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Fragilità sociali emergenti


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Negli ultimi anni il fenomeno delle povertà a Milano ha subito una trasformazione profonda, assumendo caratteristiche sempre meno riconducibili a situazioni emergenziali e sempre più a condizioni strutturali e croniche. Le evidenze che emergono dai dati dell’Osservatorio delle Povertà e delle Risorse di Caritas Ambrosiana raccolti attraverso un campione di 187 Centri d’Ascolto distribuiti sull’intero territorio diocesano, e confluiti nel Rapporto sulle Povertà dello scorso anno, restituiscono con chiarezza questa evoluzione.

Nel 2024 sono state incontrate quasi 19.000 persone, oltre 8.000 delle quali nella sola città di Milano; di queste, circa due terzi risultano già note ai centri e ai servizi per prese in carico negli anni precedenti. La persistenza del bisogno nel tempo rappresenta oggi uno degli elementi più significativi del quadro milanese e sollecita l’adozione di politiche sociali continuative, capaci di incidere sulle cause strutturali della vulnerabilità.

All’interno della popolazione incontrata, emergono con particolare evidenza le donne, che costituiscono oltre il 58% del campione. La loro esposizione al rischio di povertà appare strettamente connessa alla fragilità delle condizioni occupazionali: l’elevata concentrazione nei settori del lavoro domestico e di cura, così come in forme di impiego part-time e discontinuo, spesso caratterizzate da basse retribuzioni, incide negativamente sulla stabilità economica. A ciò si aggiunge il carico della conciliazione tra lavoro e responsabilità familiari, che continua a gravare in modo sproporzionato sulle donne, con effetti rilevanti sulle traiettorie di autonomia e sulla sicurezza reddituale.

Parallelamente, si osservano mutamenti significativi nella composizione anagrafica delle persone in condizione di difficoltà. Pur restando prevalente la componente in età lavorativa, cresce in modo consistente la presenza degli anziani e, più gradualmente ma con continuità, quella dei giovani sotto i 35 anni. In quest’ultimo gruppo prevalgono persone con background migratorio, a testimonianza di una vulnerabilità che si intreccia con percorsi migratori complessi, spesso segnati da precarietà giuridica, abitativa e lavorativa.

Un ulteriore ambito critico riguarda le famiglie con figli minori. Quasi un quarto delle persone incontrate vive in nuclei familiari con bambini e adolescenti, frequentemente in condizioni di deprivazione materiale ed educativa. Tale situazione espone al rischio di una riproduzione intergenerazionale della povertà, limitando la mobilità sociale e compromettendo l’accesso alle opportunità educative e relazionali delle nuove generazioni.

In questo contesto, il lavoro perde progressivamente la sua funzione tradizionale di fattore protettivo rispetto alla povertà. Accanto alla disoccupazione si registra infatti una crescita dei cosiddetti working poor: persone occupate che, nonostante un impiego, non raggiungono un reddito sufficiente a garantire condizioni di vita dignitose.

All’interno della cornice delineata, si segnalano inoltre alcuni ambiti di fragilità particolarmente rilevanti: la povertà educativa, che si conferma strettamente intrecciata alla vulnerabilità economica e sociale; la questione abitativa, che mette in evidenza le criticità di un mercato dell’affitto sempre più inaccessibile per le fasce più fragili della popolazione; la diffusione del gioco d’azzardo, che si configura come un fattore preoccupante di impoverimento, ancora spesso sottovalutato, con impatti significativi sul piano economico, relazionale e sanitario.

Di fronte a questo scenario complessivo, risulta evidente l’insufficienza di un approccio meramente assistenziale. Si impone piuttosto un cambiamento di prospettiva: la necessità di costruire narrazioni capaci di rendere conto della complessità delle povertà e delle fragilità, evitando semplificazioni pericolose e polarizzanti; di orientare le politiche alla piena ed effettiva garanzia dei diritti; di investire con maggiore determinazione nel rafforzamento dei legami sociali e delle comunità.

La povertà, infatti, non si esaurisce nella carenza di risorse economiche, ma è strettamente connessa alle difficoltà di accesso alle opportunità e ai diritti, alla fragilità delle relazioni e all’isolamento sociale.

Per costruire una Milano più giusta e inclusiva è dunque indispensabile promuovere alleanze solide tra istituzioni, terzo settore e società civile, sostenendo un modello di welfare capace non solo di erogare prestazioni, ma di generare relazioni e capitale sociale. Solo attraverso un impegno condiviso sarà possibile rispondere in modo efficace alle vecchie e nuove forme di vulnerabilità, non limitandosi a intervenire sugli effetti, ma agendo sulle cause strutturali che producono o perpetuano ingiustizie e diseguaglianze.

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