Peter Thiel, il miliardario ideologo
Chi non conosce in modo approfondito la figura di Peter Thiel potrebbe essere rimasto sorpreso dalla notizia che, a marzo del 2026, il miliardario statunitense abbia organizzato a Roma un ciclo di conferenze sulla figura dell’Anticristo. Peter Thiel è noto ai più come il fondatore di PayPal, il servizio di scambio di denaro via app. Ma è anche un ideologo, uno dei più influenti della destra statunitense. Il gruppo di persone che negli anni sono rimaste fedeli a Thiel, che hanno fatto successo grazie al suo supporto, è conosciuto come PayPal Mafia.
È vicino a Donald Trump ma soprattutto è legato al vice-presidente USA, JD Vance, che lo considera un suo mentore. Roma non è stata la prima città in cui Thiel ha parlato delle sue visioni millenaristiche e apocalittiche: lo aveva già fatto a San Francisco e Parigi. Questa volta ha voluto puntare al cuore del cattolicesimo globale.
L’Anticristo
Thiel a Roma ha parlato di Anticristo, una figura centrale nella sua filosofia e una chiave, a suo modo di vedere, per capire le dinamiche di potere del Ventunesimo secolo. “Una definizione di base dell’Anticristo: alcune persone lo considerano una sorta di individuo molto malvagio (…)” ha detto Peter Thiel durante una delle sue lezioni a San Francisco (la citazione è riportata dal Guardian), dando avvio al suo intervento. “Quello su cui mi concentrerò è l’interpretazione più comune e più drammatica dell’Anticristo: un re malvagio, o un tiranno, o un anti-messia che appare alla fine dei tempi”.
Thiel individua alcuni “tipi” di figure che possono rappresentare l’Anticristo, che variano a seconda dei tempi e del contesto sociale e culturale. Si tratta di personaggi che si presentano al pubblico come benevoli e interessati al destino dell’umanità, dei deboli, degli oppressi. In questo senso, “Anticristo” è una figura che si sostituisce a Cristo, cioè finge di essere il Messia. Questa interpretazione è mutuata dal pensiero di René Girard, uno dei maestri filosofici di Thiel. L’Anticristo appare come un paladino del bene, ma è in realtà una forza sostitutiva che impersona il salvatore per sviare l’umanità.
Da questa impostazione derivano alcune caratteristiche politiche precise: una tendenza marcatamente totalitaria e un’opposizione alle libertà individuali. Gli individui da attenzionare, in questa prospettiva, sarebbero per esempio gli attivisti woke (tra cui Greta Thunberg) e coloro che mettono in guardia dai pericoli di un’intelligenza artificiale fuori controllo, come il tecno pessimista Eliezer Yudkowsky.
Il katechon
L’Anticristo moderno sarebbe una figura profondamente anti-tecnologica: farebbe leva sulle paure diffuse tra la popolazione ad esempio quelle legate a un’AI sempre più sviluppata e poco regolamentata, per accentrare su di sé un potere globale. Si nutre di regole rigide, istituzioni farraginose, burocrazia.
Come fermarlo? Serve una forza dell’ordine, quella che il miliardario definisce katechon, un potere che “trattiene” l’Anticristo. Thiel la identifica con la potenza geopolitica e militare degli Stati Uniti. Ma attenzione: solo se sono in grado di difendere la libertà individuale. Se scivolano verso un’eccessiva burocrazia o cedono alla tentazione regolatoria, anche gli USA possono diventare candidati al ruolo di Anticristo.
Il rapporto tra tecno-destre e religione cattolica
La filosofia di Thiel è un gioco di specchi; c’è un nemico fumoso, e ci sono delle figure che apparentemente sono in grado di trattenerlo. Queste vengono, non troppo velatamente, identificate con i tecno-libertari, politicamente allineati a Thiel.
Le tecno-destre utilizzano a loro vantaggio linguaggi e concetti provenienti dalla tradizione cristiana. Costruiscono alleanze con le destre conservatrici mondiali, ma in parte si appropriano di una storia e di un pensiero che poco hanno a che fare con il capitalismo predatorio di Thiel e dei suoi. I concetti cristiani vengono usati strumentalmente, per altro in modo confuso. La filosofia, si può argomentare, è volutamente opaca.
Thiel non vuole catechizzare l’umanità: vuole sparigliare le carte, stratificare le interpretazioni, e rendere più difficile identificare i suoi obiettivi. Che non sono difficili da individuare, se ci si pensa: vuole spostare l’asse del potere dalle istituzioni pubbliche e democratiche a una rete di investitori, imprenditori e tecnologi a lui fedeli.
Chi ha bisogno della democrazia?
Il disprezzo di Thiel per le istituzioni democratiche e la loro complessità è evidente. Tale complessità viene descritta dal miliardario come una burocrazia che soffoca libertà e innovazione.
In questo spregio non è certo solo. Lo accompagnano altri personaggi dell’élite tecnologica statunitense, tra cui l’amministratore delegato di Palantir Technologies, Alexander Karp. Palantir è un’azienda specializzata in analisi di dati, i cui prodotti sono utilizzati in gran parte da agenzie governative, di intelligence, e sempre più in contesti di guerra.
Di recente, l’azienda è salita agli onori delle cronache per un testo pubblicato su X – un riassunto in ventidue punti dei concetti fondamentali già espressi da Karp nel suo libro, co-firmato insieme a Nicholas W. Zamiska, The Technological Republic. Si tratta di una sorta di manifesto politico della nuova destra tecnologica.
Big Tech non è più concepito come un attore neutrale, o una forza che deve essere orientata solo al mercato e alla creazione di prodotti di consumo. Le aziende innovative sono soggetti chiamati a prendere posizione nella competizione globale, a sostenere la supremazia occidentale a livello geopolitico, anche attraverso la collaborazione con eserciti, governi e apparati di intelligence. Efficienza e capacità decisionale sono priorità.
Con degli imprenditori al potere, con una direzione politica chiara, chi ha bisogno della mediazione del consesso democratico?
Il futuro del potere
Thiel è un co-fondatore di Palantir; lui e Karp sono soci in affari, e le loro idee si rispecchiano. Non è un dettaglio. Se si legge bene tra le righe, i contorti filosofeggiamenti sull’Anticristo di Thiel e la posizione guerrafondaia di Karp hanno molto in comune. Il potere nel futuro non sarà incarnato dalle istituzioni plurali della democrazia, ma da un soggetto forte, che unisca potenza tecnologica e volontà di supremazia globale.
Il nemico è sempre ben delineato: la mediazione democratica, il pacifismo, il pluralismo e l’inclusività (questo termine è usato in modo dispregiativo da Karp, che parla di “pluralismo inutile e vuoto”).
La conseguenza di questo pensiero, arzigogolato ma cristallino nelle sue intenzioni a lungo termine, è un attacco ideologico alla democrazia, una sua progressiva ridefinizione, in cui trasparenza a rappresentanza sono messe da parte in favore di sicurezza e controllo. L’Anticristo di Thiel non è solo una figura teologica, ma un dispositivo politico, un artificio retorico per legittimare una nuova mutazione del capitalismo tecnologico.