Report e policy brief

There is a Plan B. Sinfonie per città e territori

Un diario dal Workshop tenutosi a Vittorio Veneto l’8 maggio 2026

 


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Di cosa parliamo?


Aree industriali in riconversione, città medie, territori di pianura, distretti produttivi: luoghi in cui le trasformazioni del lavoro, dell’ambiente e della società impongono di ripensare i modelli di sviluppo. Come costruire alternative capaci di tenere insieme identità, qualità della vita e nuove opportunità?

Da questa domanda prende le mosse There is a Plan B, il percorso di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli dedicato ai territori in trasformazione.

L’8 maggio 2026, nell’ambito della seconda edizione di Works – Festival del Lavoro a Vittorio Veneto, la giornata Quale modello di sviluppo per una città di pianura? ha messo a confronto istituzioni, università, imprese e realtà locali attorno a tre direttrici: memorie industriali e patrimonio culturale; trasformazioni urbane e rigenerazioni; competenze, attrattività e nuove economie locali.

Queste pagine raccolgono le questioni, le proposte e le prospettive emerse dal confronto.


Esiste un’alternativa al modello di sviluppo vigente?


Abbiamo un Piano B per le nostre città, piccole o grandi che siano, periferiche o metropolitane, del nord o del sud, da contrapporre alle sole logiche del profitto e del benessere per pochi? Riusciamo a immaginare e a concretizzare un altro modo di vivere i luoghi e il nostro tempo, favorendo economie sostenibili e rigenerando soprattutto le relazioni tra le persone?
Come Fondazione Feltrinelli, coltiviamo l’ambizione di rispondere sì a questi quesiti. Sì, c’è un piano B.
Massimiliano Tarantino, Direttore Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

Questo il discorso del direttore della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Massimiliano Tarantino, che approfondisce il significato di questo percorso di ricerca-intervento.

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#1
Quando i territori cambiano.
Le sfide 

 

La giornata di Vittorio Veneto si è sviluppata attorno a tre pilastri tematici, ciascuno dei quali interroga una dimensione cruciale del rapporto tra lavoro, territorio e futuro: come un territorio di confine tra le montagne del bellunese e la pianura veneta possa ripensarsi senza rinunciare alla propria identità produttiva.

Memorie industriali e patrimonio culturale

Il primo pilastro affronta il rapporto tra storia economica del territorio e prospettive di sviluppo. Vittorio Veneto è un distretto storicamente metalmeccanico, investito oggi dai processi di deindustrializzazione e di terziarizzazione che attraversano l’intera economia europea.

Capannoni dismessi, aree produttive abbandonate, archivi d’impresa silenziosi: un patrimonio materiale e immateriale che chiede di essere riletto. La domanda di ricerca che emerge è questa: cosa facciamo del patrimonio industriale dismesso, e come può diventare leva per un nuovo modello di sviluppo?

Come ha raccontato Bruno Settis nella sua introduzione, parlare di territorio significa parlare di come è cambiato, sta cambiando e cambierà. Il Veneto ha attraversato più cicli di industrializzazione e di deindustrializzazione: dal Vajont alla grande industria di Porto Marghera, fino al modello distrettuale che ha fatto del Nord-Est il laboratorio del Made in Italy nella globalizzazione di fine Novecento.

Cosa resta di quelle stagioni? In alcuni casi il patrimonio industriale dismesso è oggetto di dibattito e riconversione — dal Lingotto torinese a esempi locali di trasformazione in poli universitari o culturali. Più spesso, però, il dibattito non si apre, ci si arrende a un destino di rovine, abbandono o cementificazione.

I numeri richiamano alla responsabilità: secondo il rapporto ARPAV 2025, nel 2024 il Veneto ha consumato 655 ettari netti di suolo, seconda regione italiana dopo la Lombardia. Decidere cosa fare delle aree dismesse diventa fondamentale, sempre tenendo conto che “nessun territorio è un’isola” e anche la traiettoria del Veneto è legata a ciò che succede nel mondo, dalla Germania ai dazi di Trump.

Per leggere il testo completo di Bruno Settis
(Università del Piemonte Orientale)
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Trasformazioni urbane e rigenerazioni territoriali


Il secondo pilastro guarda alla città e alla sua trasformazione fisica e sociale. Diritto alla casa, servizi di welfare, trasporti, infrastrutture, presenza crescente delle piattaforme di affitto breve come Airbnb: dinamiche globali che si manifestano anche in un contesto non metropolitano, con effetti specifici e talvolta più rapidi che altrove.

La domanda di ricerca in questo caso diventa: come si governano, in un territorio di media dimensione, trasformazioni urbane che nascono su scala globale ma ricadono sulla vita quotidiana delle persone?

Come ha raccontato Alessandra De Santis, coordinatrice di Economiacircolare.com, queste dinamiche non possono essere interpretate come fenomeni isolati, ma come parte di un’unica riconfigurazione dei territori contemporanei. La pressione abitativa, la ridefinizione dei servizi e la trasformazione delle infrastrutture non sono infatti elementi separati, ma si alimentano reciprocamente, contribuendo a ridisegnare le forme dell’abitare e le condizioni di accesso alla città.

Dentro questo quadro, il tema centrale diventa quello della governance: quali strumenti, quali politiche e quali alleanze tra attori pubblici e privati possono orientare tali trasformazioni evitando che si traducano in disuguaglianze crescenti o in processi di espulsione silenziosa?

Da questa prospettiva, la rigenerazione urbana non coincide con un semplice intervento edilizio o infrastrutturale, ma con la costruzione di nuovi equilibri tra diritto all’abitare, sostenibilità sociale e qualità dello sviluppo territoriale.

Per leggere il testo completo di Alessandra De Santis
(Economiacircolare.com)
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Competenze, attrattività e nuove economie locali


Il terzo pilastro è la partita delle competenze. Il rapporto tra scuola e lavoro, l’emergere di nuove professioni, la necessità di formare profili capaci di abitare la transizione ecologica e digitale: sono i fattori che decidono se un territorio resterà attrattivo o continuerà a perdere capitale umano. La domanda di ricerca, qui, si articola in tre verbi: cosa serve per restare, per attrarre e per riportare le persone, soprattutto le più giovani, in un territorio come Vittorio Veneto?

Per lungo tempo la risposta è stata cercata quasi esclusivamente nell’allineamento tra formazione e fabbisogni delle imprese. Oggi, però, questo approccio non è più sufficiente. In un contesto caratterizzato da trasformazioni tecnologiche rapide, nuovi modelli organizzativi e aspettative generazionali in evoluzione, le competenze non rappresentano soltanto una risorsa economica: diventano un fattore decisivo di qualità della vita e di scelta territoriale.

La sfida non consiste soltanto nel formare lavoratori adeguati alle esigenze del mercato, ma nel costruire un ecosistema capace di generare apprendimento continuo, opportunità di crescita e prospettive professionali significative. È in questo intreccio tra educazione, innovazione e sviluppo territoriale che si gioca la capacità di Vittorio Veneto di trattenere i propri talenti, attrarne di nuovi e richiamare chi è partito.

Per leggere il testo completo di Stefano Radaelli (Scuola Impresa Sociale)
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#2
Report Workshop: esiste un piano B?

 

Dalle questioni emerse nelle sessioni introduttive, il confronto si è spostato ai tavoli di lavoro, dove esperienze e punti di vista diversi hanno permesso di mettere a fuoco criticità, risorse e possibili linee d’azione. Quella che segue è una sintesi dei principali nodi e delle proposte emerse dai cinque tavoli: un quadro che restituisce, nel loro insieme, le energie già presenti sul territorio e le condizioni necessarie per trasformarle in prospettive condivise.

Tavolo 1. Storia del lavoro e identità del territorio: dal patrimonio al futuro dello sviluppo

Presidente: Bruno Settis, Università del Piemonte Orientale


Il primo tavolo ha messo a fuoco un paradosso che attraversa Vittorio Veneto: a un tessuto associativo vivace e plurale corrisponde una scarsa capacità di coordinamento, con sovrapposizioni di iniziative e dispersione di energie. Da qui la richiesta di una regia condivisa, in cui il Comune assuma un ruolo di armonizzazione costruendo un calendario comune, una programmazione triennale dei finanziamenti, e un dialogo strutturato con le parti sociali, senza imporsi sull’autonomia dei soggetti.

Il secondo nodo è generazionale: l’età media elevata degli aderenti alle associazioni segnala la difficoltà a coinvolgere i giovani, che rimanda a sua volta alla qualità della vita, ai servizi e alla conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita. La scuola resta un canale strategico ma poco praticato, mentre esperienze come Fornaci Rosse di Vicenza mostrano potenzialità e limiti dei modelli ibridi tra cultura e socialità.

Infine, la memoria storica del lavoro emerge come leva di futuro, a condizione di sperimentare formati nuovi (come musei partecipati, fotografia, arti performative, linguaggi accessibili) e di ragionare su una scala almeno comprensoriale, capace di includere il sistema produttivo di Conegliano e di ripensare welfare, mobilità e servizi.

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Tavolo 2. Trasformazioni e rigenerazioni urbane: il presente e le sfide 

 

Presidente: Alessandra de Santis, coordinatrice di Economiacircolare.com


Una pluralità di esperienze concrete sta ridisegnando i processi di rigenerazione nelle città di pianura: progetti che nascono spesso in contesti di vuoto o arretramento dell’iniziativa pubblica e che intrecciano riuso del patrimonio urbano, inclusione sociale e risposte a bisogni abitativi e comunitari. Queste pratiche condividono però una fragilità strutturale, legata alla difficoltà di riconoscere e stabilizzare nel tempo il valore che producono.

Il tavolo ha evidenziato come questa tensione si traduca in un duplice scarto: da un lato la fatica delle amministrazioni nel dotarsi di strumenti e competenze capaci di leggere fenomeni complessi e trasversali; dall’altro la difficoltà dei progetti di passare dalla sperimentazione alla continuità, restando spesso dipendenti da equilibri locali instabili.

In questo quadro, l’abitare emerge come nodo che attraversa tutte le esperienze, insieme al tema del rapporto tra pubblico, imprese e terzo settore, dove il rischio è che la collaborazione si riduca a esternalizzazione o a operazioni di immagine, più che a un reale riequilibrio del valore generato sui territori. In controluce, emerge infine la difficoltà delle città di pianura a ridefinire una propria identità post-industriale e a costruire traiettorie di sviluppo condivise.

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Tavolo 3. Formazione e Competenze: una città per restare

Presidente: Stefano Radaelli, Scuola Impresa Sociale


La crisi di attrattività di Vittorio Veneto non si risolve semplicemente formando più tecnici. Dal tavolo emerge infatti un «disallineamento strutturale» tra ciò che le imprese offrono, ciò che il territorio rende possibile e ciò che i giovani cercano in un progetto di vita.

Il nodo più urgente sembra essere quello abitativo. Oltre il 50% delle candidature per posizioni aperte viene scartato prima ancora di un colloquio, per impossibilità di raggiungere o abitare il territorio a costi sostenibili. A questo si aggiunge un sistema di trasporto pubblico che serve le scuole ma ignora le zone industriali, e una diffusione di contratti brevi che rende impossibile per un giovane pianificare dove radicarsi. L’instabilità non è un problema individuale: è una condizione sistemica che scoraggia qualsiasi investimento identitario sul territorio.

Le proposte emerse dal tavolo convergono su tre assi: un housing cooperativo pubblico-privato per riqualificare patrimoni inutilizzati come ex caserme, edifici demaniali e immobili religiosi, con affitti calmierati per i lavoratori; un patto di distretto tra imprese per condividere formazione continua e garantire ricollocazione interna in caso di fine rapporto; una governance territoriale a partenariato pubblico-privato, sul modello dei GAL, capace di intercettare fondi europei con visione pluriennale. Si tratta di smettere di agire in silos e costruire una strategia di comunità che metta al centro le condizioni di vita delle persone e «soprattutto i giovani stessi, assenti dai tavoli ma protagonisti indispensabili di qualsiasi strategia credibile».

 

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Tavolo 4. Buona occupazione e nuovi lavori: territori nel futuro

Presidente: Matteo Civiero, ISIA Design Roma


Il tavolo 4 ha affrontato il futuro occupazionale di Vittorio Veneto a partire dalla sua identità manifatturiera e dalla capacità del territorio di offrire qualità della vita e condizioni che consentano alle persone di restare, arrivare e costruire qui il proprio futuro. Al centro della discussione vi sono state l’accesso alla casa, il disallineamento tra competenze richieste e disponibili, la difficoltà di trasmettere i mestieri e di presentare manifattura, artigianato e agricoltura come percorsi desiderabili per i giovani, in uno scenario istituzionale e della formazione ancora frammentato.

 

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Tavolo 5. Economie locali: commercio cittadino e presidi di comunità

Presidente: Anna Marson, IUAV Venezia

Il Tavolo 5 ha affrontato il tema delle economie locali e del commercio cittadino in un contesto di progressiva desertificazione dei centri urbani e trasformazione delle abitudini di consumo. Il confronto ha evidenziato la necessità di trattenere valore nelle filiere locali e di rilanciare la città a partire dall’attrazione e permanenza dei giovani, intrecciando politiche abitative, formazione e lavoro.

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#3
Le voci dei protagonisti

 


Guarda e ascolta l’intervento di Alessandra De Santis

 


Guarda e ascolta l’intervento di Stefano Radaelli

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#4
Quando i territori immaginano.
Le alternative

 

L’incontro dell’8 maggio a Vittorio Veneto si è concluso con un dialogo tra letteratura, ricerca e visione del futuro. In questo estratto, gli scrittori Fabio Deotto e Giovanni Montanaro si confrontano sui rispettivi “Piani B” per i territori contemporanei: alternative possibili ai modelli di sviluppo ereditati dal passato, capaci di tenere insieme lavoro, qualità della vita, relazioni e senso dei luoghi. Attraverso prospettive diverse ma complementari, il loro dialogo invita a immaginare futuri non predeterminati, interrogandosi su come città e comunità possano affrontare le trasformazioni in corso senza rinunciare alla propria capacità di generare appartenenza, opportunità e desiderio di restare.


Guarda il video-intervento di Giovanni Montanaro e Fabio Deotto

Le riflessioni emerse durante la giornata convergono attorno ad alcune priorità condivise.

La prima riguarda l’abitare, riconosciuto come condizione essenziale per l’attrattività e la coesione sociale dei territori: servono nuovi strumenti di intermediazione, modelli di housing cooperativo e politiche capaci di riportare in uso il patrimonio inutilizzato.

La seconda riguarda la costruzione di una governance territoriale più integrata, in grado di coordinare attori diversi, valorizzare il lavoro delle reti civiche e superare la frammentazione degli interventi.

La terza riguarda le competenze e le giovani generazioni: trattenere e attrarre persone richiede non solo occupazione, ma servizi, mobilità, spazi culturali e prospettive di vita.

Infine, è emersa la necessità di riconoscere il valore della cura, dei saperi locali e della memoria produttiva come risorse strategiche per lo sviluppo.

Dalla rigenerazione degli spazi dismessi al rafforzamento delle reti territoriali, dalle politiche per l’abitare alla costruzione di percorsi intergenerazionali di trasmissione delle competenze, le proposte emerse indicano una direzione comune: investire sulle condizioni che rendono possibile vivere, lavorare e restare nei territori, attraverso la ricerca di nuove alleanze tra comunità, istituzioni e imprese per costruire territori più abitabili, inclusivi e capaci di immaginare il proprio domani.


Guarda e ascolta l’intervento di Bruno Settis

 


Guarda e ascolta l’intervento di Anna Marson

Approfondisci: scopri il workshop There is a Plan B. Quale modello di sviluppo per una città di pianura?

Il programma dell’8 maggio del festival Works, dal titolo Quale modello di sviluppo per una città di pianura? è a cura di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e prevede una giornata di workshop su tre direttrici tematiche: Memorie industriali e patrimonio culturale/ Trasformazioni urbane e rigenerazioni territoriali/ Competenze, attrattività e nuove economie locali.

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