Rubrica editoriale de La Nostra città futura dedicata alle #Elezioniamericane


Tradizionalmente l’appuntamento delle presidenziali americane non è solo un confronto interno agli Stati Uniti.  Quella scadenza elettorale ogni quattro anni è anche l’occasione in cui, con maggiore attenzione, molti volgono uno sguardo per capire “come funziona il mondo” e valutare lo “stato di salute” delle relazioni internazionali e delle dinamiche democratiche.

Trent’anni dopo la caduta del Muro e la fine della Guerra fredda, il quadro non è maggiormente disteso: il disordine internazionale è aumentato, gli Stati Uniti che sembravano allora presentarsi come i garanti di una stabilità; alternano politiche di presenza a politiche di progressivo ritiro; il quadro mediorientale non sembra più costituire un punto fermo della loro politica; emergono nuove potenze regionali in quell’area con intenzioni di egemonia (p.e. Turchia); una possibile politica atlantica appare senza un volto; l’Europa presenta una condizione di debolezza o di marginalità come forza capace di esercitare un ruolo di mediazione nei conflitti soprattutto quelli prossimi ai suoi confini.

Come funziona oggi il sistema delle relazioni internazionali? Quale crisi lo attraversa? Chi sono i nuovi protagonisti?

Non solo. Le elezioni di novembre saranno un’occasione per un bilancio sulla politica sovranista, sul successo in Brasile, in Russia, in Ungheria, in Turchia di opzioni illiberali e autocratiche, sulla radicalizzazione muscolare del linguaggio e dello scontro politico in un contesto internazionale caratterizzato da una progressiva crisi di fiducia verso le democrazie liberali.

Quanto successo sarà in grado di riscuotere la retorica dell’America first nel pieno della crisi globale connessa alla pandemia, che negli Stati Uniti ha colpito duramente le fasce marginali rivelando, in tutta la loro tragicità, le profonde disuguaglianze sociali che connotano il Paese?

Cosa possiamo aspettarci dal futuro prossimo? Quali gli scenari probabili? L’Europa avrà un ruolo da svolgere o il suo ruolo è quello dello spettatore passivo?


Contributi e approfondimenti



Di seguito proponiamo un primo intervento del professor Mario Del Pero,  sulle relazioni tra Stati Uniti e Israele e sulla questione ancora aperta dell’annessione della Cisgiordania.


 

 

 

 

 

 

 

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