11-04-2018 18:30

Verso il Jobless Society Forum 2018
Guarda il diario di bordo del Jobless Society Forum 2017

Stagione Ribelle \ Let’s Think
Percorsi di lettura: Partecipazione e rappresentanza

 

11 aprile – 3 maggio – 28 maggio

Tre incontri presso
Fondazione Giangiacomo Feltrinelli,
Viale Pasubio, 5, Milano

Inadeguatezza dei sistemi di formazione tradizionale; disoccupazione, soprattutto giovanile, e aumento delle forme lavorative flessibili e non standard; crisi della rappresentanza tradizionale e declino della mobilità sociale; retribuzioni stagnanti e divergenze tra crescita della produttività e crescita dei salari. C’è chi lavora troppo e chi non lavora affatto; chi ha compensi elevati e retribuzioni insufficienti; chi gode di tutele tradizionali e chi non ha rappresentanza; chi padroneggia le nuove tecnologie e chi pare destinato a nuove forme di esclusione digitale.

Viviamo in un’era in cui il lavoro appare sempre più frammentato e “uberizzato” con un progressivo e generalizzato aumento dell’incertezza sociale ed economica associata a una progressiva perdita di diritti.

Oggi il lavoro fatica a essere riconosciuto come la principale fonte di reddito oltre che strumento di pieno cittadinanza sociale che dà accesso ai diritti sociali, alla protezione pubblica e privata di welfare, alla rappresentanza e alla partecipazione associativa e politica. In questa prospettiva contrastare gli effetti negativi della trasformazione del lavoro non riguarda solamente la compensazione del deficit di reddito attraverso forme di redistribuzione delle risorse (sussidi) o del lavoro (lavorare meno per lavorare tutti), ma anche modalità di diffusione della conoscenza e della professionalità che consentano a tutti opportunità di capacitazione e realizzazione in contesti lavorativi complessi e dinamici, partecipando all’interno di processi di crescita che siano socialmente sostenibili e non solo competitivi e ad alta produttività.

È possibile dunque prendere in mano le sfide del presente, scommettendo su una nuova cultura della formazione, su una nuova etica della responsabilità capace di identificare e mettere a sistema differenti tipi di risorse, e su qualità e intraprendenza umana nel generare occupazione inclusiva all’insegna di un rapporto di coesistenza tra uomo e macchina?

Dalla necessità di ripensare – anche distruttivamente – la filiera della formazione, all’identificazione di nuovi sistemi e riforme di welfare all’insegna dell’occupabilità, fino alle politiche per contrastare iniquità retributive e promuovere un lavoro di qualità: di questo e molto altro discuteremo nel corso di tre serate in compagnia di Martin Laba (Simon Fraser University), Bruno Palier (SciencePo).


Education (r)evolution
Mercoledì 11 aprile – 18.30

Nell’ambito della formazione e dell’istruzione si constata che l’apprendimento fondato sul semplice trasferimento di conoscenze e saperi non garantisce la formazione di attitudini adatte alle richieste del lavoro e della vita. Sempre più spesso l’insegnamento basato sulla trasmissione e valutazione del sapere – di natura contenutistica e unidirezionale – genera nei giovani demotivazione e senso di estraneità: secondo i dati del MIUR, l’abbandono scolastico è in calo, ma ancora tra i più alti d’Europa.

Dispersione scolastica dunque, ma anche divario tra competenze e occupazione, sia in termini di skills-mismatch che di overqualification. Senza dimenticare poi l’alto tasso di disoccupazione giovanile italiano: sono questi i principali fenomeni di carattere strutturale che collocano il nostro Paese ai margini delle classifiche europee e che inibiscono a loro volta crescita e progresso.

È evidente che oggi esiste un problema pedagogico relativo alla costruzione di capacità e competenze utili per rispondere alle esigenze mutevoli della vita e agli scenari non ancora prevedibili del lavoro, cui la filiera della formazione nel suo rapporto con il mondo del lavoro è chiamata a rispondere.

Come riequilibrare offerta e domanda di lavoro? Di quali innovazioni e trasformazioni abbiamo bisogno affinché la filiera della formazione possa tornare ad avere un ruolo chiave per la crescita della società, e continuare a svolgere il suo compito di inclusione e coesione sociale e di empowerment degli individui?

Di questo e molto altro parlerà Martin Laba, professore alla School of Communication alla Simon Fraser University di Vancouver.

Materiali di approfondimento:

 

 


Working in the balance
Lavoro, vulnerabilità sociale e nuovo welfare welfare-state
Giovedì 3 maggio – 18.30

Negli ultimi anni, il mercato del lavoro e i regimi di welfare sono stati sottoposti a intense pressioni economiche e interessati da profondi cambiamenti nelle strutture sociali e demografiche. La relazione tra questi due domini, quello del lavoro e quello del welfare, è cambiata e diventata sempre più conflittuale in molti paesi europei, in parte come conseguenza dello sviluppo delle nostre società.

La rivoluzione tecnologica in atto e i suoi impatti sul mercato del lavoro, sta infatti ponendo sfide inedite per il tradizionale sistema di welfare ereditato dal XX secolo e strutturato per un sistema economico di stampo fordista. Le classiche prestazioni tradizionali offerte dall’intervento pubblico – pensioni legate al reddito e assicurazioni contro la disoccupazione, solo per citarne alcune – sembrano oramai insufficienti nel tutelare i lavoratori dai nuovi rischi economici e sociali dell’economia digitale, con particolare riferimento a carriere occupazionali frammentate e flessibili e a lavori temporanei, precari e mal retribuiti.

Questi cambiamenti minacciano il tradizionale sistema di welfare anche nella sua sostenibilità economica: la diminuzione della forza lavoro, dovuta all’ondata di automazione tecnologica, e la presenza di carriere meno stabili si associano a una diminuzione delle entrare necessarie per finanziare le politiche di welfare.

In tale contesto, di arretramento delle risorse pubbliche e di aumento di una fascia della popolazione sempre più vulnerabile, assistiamo allo sviluppo di nuove forme di scambio in una logica comunitaria, pensati per promuovere un’etica della responsabilità capace di identificare e mettere a sistema differenti tipi di risorse (private, pubbliche, umane, finanziarie) in funzione di maggiori tutele per chi vive condizioni di marginalità dal mercato del lavoro.

Dalle criticità che interessano il tradizionale sistema di welfare, al ripensamento delle logiche di investimento sottese alle riforme di stampo welfaristico, fino all’analisi di alleanze e percorsi di ibridazione virtuosi che si sviluppano tra i differenti attori del territorio e che consentono di reinventare le comunità territoriali e promuovere servizi meglio rispondenti alle esigenze di tutela dei lavoratori.

Di questo e molto altro parlerà Bruno Palier, CNRS Research Director at Sciences Po.

Materiali di approfondimento:

 


 

In-equalities
Per condizioni di equità nel mondo del lavoro
Venerdì 18 maggio – 18.30 social_welfare

Il progresso tecnologico sta trasformando il funzionamento degli attuali mercati, abbassando notevolmente il costo fisso del lavoro e centralizzando i benefici a favore di una ristretta elitè di individui che operano in un regime quasi monopolistico. In tale prospettiva l’iniqua distribuzione della ricchezza è una delle principali sfide che il mercato del lavoro si trova oggi ad affrontare e che colpisce tanto i Paesi avanzati quanto le economie in via di sviluppo. In Italia – stando al quarto rapporto di Oxfam sulla disuguaglianza economica nel mondo – a metà 2017, il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta. A tale problema si aggiunge quello relativo al calo dei redditi. Secondo l’Istat, il potere di acquisto delle famiglie si è ridotto negli anni: il reddito da lavoro autonomo è calato del 15%, assieme alla retribuzione media dei dipendenti.

Questi dati ci segnalano un messaggio importante: vivere del lavoro che si ha è una delle principali sfide che gran parte degli occupati si trova oggi ad affrontare. In tale scenario le prospettive future non sembrano essere rassicuranti: il divario generazionale in termini di reddito e ricchezza sembra destinato a raddoppiare entro il 2030. La stagnazione e il calo dei salari dunque, assieme a una fase di disaccoppiamento tra produttività e crescita dei salari, rappresentano alcune delle principali tendenze macroeconomiche che generano tensioni e iniquità e che se non opportunatamente gestite contribuiscono a innalzare le disuguaglianze nel mercato del lavoro.

Quali sono i fattori alla base delle disuguaglianze nei salari e nella distribuzione della ricchezza? Quali riforme e politiche possono garantire condizioni di giustizia sociale a livello retributivo? Come contrastare forme illecite di lavoro che inibiscono una distribuzione della ricchezza a beneficio della collettività?

 

Materiali di approfondimento:

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