Il lavoro collettivo cambia lo sport


Articolo tratto dal N. 102 di Padroni del gioco Immagine copertina della newsletter

«Un’organizzazione orizzontale nello sport è vincente, perché lo sport ha bisogno delle opinioni e delle idee di tutti. Se si collabora in modo sincero e intelligente, con la capacità di fermarsi al momento giusto, di affrontare i personalismi, la cooperazione fra le persone porta solo vantaggi».

È il punto di vista di Gino Sirci, presidente di una cooperativa sportiva, ma non una qualunque: si tratta dei campioni in carica ma il loro capitano, Simone Giannelli, è capitano anche della nazionale e l’Italia è campionessa d’Europa e del mondo.

La cooperativa Sir Safety Umbria Volley Perugia è una società pallavolistica maschile nata a Bastia Umbra nel 2002. Allora aveva giusto una squadra in serie C, e poi un pezzettino per volta è cresciuta. Hanno raggiunto la serie B2, poi B1 e così via, fino all’A1, la “superlega”: «Ora stiamo attraversando un buon momento. Molto buono» racconta con comprensibile orgoglio Sirici. Quella della Sir Safety Umbria Volley Perugia è una bella storia, di una squadra che nasce piccola e poi cresce fino ad arrivare ad un apice che 25 anni prima avrebbe osato a stento sperare.

Ma è anche una storia speciale, particolarmente significativa, perché racconta che uno sport un po’ più pulito e orizzontale di quello che siamo abituati a immaginare può arrivare in cima a tutte le classifiche e «prevalere su gestioni più verticali», come ci racconta Sirci: «Le cooperative nascono piccole e diventano grandi, ma anche i dinosauri nascono piccoli. Sir Volley Perugia è un sodalizio di persone, giocatori, presidenti, con un assetto sindacale, un’unione fra membri».

Nel 2001 scelsero questa ragione sociale come visione del mondo: li avrebbe aggregati al mondo della cooperazione, avrebbe garantito assistenza e sindacalizzazione, quindi dignità lavorativa per tutti i soci, ed essere parte di LegaCoop li avvicina ad altre realtà cooperative che possono per esempio fare da sponsor.

L’innovazione della Polisportiva S. Vito 

Storie come queste sono speciali perché raccontano che le cose si possono far diversamente, e nel farle diversamente spesso stanno meglio tutti. Con tutti si intende tutti i lavoratori, perché lo sport è (anche) un lavoro. E se stanno meglio tutti, magari si vince pure. 

È così anche per Giovanni Raggi, presidente della Polisportiva S. Vito, a San Vito al Tagliamento, in provincia di Pordenone: una realtà con un modello integrato che unisce sport, prevenzione, salute e servizi alla persona attraverso il progetto Polo SportXSalute, che comprende piscina, palestra e centro medico.

Sono nati anche loro all’inizio degli anni Duemila: «All’epoca scegliemmo la forma della cooperativa per tutelare i lavoratori. Volevamo garantire tutti i diritti del lavoratore, in tutti i settori sportivi, in modo che avessero non solo dei contratti, ma anche dei percorsi di crescita interni, garantendo alta qualità del servizio.Questo ci ha permesso di differenziarci, eravamo gli unici ad avere forza lavoro dipendente, molto di qualità, con un servizio educativo di alto livello».

E il riconoscimento c’è: per quanto si trovino in un’area delocalizzata, in un paese piccolo, il loro è uno degli impianti pubblici con maggior accessi nella regione, oltre 300 al giorno, 350.000 all’anno. «Abbiamo scelto di costruire una struttura stabile e fortemente professionalizzata, con competenze che vanno oltre quelle strettamente sportive.

Il team direzionale comprende infatti figure con esperienza manageriale, economico-finanziaria e gestionale, affiancate da professionisti dello sport, della medicina e della riabilitazione. La cooperativa conta oltre 50 collaboratori, di cui 22 a tempo indeterminato, molti presenti da oltre vent’anni. Questa continuità ha permesso di creare un gruppo coeso, con competenze consolidate e una forte capacità gestionale, alla base del modello sviluppato dalla cooperativa».

Non solo attività sportive 

Il centro sportivo integra attività sportiva, prevenzione, servizi medici e riabilitazione. Offre palestra, attività in acqua, percorsi rieducativi e post-trauma, con servizi rivolti a tutte le età e particolare attenzione alle persone con disabilità. Chiunque si iscriva ha diritto ad un check-up motorio in seguito al quale vengono definiti percorsi specifici, condivisi e monitorati da personale medico e istruttori.

E se i macchinari sono avanzatissimi e accessibili assieme è perché la cooperativa lo rende possibile: «ci consente di reinvestire gli utili nei servizi e nelle tecnologie, mantenendo prezzi accessibili e prestazioni di qualità». È un modo di redistribuire salute, rendere democratica la riabilitazione e fare un profondo lavoro di prevenzione e dunque, indirettamente, di fare da sponda all’affaticatissima sanità pubblica. 

Difficoltà ce ne sono, spiega Raggi, a causa della scarsa preparazione e conoscenza a livello pubblico del modello cooperativo: «attualmente è più facile che la gestione di un impianto venga affidata a una società o associazione sportiva, ad esempio calcistica, piuttosto che a una cooperativa, perché il sistema tende a funzionare secondo questa logica consolidata.

Invece bisogna imparare a distinguere la gestione di un impianto dalla gestione dell’attività sportiva, sono due ambiti che richiedono competenze differenti: da una parte allenamenti, formazione e organizzazione delle squadre; dall’altra visione gestionale, aspetti economico-finanziari, manutenzione della struttura, programmazione».

Per questo, insieme a Legacoop, di cui fanno parte, stanno cercando di promuovere una maggiore consapevolezza rispetto a questa distinzione, sostenendo l’importanza di attribuire a ciascun soggetto compiti e responsabilità coerenti con le proprie competenze. Parallelamente, ambiscono a replicare il modello in altri contesti, magari adattandolo e modificandolo in funzione delle specifiche esigenze territoriali e organizzative.

Uno sport per tutti 

Sono due casi, questi di Sir Volley Perugia e della polisportiva S. Vito, molto simili in diversi aspetti: si inseriscono in contesti che quasi sempre immaginiamo poco puliti, molto gerarchici, fatti di grandi imprenditori che comprano e mettono a profitto una piscina, o una squadra sportiva, con l’obiettivo di trarne più vantaggio possibile, al minor costo possibile; entrambe fanno della gestione orizzontale uno dei loro punti di forza.

Ed entrambe funzionano bene, anzi benissimo, perché si occupano soprattutto di lavorare bene, di fare le cose con cura, attenzione, consapevolezza e ascolto.

Costruiscono la loro forza sulla qualità e la conoscenza, permettendo a tutti, lì dentro, di lavorare al meglio e di metterci del proprio perché, come diceva all’inizio Gino Sirci, lo sport ha bisogno delle opinioni e delle idee di tutti. 


La rubrica Cronache della cooperazione nasce dalla collaborazione con Legacoop in vista della prossima Biennale dell’Economia Cooperativa (Milano, 9-10 ottobre 2026).

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