Lavoro e sicurezza sociale: il doppio filo della democrazia


Articolo tratto dal N. 89 di Non arrivare alla fine del mese Immagine copertina della newsletter

L’articolo 1 della nostra Costituzione è la cartina tornasole delle condizioni sociali ed economiche della democrazia. Solleva il problema della sovranità della Repubblica in un contesto in cui le relazioni internazionali, economiche e politiche diventano via via più stringenti per i singoli statisia quando, come nei primi decenni del dopoguerra, si riconfigura l’ordine internazionale sui diritti umani e sulle relazioni di cooperazione tra gli stati occidentali, sia quando inizia la decostruzione di quell’ordine.

Quando il lavoro perse il suo primato

Negli anni Settanta, in coincidenza con la fine del sistema di Bretton Woods (linsieme delle regole e delle istituzioni economiche mondiali stabilite per guidare la finanza globale post-Seconda Guerra Mondiale) e con la prima grave crisi petrolifera, seguita alla guerra di Yom Kippur, mutò la direzione della politica europea con l’attribuzione del primato non più al lavoro, ma all’impresa, per cui l’impossibilità di licenziare venne considerata disincentivante per gli investimenti e penalizzante per chi cercava lavoro. Cominciò allora il processo che portò l’élite politica ad abbracciare l’ideologia della fine del principio della piena occupazione e la convinzione che il passaggio da un’economia mista a un’economia monetaria capitalistica rendesse la nostra Costituzione un documento del passato (questa era l’idea del Gruppo di Milano del 1981, guidato da Gianfranco Miglio, il primo movimento di costituzionalisti e politici a favore della riforma in senso presidenzialista della Repubblica).

Nel primo decennio del XXI secolo, la deregolamentazione del lavoro venne legalizzata con la revisione dello Statuto dei lavoratori sotto il governo Renzi, che comportò la frammentazione del lavoro in prestazioni occasionali e variabili, la trasformazione del salario in retribuzione per prestazione e l’indebolimento del ruolo della contrattazione sindacale. Finì l’epoca in cui il lavoro era inteso non solo come una funzione privata o di libera scelta, ma anche come una funzione pubblica.

L’articolo 1, dunque, misura la tensione tra i poteri dello Stato, poiché esprime l’equilibrio delle forze socio-economiche.

Fondata sul lavoro”

A prova del suo valore, si può dire che la Costituzione del 1948 è un testo che non ci impone una lettura determinata e definita del processo lavorativo e del lavoro, mentre ci indica, questo sì, una stella polare – l’eguale dignità del lavoratore – che orienti le scelte e le decisioni politiche e sociali. Come scrisse Maurizio Fioravanti nel 2001, la Costituzione ci invita a non considerare l’economia e la politica come sfere appartenenti a “due mondi diversi”: la prima fatta di “dure oggettività” o quasi rapporti naturali, e la seconda retta da “volontà artificiali” e da ideologie.

La ricchezza interpretativa che l’articolo 1 sprigiona può essere ancora meglio apprezzata qualora si presti attenzione al fatto che, nel designare l’identità politica del paese, esso non si serve del termine “nazione” o di una nazionalità definita. Parla invece dell’Italia come, uno spazio giuridicostorico culturale abitato da persone che promettono a sé stesse essenzialmente due cose: responsabilità sociale e rispetto delle norme comuni; persone che, in quanto cittadini, che “lavorano”, non devono avere un’identità nazionale predefinita. Da “fondata sul lavoro” si sprigionano un universalismo e un principio di inclusione e accoglienza, le cui potenzialità sono enormi e non sono sufficientemente sottolineate né apprezzate.

Intervenendo in Assemblea plenaria nel marzo 1947, Lelio Basso invitò a guardare agli articoli sul lavoro non come a un patto fra attori che guardavano al passato o che cercavano compromessi per un futuro breve, ma come un impegno che i cittadini di domani avrebbero preso con sé stessi: non cessare mai di preoccuparsi delle condizioni effettive della loro dignità, quale fosse stato il contesto.

“Finché non sarà garantito a tutti il lavoro, non sarà garantita a tutti la libertà; finché non vi sarà sicurezza sociale, non vi sarà veramente democrazia politica; o noi realizzeremo interamente questa Costituzione, o noi non avremo realizzata la democrazia in Italia”.

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