06-02-2020 18:30
Luogo: Fondazione Giangiacomo Feltrinelli - viale Pasubio 5 Milano

Stagione alternativa 2019/2020

Ingresso libero fino a esaurimento posti


Il ciclo A Road to Europe


L’Unione Europea si trova dinnanzi a un bivio. Nel “decennio orribile” inaugurato dalla Grande Recessione, una sequela di crisi — economica, politica, sociale, migratoria, democratica — hanno minato la confidenza nel processo di integrazione Europea, alimentando antichi o nuovi egoismi nazionali che si sono tradotti in consensi per l’antipolitica.

Attraverso un ciclo di talk che coinvolgerà eccellenze accademiche dai quattro angoli d’Europa, “A Road to Europe” si propone l’ambizioso obiettivo di mappare il dibattito corrente sulle trasformazioni dell’Unione Europea nel contesto delle molteplici crisi che l’hanno investita.

La riflessione non potrà che partire dalla natura della costruzione europea, in cui l’integrazione economica e monetaria sembra prevalere su possibili forme di unione politica e sociale. Un’architettura incompleta che si è tradotta in squilibri di natura economica e sociale che toccano differentemente i vari territori europei.

Questa “grande trasformazione” economica e politica ha natura spesso opaca, ma ricadute concrete per comunità e territori. La difficoltà nel comprendere e controllare questi fenomeni attraverso la partecipazione democratica alimenta, a livello locale, una spirale di disinformazione che viene sfruttata da imprenditori del risentimento per fomentare le spinte disgregative che stanno interessando, ad ogni livello, la società europea.

A partire da una comprensione puntuale di questa spirale distruttiva, “A Road to Europe” intende indagare e comprendere quali paradigmi e strumenti di politica pubblica possano invece promuovere una spirale virtuosa a livello istituzionale e politico, e quali voci e attori possano farsi carico di promuovere istanze di riconciliazione a livello europeo.

Nonostante tutto, siamo ancora convinti che la strada da seguire sia quella che conduce all’Europa.


Ciclo a cura di

Maurizio Ferrera, Università degli Studi di Milano


Prossimo appuntamento: Democracy in Europe. A Single Bed for Two Dreams


 

Nelle parole di Yves Mény, l’attuale stagione politica è caratterizzata da un motivo comune: il desiderio di “unirsi in un popolo”. Malgrado ogni democrazia trovi la sua legittimità nella sovranità popolare, il popolo rimane un’entità astratta la cui voce può essere interpretata e dunque rappresentata, solo attraverso istituzioni. Quando questo ruolo di mediazione viene meno la “vox populi” mostra il suo lato più pericoloso: il desiderio di ridurre ogni diversità individuale ad un’unità metafisica, il popolo. Evocando la terrificante copertina del Leviatano di Hobbes, Mény rivela i lati pratici di questo “inebriante desiderio”: la sovranità è “rappresentata da mille corpi di cittadini assorbiti, ingoiati e capovolti per dar corpo all’unità”. Oggi, un numero crescente di forze politiche si trovano nuovamente a percorrere questa strada.

La “riscoperta” della sovranità popolare può avvenire, paradossalmente, contro la democrazia? Quali anticorpi la democrazia liberale può opporre al Leviatano?

Perché l’offerta populista e sovranista risulta vincente ed allettante?

Quali sono i gruppi sociali vengono maggiormente tentati dalle “sirene” del populismo?

Il successo delle forze populiste e sovraniste può minare il processo di integrazione europea e il futuro dell’Europa?


Partecipano


Yves Mény, LUISS Guido Carli
è nato nel 1943. Ha fondato e diretto il Robert Schuman Center presso l’Istituto Universitario Europeo di Fiesole, di cui è stato presidente dal 2002 al 2009. Politologo, è oggi professore presso l’Università LUISS di Roma. Ha pubblicato nel 2019 “Popolo ma non troppo — il malinteso democratico” per il Mulino.

 

Caterina Di Fazio, Maastricht University – Fondatrice del movimento Agorà Europa
Si occupa di Filosofia politica. Ha conseguito il Dottorato di ricerca di Fenomenologia dello Spazio Politico presso la Sorbona ed è stata Visiting presso University of Oxford e Columbia University. Con Nadia Urbinati ed Etienne Balibar ha fondato il movimento Agora Europa, con la finalità quella di promuovere un dibattito in tutta Europa e oltre tra accademici, politici e cittadini sullo spazio politico europeo.

Maurizio Ferrera, Università degli Studi di Milano


Modera
Edoardo Vigna, “Corriere della Sera”


Approfondisci


We, the people: queste le parole che, nel 1787, aprono la Costituzione degli Stati Uniti d’America, inaugurando così un’era storica in cui il popolo diventa il soggetto politico da cui lo Stato trae sovranità. Messo al centro della sfera istituzionale, il concetto di popolo permette una sempre maggiore condivisione del potere politico, allargando la sfera della rappresentanza fino a raggiungere il suffragio universale che caratterizza le democrazie liberali. Nel contempo, la legittimazione popolare persuade “i molti” del fatto che “i pochi” governino avendo a cuore i loro interessi, rendendo stabile la base di consenso su cui poggia la democrazia. Il concetto di popolo non è però facilmente addomesticabile, come dimostra l’attuale stagione politica. La percezione, talvolta legittima, che i “pochi” non rispondano più agli interessi di vasti strati della popolazione, sembra rompere il circolo virtuoso che ha permesso alla democrazia di prosperare ed espandersi, minando la fiducia nelle istituzioni democratiche. Il concetto di sovranità popolare cessa così di essere l’elemento unificante della vita politica democratica e diventa terreno di contesa tra le forze politiche, cioè tra chi è per il popolo e chi invece è suo nemico perché vorrebbe spogliarlo della sua sovranità. Il richiamo al popolo viene usato come mezzo per delegittimare avversari politici, finendo così per inquinare il dibattito politico ed impedire la riconciliazione di interessi contrastanti. Questo fenomeno, di natura globale, assume contorni particolarmente drammatici nel contesto dell’Unione Europea, dove una ampia parte di decisioni politiche vengono prese al di fuori dei parlamenti eletti, all’interno di arene politiche intergovernative che non sono accessibili al pubblico europeo. In aggiunta, l’Europa non rappresenta un solo dèmos, ma una molteplicità di dèmoi: non è quindi sempre chiaro quale “popolo” sia rappresentato dalle decisioni europee, come la risposta europea alla crisi del debito in Grecia sembra aver mostrato.

Amplificata dalla crisi della rappresentanza e dalla disillusione, dal senso di abbandono e rabbia che vengono alimentate dalle sensazioni di lontananza tra “popolo” e “palazzo”, l’attuale fase di vita democratica premia formazioni populiste e sovraniste.

 

  • Come si costruisce l’offerta delle forze populiste e sovraniste e il loro successo?
  • Nel contesto della crisi della democrazia rappresentativa il populismo è la nuova forma della politica, l’unico vettore possibile del conflitto politico?
  • I fenomeni populisti e sovranisti possono determinare la fine del processo di integrazione europeo?
  • E’ possibile ricomporre le domande sociali che attualmente alimentano le forze politiche populiste e sovraniste sulla base di un’agenda progressista? Come, eventualmente?

 

Queste questioni hanno una ricaduta su quattro piani:

  • La contrapposizione tra ideale e prassi democratica. Laddove, idealmente, il popolo è sovrano e guida le decisioni prese dalle istituzioni democratiche, nella realtà la gestione del potere prevede funzioni di garanzia che hanno la funzione di tutelare gli interessi delle istituzioni. Per quanto sovrano, il popolo non ha completa discrezione. Come riconciliare l’ideale repubblicano di “governo del popolo, dal popolo, per il popolo” con l’esigenza di tutelare interessi di natura non maggioritaria?
  • L’integrazione dei mercati. I processi paralleli di integrazione economica europea e globalizzazione dei mercati creano sempre maggiore interdipendenza nelle decisioni di politica economica degli Stati. La complessa governance internazionale che guida questi processi tende a limitare l’ambito delle decisioni democratiche dei singoli stati, affidando scelte fondamentali ad élite tecnocratiche. Come è possibile restituire sovranità al popolo nella gestione delle decisioni di natura economica?
  • L’inclusione sociale e delle minoranze. Mentre in passato il concetto di popolo ha permesso l’integrazione di strati sempre più ampi della popolazione nella vita politica degli Stati nazionali, oggi assistiamo a un fenomeno diverso. L’identificazione tra “popolo” e “nazione” sembra il leitmotif dei movimenti di estrema destra che stanno guadagnando terreno in Europa e nel mondo. In questo senso, il concetto di popolo diventa strumento di esclusione e di marginalizzazione sociale, distinguendo un “noi” e un “loro”. Come è possibile riappropriarsi del concetto di popolo e renderlo nuovamente vettore di inclusione?
  • L’alternativa. Oggi assistiamo ad un’opposizione tra forze politiche “responsabili” e forze politiche “populiste”. Può però una politica “responsabile” frustrare sistematicamente le aspettative popolari? E può una politica a favore del popolo minare la sostenibilità delle istituzioni democratiche? Come è possibile riconciliare queste due anime?

 

 

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