La Germania davanti al muro dell’ultradestra


Articolo tratto dal N. 100 di Siamo sicuri? Immagine copertina della newsletter

Il Land della Sassonia-Anhalt: 2,1 milioni di abitanti, ex Germania dell’Est, disoccupazione all’8,2%, tra le più alte del Paese. Domenica 6 settembre, qui si deciderà qui un pezzo del futuro politico tedesco. Per la prima volta, l’ultradestra di Alternative fur Deutschland (AfD) potrà guidare un governo in uno dei 16 stati federali della Germania.

Il risultato finale non è per niente inevitabile, ma i sondaggi sono chiari. AfD si appresterebbe a vincere attorno o sopra al 40%, seguita a molta distanza dai cristiano-democratici della CDU (22-23%), dalla sinistra Linke (11-13%) e dai socialdemocratici di SPD (8-9%). Poi ci sono tre partiti che ballano sopra o sotto alla soglia di sbarramento del 5%: Verdi, FDP e la sinistra sovranista di BSW.

Il loro risultato potrà rivelarsi decisivo. Con più di 83 seggi da assegnare nel parlamento locale di Magdeburgo, più partiti piccoli spariscono dal riparto dei voti finali, più AfD potrebbe riuscire a conquistare la maggioranza assoluta dei seggi (42 e oltre) e puntare a un governo monocolore. 

La trama spezzata dall’ultradestra 

Il settimanale Spiegel ha recentemente pubblicato una foto del candidato ministro-presidente di AfD, il trentacinquenne Ulrich Siegmund, con il titolo: “L’uomo più pericoloso della Germania”. La copertina ha fatto il giro d’Europa. Alcuni tedeschi hanno storto il naso: proprio questa spettacolarizzazione moralizzante contro AfD si è rivelata fallimentare negli ultimi anni.

Quello che è certo è che Siegmund, abile comunicatore, soprattutto su social come TikTok, ha usato al meglio la copertina dello Spiegel, tanto da firmarne delle copie per galvanizzare i suoi fan.

La classificazione di AfD come “accertata di estrema destra” e ostile alla Costituzione (Legge fondamentale) è ancora imbrigliata in uno scontro legale a livello nazionale. Ma per il Land della Sassonia-Anhalt questa classificazione è stata già appurata, decisa e certificata nel 2023 dal locale LfV – Ufficio per la protezione della Costituzione.

La classificazione pubblica – pensata come fondamento delle indicazioni istituzionali sui pericoli diretti all’ordine democratico tedesco – non sembra però aver eroso il sostegno per AfD. La verità, ormai storica, è che dalla gestione della cosiddetta crisi dei migranti del 2015-2016 di Angela Merkel in poi, qualcosa si è spezzato profondamente tra un pezzo di società tedesca e le istituzioni liberal-democratiche. 

Traditi dalla Riunificazione 

Il successo particolare di AfD nella ex Germania socialista viene analizzato da anni. Sul piano sociale si tratta di un incontro tra due segmenti fondamentali. Il primo segmento è quello dei cittadini più arrabbiati che ancora si sentono traditi dalla Riunificazione e si percepiscono come cittadini di serie B di fronte alle persistenti disparità Ovest-Est.

Il secondo segmento è quello di una mancata elite “orientale”, fatta da chi dopo la Riunificazione pensava di diventare classe dirigente e si è invece visto scavalcare dall’arrivo quasi coloniale di un’elite dirigente tedesca-occidentale. La saldatura tra questi due segmenti è alla base della profonda territorializzazione di AfD in tutto l’Est. Tra questi due poli si sono poi innestati altri gruppi sociali trasversali ed eterogenei, per cui oggi AfD non è più solo un partito di protesta ma di identità tedesco-orientale 

Il fantasma dell’immigrazione 

C’è poi il tema dell’immigrazione, cavallo di battaglia essenziale del successo di AfD su base nazionale.
E qui un dato va sottolineato subito: la Sassonia-Anhalt è uno dei Land con meno stranieri, intorno al 9%, per giunta con molti rifugiati ucraini. L’immigrazione arabo-musulmana, bersaglio abituale delle campagne anti-immigrazione, resta contenuta.

È il paradosso su cui AfD prospera a Est: non si combatte ciò che si ha davanti, ma un modello – la condizione multiculturale delle città tedesco-occidentali – che qui non è ancora materializzato. L’identitarismo in questo caso non reagisce a una realtà, ma promette ai suoi elettori di prevenirne l’imminente evoluzione.

L’attentato di Magdeburgo del Natale 2024, la cui natura ideologica caotica non era legata all’islamismo jihadista, è stato comunque letto da molti nella regione come opera di un attentatore immigrato ed esterno alla società tedesca. È inoltre innegabile che i territori della Germania orientale abbiano una storia di omogeneità demografica sotto la ex DDR che li rende tuttora più ostili all’immigrazione. 

Crisi industriale e risentimento: una ricetta sociale esplosiva

A Est agisce infine un paradosso lasciato in eredità dal regime socialista: meno anticorpi verso l’autoritarismo nella popolazione, ma una diffidenza radicale verso lo Stato. L’ecosistema ottimale per forze di destra che si autovalorizzano come anti-sistemiche.

Tutte queste tendenze culturali e ideologiche strutturali si agganciano a una situazione sociale non ottimale in Sassonia-Anhalt. In tutta la Germania la qualità di servizi e infrastrutture è in continuo peggioramento, l’Est ne soffre particolarmente.

Uno dei simboli dell’ingresso in serie A della Sassonia-Anhalt sul piano industriale doveva essere la creazione di un grande stabilimento Intel da migliaia di posti di lavoro tra fabbrica e indotto.

Annunciato nel 2022, il progetto è stato però cancellato dalla stessa Intel nel luglio 2025. Il governo del Land sta cercando di rimediare al trauma con la creazione di un High-Tech-Park, ma il colpo alle ambizioni globali del territorio, anche simbolico, è rimasto significativo.

L’attuale ministro-presidente della Sassonia-Anhalt, Sven Schulze, è anche il candidato della CDU per il 6 settembre. Schulze è subentrato al ministro-presidente Reiner Haseloff nel gennaio 2026, con lo scopo di tirare una volata per le elezioni. Schulze sta governando con una poco incisiva coalizione “Germania” di CDU-SPD-FDP. Sia a livello nazionale sia a livello locale, tanto i partiti di centro-sinistra quanto quelli di centro-destra hanno sempre più il problema di trovarsi in coalizioni nate per tenere sostanzialmente AfD fuori dalle stanze dei bottoni.

Coalizioni che sono però sempre più spesso matrimoni forzati su molteplici temi e che riducono il potenziale dialettico tra i partiti democratici. Né la sinistra né la destra riescono a contrastare efficacemente l’AfD facendo leva sulla propria identità politica: la prima non sa costruire un’alternativa fondata su politiche chiaramente progressiste, mentre la seconda non riesce a opporle una proposta conservatrice distinta e credibile.

Qualsiasi sarà il risultato delle elezioni, tutti promettono di tenere salda la Brandmauer, il muro antincendio contro AfD. Nessuno vuole collaborare con l’ultradestra. Ma c’è chi sospetta che una parte della CDU possa pensare di intavolare un dialogo su base locale, nonostante i divieti assoluti imposti dalla dirigenza nazionale cristiano-democratica. Se dovesse entrare nel parlamento sopra il 5%, anche la sinistra sovranista e anti-immigrazione BSW potrebbe aprire a un dialogo con AfD, opzione che ha già velatamente ipotizzato negli ultimi mesi.

A legare BSW e AfD è soprattutto l’impostazione geopolitica: entrambi i partiti hanno un forte posizionamento pro-russo. Non è un caso se, in previsione di un potenziale ingresso di AfD nel governo locale, il governo federale sta sviluppando veri e propri piani di emergenza per l’evenienza in cui l’ultradestra ostacoli con lentezze burocratiche la logistica NATO in Germania (che è Drehscheibe, hub logistico dell’Alleanza). La prontezza di AfD nell’allinearsi sempre all’agenda di Mosca la rende in verità un partito ben poco tedesco-nazionalista o patriottico.

Fare argine alla spinta dell’ultradestra 

Le elezioni di Sassonia-Anhalt saranno un momento decisivo nella politica tedesca (e saranno seguite il 20 settembre da quelle in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove AfD è di nuovo in vantaggio). Una coalizione anti-AfD potrebbe comunque essere in grado di creare un esecutivo (magari di minoranza). AfD è già stata primo partito in Turingia nel 2024, senza però poi riuscire a governare: in Sassonia-Anhalt la CDU potrebbe doversi alleare anche con la Linke, ipotesi molto complessa e rifiutata dai cristiano-democratici per delibera di partito. La Linke potrà comunque avere una responsabilità decisiva nell’opporsi ad AfD in parlamento.  

Il primo obiettivo degli altri partiti resta che AfD non riesca a raggiungere la maggioranza completa dei seggi. AfD potrebbe anche trovarsi a formare un governo monocolore comunque debole. In uno scenario simile, con una strategia concreta e non limitata alla moralizzazione, la politica tedesca potrebbe inchiodare AfD alle responsabilità di governo e trasformare la Sassonia-Anhalt in un laboratorio per destrutturare la spinta dell’ultradestra. Non è però scontato che i partiti tradizionali siano capaci di un’opposizione così tatticamente intelligente. 

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