Trump a Pechino scopre la nuova forza globale della Cina


Articolo tratto dal N. 87 di Bye Bye Occidente Immagine copertina della newsletter

L’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping ha reso ancora più evidente, anche a un pubblico non specialistico, il ruolo geopolitico assunto dalla Cina e la sua nuova postura internazionale. Per comprendere quanto avvenuto a Pechino, è necessario collocare l’azione cinese entro un quadro più ampio, segnato dal rafforzamento dei forum e delle piattaforme internazionali in cui Pechino ha progressivamente accresciuto la propria influenzaBRICSGlobal South e Belt and Road Initiative sono diventati, negli ultimi anni, pilastri della diplomazia politica, economica, infrastrutturale e scientifica cinese.

Le alternative

I Paesi BRICS hanno costruito istituzioni parallele, tra cui la New Development Bank e il Contingent Reserve Arrangement, con l’obiettivo di favorire prestiti in valuta locale e ridurre la dipendenza dai circuiti finanziari dominati dall’Occidente, incluso lo SWIFT. L’allargamento dei BRICS, con l’ingresso di importanti produttori energetici e snodi logistici strategici come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto, ha inoltre ampliato la base geopolitica del gruppo, riducendo il peso relativo di ciascun singolo membro e rafforzandone il potere negoziale collettivo.

Parallelamente, la Belt and Road Initiative si è evoluta da grande progetto infrastrutturale a piattaforma multi-attore a guida cinese. Nei Paesi coinvolti, i governi ospitanti negoziano condizioni contrattuali, attivano forme di cofinanziamento e utilizzano istituzioni multilaterali come l’Asian Infrastructure Investment Bank. In questa prospettiva, la BRI non è soltanto uno strumento di proiezione cinese, ma anche un’arena nella quale molti Paesi del Global South cercano margini di autonomia, finanziamenti alternativi e maggiore capacità negoziale. La progressiva riduzione della dipendenza dal dollaro e dalle infrastrutture finanziarie occidentali rappresenta uno degli effetti più rilevanti di questa dinamica.

La nuova postura cinese

Guardando al Global South, la BRI e gli accordi commerciali e infrastrutturali collegati hanno spesso funzionato come strumenti competitivi. Le offerte cinesi vengono confrontate con iniziative occidentali, come il Global Gateway europeo, e utilizzate dai Paesi beneficiari per ottenere condizioni più favorevoli. In questo senso, BRICS e BRI si configurano come livelli sovrapposti di un ordine multipolare nel quale i Paesi emergenti e in via di sviluppo partecipano con crescente assertività alla ridefinizione delle regole della finanza infrastrutturale, dei sistemi di pagamento commerciale e della governance economica internazionale.

È dentro questo scenario che l’incontro tra Trump e Xi a Pechino assume un significato particolare. Il vertice è stato il riflesso di una trasformazione profonda degli equilibri economici e geopolitici globali. La posizione cinese al tavolo negoziale è infatti rafforzata non solo dalla dimensione della sua economia, ma anche dal consenso e dalla centralità che Pechino ha progressivamente costruito in contesti come i BRICS, il Global South e la BRI.

La nuova postura internazionale cinese e il modo in cui Trump ha affrontato la visita trovano riscontro anche nei dati economici. Nel 2025, gli Stati Uniti restano la principale economia mondiale in termini di PIL nominale, con circa 30,8 trilioni di dollari contro i 19,6 della Cina. Tuttavia, se si considera il PIL a parità di potere d’acquistoPechino supera Washington, confermando la scala straordinaria della propria economia interna. Sul piano dell’innovazione, gli Stati Uniti mantengono una leadership globale riconosciuta, grazie al predominio in diversi settori high-tech, nella ricerca avanzata e nella finanza internazionale. Tuttavia, la Cina continua a ridurre rapidamente il divario attraverso investimenti consistenti in ricerca, semiconduttori, intelligenza artificiale e manifattura avanzata. Il 15° Piano quinquennale appena approvato conferma questa traiettoria, annunciando interventi ancora più incisivi per rafforzare la capacità innovativa del Paese.

La battaglia tecnologica

Il vertice del 13-15 maggio si inserisce inoltre in una fase di disaccoppiamento selettivo tra le due economie.
I dazi americani sui beni cinesi hanno raggiunto quasi il 50%, mentre la quota della Cina nelle importazioni statunitensi è tornata ai livelli precedenti all’ingresso di Pechino nella World Trade Organization. Eppure, parlare di separazione netta tra le due principali economie mondiali sarebbe fuorviante. Il deficit commerciale americano verso la Cina resta compreso tra 200 e 280 miliardi di dollari, segnalando che l’interdipendenza non è scomparsa. Essa si è piuttosto riorganizzata attraverso una riconfigurazione delle catene globali del valore, con numerose imprese cinesi che hanno spostato parte della produzione in Paesi terzi, come Vietnam e Messico, per aggirare i dazi statunitensi e continuare ad accedere al mercato americano.

In questo quadro, Pechino ha accolto Trump con il massimo della solennità protocollare: guardie d’onore, visita al Tempio del Cielo e incontro privato a Zhongnanhai, cuore del potere del Partito comunista cinese. Xi Jinping ha voluto trasmettere un messaggio preciso: la Cina non è più semplicemente una potenza emergente, ma un interlocutore paritario degli Stati Uniti nella gestione degli equilibri globali.

Il risultato economico più concreto del vertice, secondo quanto riportato dai media, è stato l’annuncio dell’acquisto di 200 aerei Boeing da parte della Cina, presentato da Trump come una vittoria per l’industria americana. Sono stati annunciati nuovi meccanismi di dialogo su commercio e investimenti e un aumento degli acquisti cinesi di prodotti agricoli statunitensi, ma senza svolte strutturali sui principali nodi strategici.

Particolarmente significativa è stata la presenza della delegazione imprenditoriale americana. Alla cena di Stato hanno partecipato figure come Elon Musk, Tim Cook, Larry Fink, Kelly Ortberg, Stephen Schwarzman e Jensen Huang di NVIDIA, insieme ai vertici di Meta, Qualcomm, Cisco e BlackRock. La composizione della delegazione mostra chiaramente che il cuore della competizione USA-Cina non riguarda più soltanto il commercio tradizionale, ma soprattutto tecnologia, dati, semiconduttori e intelligenza artificiale. Al tempo stesso, rivela il persistente interesse degli Stati Uniti non solo per il mercato cinese, ma anche per la capacità tecnologica e industriale di Pechino.

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