Università Ca’ Foscari Venezia e Fondazione Eni Enrico Mattei

Tra le sfide globali del nostro tempo, l’obiettivo di garantire a tutti un’energia pulita e sostenibile occupa senza dubbio un posto di primo piano. Eliminare la povertà energetica favorisce infatti la crescita economica mondiale, abbassa l’inquinamento a livello locale e globale, consente di ridurre malattie e conflitti, con un inevitabile beneficio per tutti i paesi del mondo.

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Oggi, la povertà energetica è un problema che riguarda un miliardo e 300 milioni di persone. Un individuo su cinque nel mondo non dispone di energia elettrica per soddisfare bisogni primari come cucinare, illuminare e riscaldare la propria abitazione. La povertà energetica ostacola lo sviluppo economico, rende difficile l’istruzione e limita i mezzi a disposizione per migliorare le proprie condizioni di vita. La povertà energetica è la base della povertà: oltre il 95 percento delle persone che non hanno accesso a reti elettriche moderne vive in Africa sub-sahariana e nelle regioni rurali dell’Asia, un dato che mette in luce come la distribuzione globale della povertà energetica rispecchi quasi specularmente la geografia della povertà complessiva. In assenza di moderne reti elettriche, l’uso massivo di fonti energetiche quali legna e carbone produce inquinanti nocivi per la salute di bambini e adulti (soprattutto quando si concentrano tra le mura domestiche), accresce il problema della deforestazione e rilascia in atmosfera sostanze che contribuiscono al riscaldamento globale. L’inquinamento prodotto da fonti di energia primitive ha effetti drammatici sulla durata di vita delle popolazioni dei paesi più poveri e quindi sull’efficacia dei programmi di istruzione, fondamentali per poter garantire lo sviluppo in quelle regioni. La povertà energetica è quindi allo stesso tempo un problema economico, sociale e ambientale.

Per dare accesso all’energia a quel miliardo e più di persone che oggi non ne può fare uso, o che usa fonti di energia dannose e insostenibili, è necessario puntare su fonti energetiche pulite (una combinazione di gas e rinnovabili), che possano soddisfare la duplice esigenza di ridurre la povertà energetica limitandone l’impatto sull’ambiente. Recenti studi dimostrano che garantire a tutti gli individui l’accesso all’energia necessaria a soddisfare i propri bisogni primari e produttivi, pur senza modificare il mix energetico di oggi, produrrebbe solo un limitato aumento delle emissioni di gas serra nei prossimi vent’anni.

Da alcuni anni gli sforzi per affrontare questa sfida si sono moltiplicati. Nel 2011 l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha lanciato l’iniziativa Sustainable Energy for All (SE4ALL), con l’obiettivo di raggiungere l’accesso universale all’energia entro il 2030 attraverso l’incremento globale dell’efficienza energetica e della produzione da fonti rinnovabili. La riduzione della povertà energetica è inoltre diventato uno dei Sustainable Development Goals che sono stati approvati dalle Nazioni Unite a settembre.

Ma questi sono solo dei primi passi. Per ridurre la povertà energetica servono importanti investimenti in infrastrutture energetiche e adeguati incentivi per renderli convenienti anche nei paesi in via di sviluppo.
Un’occasione che non può essere mancata e per la quale tutti, governi, imprese e cittadini, devono fare la loro parte. Molto ci si aspetta dai governi e dal mondo delle imprese e della finanza. Sicuramente servono visione e grandi progetti. Ma anche a livello individuale, ingegno e innovazione sono gli elementi che possono fare la differenza. Di idee innovative per garantire a tutti accesso all’energia ne stanno emergendo molte, nel mondo della ricerca e in quello delle start-up di giovani imprenditori. Serve però delineare un percorso chiaro per portare queste idee sul mercato, sostenendole con adeguate risorse finanziarie, ricavate dall’eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili. Solo così è possibile risolvere il problema della povertà energetica e portare sviluppo economico sostenibile in tutti i paesi del mondo.

Carlo Carraro
Università Ca’ Foscari Venezia e Fondazione Eni Enrico Mattei

03/12/2015

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