Sul fronte dell’identità ucraina 


Articolo tratto dal N. 99 di Biblioteche: reportage dal fronte Immagine copertina della newsletter

La mattina dell’11 marzo 2022, una bomba russa da mezza tonnellata è esplosa nel cortile della Biblioteca regionale per giovani e ragazzi della città di Chernihiv, nel nord dell’Ucraina.

soL’esplosione ha squarciato il piccolo edificio neogotico, costruito nei primi anni del Novecento per ospitare quello che all’epoca era l’unico museo dedicato alle antichità ucraine nell’Impero russo; il tetto è stato divelto come dal colpo di un enorme rasoio e i mattoni rossi della facciata sono finiti sparsi in un mucchio disordinato dove li aveva lanciati l’onda d’urto. Migliaia di libri, alcuni dei quali stampati oltre un secolo fa, sono andati distrutti.

Biblioteche indistruttibili

Ho visitato la biblioteca di Chernihiv nell’agosto del 2023, pochi giorni dopo essermi trasferito in Ucraina per seguire il conflitto. Accompagnavo una delegazione di PEN Ukraine, la sezione ucraina di PEN International, l’associazione internazionale degli scrittori, arrivata in città per portare un carico di libri per ragazzi in una vecchia scuola che in quei giorni ospitava ciò che restava della Biblioteca per giovani e ragazzi e del suo personale.

Nel giugno del 2022, PEN Ukraine aveva lanciato Unbreakable Libraries, un progetto destinato a raccogliere donazioni di libri per poi consegnarli alle biblioteche colpite dalla guerra. Nato nei mesi delle vittoriose controffensive ucraine del 2022 e nel clima di ottimismo che aveva preceduto la grande controffensiva dell’estate 2023, con il progetto, gli organizzatori di PEN puntavano soprattutto a rifornire le biblioteche dei territori liberati, dove spesso i danni del conflitto e l’intervento delle autorità di occupazione avevano fatto sparire i libri ucraini.

Da allora, con l’andamento del conflitto sempre meno favorevole a Kyiv, di nuovi territori liberati da rifornire di libri ucraini ne sono arrivati ben pochi. Ma l’impegno di PEN Ukraine, delle altre organizzazioni culturali e dei singoli volontari non è mai venuto meno. Secondo il ministero della Cultura ucraino, al febbraio scorso la Russia aveva distrutto o danneggiato oltre 850 biblioteche in quattro anni di guerra, spesso nelle aree lungo il fronte, ma a volte anche lontano dalle zone di combattimento. Lo scorso 5 febbraio, i detriti di un drone russo hanno danneggiato la Biblioteca nazionale ucraina per ragazzi, a Kyiv: l’onda d’urto ha infranto dieci finestre e danneggiato porte, pareti, fondamenta e parte degli interni.

Negli ultimi tre anni, il personale che lavora al progetto si è spesso spinto fino a pochi chilometri dal fronte per rifornire piccole biblioteche di comunità e di villaggio. Com’è inevitabile per un’organizzazione che lavora anche con donatori internazionali, una parte consistente dei libri ricevuti è in lingua inglese: quasi la metà degli oltre 100mila libri consegnati a 250 biblioteche in tutto il paese.

Gli ucraini, per ragioni comprensibili, hanno spesso un rapporto viscerale con la loro lingua e con la loro letteratura. Nel suo romanzo del 1996, Sesso ucraino. Istruzioni per l’uso, più volte indicato come il libro più influente dell’Ucraina indipendente, la scrittrice Oksana Zabužko descrive con sollievo i suoi primi incontri con quella che si rivelerà la relazione tossica al centro del racconto, perché non deve «trascinare, appuntamento dopo appuntamento, un libro dopo l’altro dalla sua biblioteca personale» per istruire il proprio partner, e si chiede, ironicamente, se il governo non debba dare un premio a chi «ha ucrainizzato il maggior numero di camere da letto».

Una lingua per esistere

Se in Italia ogni città ha una statua di Vittorio Emanuele II, in Ucraina sono le sembianze del poeta Taras Shevchenko a non mancare mai. D’altro canto, alla fine della Prima guerra mondiale, gli ucraini erano il più grande dei popoli europei a essere rimasto senza una nazione, e quindi senza scuole a insegnare la propria letteratura nazionale, senza biblioteche per conservarla con cura speciale. E se i primi anni dell’Unione Sovietica videro una rinascita della lingua e della letteratura nazionale, oggi di quell’epoca gli ucraini ricordano soprattutto che con l’arrivo di Stalin quel rinascimento finì in gran parte fucilato.

Ora che il paese è al centro di un’invasione iniziata con un discorso solenne in cui il leader della nazione attaccante ha annunciato che l’identità stessa dell’Ucraina è poco più che una corruzione dialettale e folcloristica di quella russa, è facile capire perché per molti la lingua è divenuta così importante. E perché le biblioteche si sono tramutate in altrettante fortezze.

Appare forse una contraddizione, quindi, che PEN Ukraine consegni libri in inglese. O che il presidente Volodymyr Zelensky abbia firmato una legge che rafforza l’uso dell’inglese nelle istituzioni pubbliche e impone la conoscenza della lingua a determinate categorie di funzionari – mentre, nella nostra parte d’Europa, i più sciovinisti difensori della lingua nazionale, i francesi, fanno l’esatto contrario.

L’Ucraina, però, vive un’ovvia situazione particolare. Nel suo attuale assetto, esiste solo grazie ai suoi alleati, tra i quali gli Stati Uniti che sono percepiti da gran parte della leadership politica e culturale come gli unici davvero essenziali: anche se non fosse già profondamente innervata nei suoi ceti istruiti, l’anglofilia sarebbe comunque una scelta quasi obbligata.

E poi c’è la guerra. Se lo shock dell’invasione russa ha generato un enorme impulso morale e creativo verso la riscoperta della lingua ucraina, della sua cultura e della sua letteratura, al punto che molti in Ucraina, scherzando ma nemmeno troppo, dicono che Putin è divenuto un involontario padre della patria quasi al livello di Shevchenko, la guerra ne ha allo stesso tempo reso molto più difficile la promozione.

La guerra ai libri 

Meno di un anno dopo la mia visita a Chernihiv ero a Kharkiv, in mezzo a un differente tipo di rovine: quelle industriali e ben più vaste di Faktor Druk, una delle più importanti tipografie dell’Ucraina, quasi completamente distrutta da un attacco missilistico che ha ucciso sette operai. L’impianto era uno dei più grandi complessi di stampa a ciclo completo d’Europa e stampava libri per quasi tutti i principali editori ucraini. 

 

 

Da allora, la fabbrica è tornata a funzionare, grazie anche al sostegno della Howard G. Buffett Foundation, ma la situazione, per l’editoria ucraina, non ha fatto che peggiorare. Negli ultimi mesi, in particolare, la guerra ha preso una nuova piega. Gli attacchi contro il settore logistico, i magazzini e i centri di smistamento sono divenuti forsennati. E se gli ucraini hanno messo a segno colpi spettacolari contro i depositi dei grandi negozi online russi, i russi hanno fatto ben di peggio contro gli omologhi ucraini. 

Nei magazzini distrutti c’era di tutto, comprese le uova, che in agosto per un paio di settimane sono diventate quasi introvabili nella capitale. Ma c’erano anche libri, moltissimi libri. Tra luglio e agosto, gli attacchi russi hanno distrutto oltre 10 milioni di libri, circa il 30% della produzione libraria annua dell’Ucraina. Tra i volumi perduti ci sono circa 600mila libri di testo scolastici.  

Un’ecatombe così vasta che, con l’inizio dell’anno scolastico ormai imminente, molte famiglie saranno costrette a recuperare vecchi libri di testo per mandare i propri figli a scuola. La connessione tra guerra e cultura, tra lingua e futuro, è più evidente che mai. Ed è oggi facile capire perché così tanti ucraini pensano che difendere le proprie biblioteche sia importante quasi quanto presidiare le trincee in prima linea. 

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