21-02-2020 18:00
Luogo: Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, viale Pasubio 5


A partire dagli anni Settanta del Novecento, la sinistra riformista europea si è via via adattata alle condizioni imposte dall’apertura dei mercati accettando la visione neoliberale della società. Nel 1992 è andato in frantumi il sistema politico che ha caratterizzato l’Italia repubblicana per i primi 50 anni della sua storia, caratterizzato dalla competizione e dalla convivenza tra i grandi partiti di massa che incarnavano la cultura democratica cristiana, socialista e comunista. Le culture politiche a diverso titolo riconducibili al riformismo e alla socialdemocrazia non sono riuscite a riemergere da quella crisi con la capacità di formulare una visione alternativa di società. Si sono mostrate incapaci di reagire alla crisi del 2008 e alle sue molteplici conseguenze materiali e immateriali, lasciando campo aperto ai populismi di varia natura e tendenza. Cosa resta della socialdemocrazia? Come il campo progressista dovrebbe ripensare il ruolo dello Stato nel suo rapporto con l’economia, con la società, con la cittadinanza? L’uguaglianza può ancora essere la bussola fondamentale di un’alternativa socialdemocratica nell’epoca dell’iper-individualismo?

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