentare.

In Italia e in molti altri paesi agli attori classici che operano tradizionalmente nel settore alimentare si stanno affiancando soggetti nuovi, che popolano dal basso l’ecosistema agroalimentare con azioni che si distinguono dal punto di vista imprenditoriale e della diversità dei prodotti offerti al consumatore alle cui emergenti sensibilità sembrano saper venire incontro con maggior efficacia. Se in passato la produzione di alimenti era detenuta nelle mani di operatori prevalentemente orientati al profitto, oggi si osserva, da parte dei nuovi arrivati, una propensione a mettere in piedi sistemi di produzione e scambio fortemente ancorati a un territorio che sentono proprio con l’obiettivo primario di generare valore a beneficio delle comunità che lo abitano.

Proprio questa adesione valoriale alla generazione di ricadute positive di carattere sistemico che tocchino individui, comunità e ambiente, vede collaborare i soggetti che nei modelli di produzione alimentare convenzionali sarebbero alle estremità della filiera, riscoprendo una dimensione di convivialità che non si esprime più, quindi, solo a tavola ma, anche, nelle relazioni di tipo solidale che questi modelli di innovazione sociale – oltre che di mercato – abilitano. Assistiamo quindi a un panorama vario in cui l’innovazione sociale ha un andamento multidirezionale che coinvolge allo stesso modo produttori e consumatori e che, per la dimensione locale in cui prende corpo, permette una redistribuzione di valore tra membri della comunità e sul territorio che abitano che, per la natura dei progetti, è economico, ma anche sociale, culturale e civico.

Una redistribuzione che si osserva anche a livello di responsabilità nella generazione del valore che, appunto, viene redistribuito. Questo valore, oggi più che mai, abbraccia e risponde a esigenze diverse che, a fianco alla qualità del prodotto, al suo gusto, alla sua freschezza, cercano equità, condivisione, sostenibilità attraverso relazioni di fiducia tra gli attori interessati all’interno della filiera.

Laboratori didattici per bambini e famiglie. Food For All 2017

 

Nonostante la positività degli esempi citati che sono solo alcune realtà tra quelle che stanno prendendo piede nel panorama italiano e internazionale, ancora debole è la sistematizzazione delle esperienze virtuose, il metterle a fattore comune con lo scopo di elevarle a pratica. Un fattore importante, in questo senso, è la debolezza da parte dell’attore istituzionale, sia nazionale sia sovranazionale, che possa creare una cornice in tale senso, dove le spinte che nascono dalle sensibilità individuali di pochi possano diventare un insieme organico di azioni congiunte realizzate da molti verso quella che è stata definita giustizia alimentare.

Il problema che ci si pone è legato, di nuovo, al tema della corresponsabilità: trovare soluzioni utili è una sfida che non può essere lasciata nelle mani di alcuni soggetti virtuosi pur valenti, innovativi e visionari che siano. Le loro conquiste vanno studiate, divulgate e diffuse al fine di creare un impatto significativo sulla società contemporanea e ancora più su quella futura, dove i meccanismi di produzione e consumo del cibo diventano una chiave di accesso alla realizzazione di un paradigma di sostenibilità che abbracci diversi comparti produttivi.

In questo quadro e proprio allo scopo di contribuire a creare quel consenso e quella conoscenza reciproca indispensabile a fare rete per promuovere un’innovazione tecnologica che sia democratica, preservare e alimentare il ricchissimo portato valoriale del cibo,  educare alla salute alimentare per il benessere collettivo, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli porta avanti il percorso iniziato nel 2015 con l’elaborazione della Carta di Milano, il manifesto partecipato che ha fatto dell’affermazione del diritto al cibo l’eredità più grande di EXPO Milano 2015.

La seconda edizione di Food for All!, dal 7 al 12 maggio, raccoglie quella eredità e la rilancia per riprendere a parlare, vedere, conoscere e immaginare un scambio continuo sul cibo, nutrimento primigenio per il corpo e per l’anima, attraverso l’analisi della sua diversità: delle risorse, dei riti, dei saperi, dei protagonisti. Del nostro palinsesto.

 

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