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Il rompicapo dell’Unione europea politica


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Che entità politica è l’Unione europea? I padri fondatori dell’Ue lasciarono questa domanda aperta, dandosi l’obiettivo di creare una “Unione sempre più stretta tra i popoli d’Europa”. Questa formula, pur presagendo la creazione di un’unione politica, ha lasciato molti interrogativi su quale forma avrebbe dovuto prendere l’Unione: gli Stati Uniti d’Europa, pienamente democratici? O un’unione di Stati dove sono i governi eletti a prendere le decisioni?

A partire dal Trattato di Maastricht, si è provato a rispondere a questa domanda, in parte rafforzando il Parlamento Europeo, in parte cercando di creare una Costituzione europea.

Nonostante oggi l’Unione europea si trovi a prendere decisioni di natura politica che hanno un forte impatto sui cittadini europei, rimane ancora una forte ambiguità su che tipo di ‘animale politico’ sia l’Unione europea. Chiaramente, il rafforzamento delle politiche sociali e delle competenze nella difesa, oggi vissute come prioritarie dai cittadini e dalle istituzioni Ue, passa anche da un rafforzamento della legittimità politica dell’Unione europea, visto che tali scelte comporterebbero una forte ingerenza in decisioni che, ad oggi, rimangono ancora saldamente nelle mani dei governi nazionali. Dall’altro lato, Stati Membri e cittadini europei si sono espressi contro un ampliamento politico dell’Ue, in particolare nel caso della Brexit, dove nel 2016 una maggioranza cittadini ha votato la “secessione” del Regno Unito dall’Ue per mantenere e rafforzare la propria sovranità politica. A fronte di questo quadro, cosa dicono cittadini e partiti sull’opportunità di rafforzare l’Unione politica della Ue?

Cosa ne pensano i cittadini

Partiamo da quelli che sono gli orientamenti dei cittadini europei rispetto al ruolo del Parlamento europeo, un’istituzione che dovrebbe esprimere la volontà dei cittadini Ue collaborando con Consiglio e Commissione nella creazione dei regolamenti. Secondo i dati del sondaggio Eurobarometro condotto nel 2023 su un campione di circa 27000 residenti provenienti da 27 Paesi Ue, i cittadini europei vorrebbero, per il 53%, un ruolo “più importante del Parlamento Europeo. A fronte di questo dato, il 30% vorrebbe un ruolo “meno importante”, mentre il 10% si accontenterebbe che i poteri del Parlamento Europeo restino “come sono ora”. Si tratta quindi di un quadro piuttosto frammentato, coerente con l’avanzata dei partiti e movimenti sovranisti in tutta Europa.

L’Europa politica vista dai partiti europei

Il Partito Socialista Europeo (PES) non ha un impegno preciso su quella che è la natura politica dell’Europa, promettendo però di rafforzare Parlamento Europeo e Commissione nel contesto del prossimo allargamento europeo ad Est, attraverso modifiche mirate dei Trattati europei. Questo rafforzamento avrà una natura politica, permettendo a Commissione e Parlamento di dotarsi di nuovi strumenti per salvaguardare ambiente, democrazia e il modello sociale europeo.

La Sinistra Europea risulta più specifica nelle sue proposte: il Parlamento Europeo dovrà poter dare avvio al processo legislativo, eleggere direttamente la Commissione, creare proposte sul budget europeo e esercitare controllo sulla Banca Centrale Europea: si tratta quindi di rendere più simile il Parlamento Europeo ai parlamenti nazionali, aumentandone il potere politico. Inoltre, la Sinistra Europea si dice favorevole a riprendere il dibattito sul futuro dell’Europa, questa volta con un ruolo più centrale di Parlamento Europeo, parlamenti nazionali, e società civile.

In modo analogo alla Sinistra Europea, i Verdi Europei propongono che il Parlamento Europeo sia dotato del potere di creare iniziative di legge, diventando così la prima camera legislativa della UE: il ruolo del Consiglio dovrebbe essere quello di seconda camera e le sue decisioni dovrebbero essere trasparenti, evitando ‘accordi notturni’ di natura intergovernamentale. Nel contempo, il Parlamento Europeo dovrebbe proporre il Presidente della Commissione. Una terza proposta volta a rafforzare l’Unione Politica è quella di creare liste di voto “transnazionali” per le elezioni del Parlamento Europeo, in modo da rafforzare la natura europea dell’istituzione e ridurre il peso delle preferenze nazionali. Infine, la proposta di creare referendum europei mira a rafforzare la partecipazione diretta dei cittadini nel processo legislativo Ue.

Per quanto riguarda i liberali europei, ALDE dedica una sezione intera del proprio manifesto allo stato di salute dell’Unione e alle riforme istituzionali viste come necessarie. In ottica di un’Unione più politica, obiettivo di ALDE diviene l’apertura del processo decisionale UE, modificando i trattati all’insegna di partecipazione dal basso e trasparenza. Integrazione delle comunità di base, smantellamento dell’approccio ‘a silos’ della Commissione, semplificazione dei processi decisionali, ma anche elementi più simbolici e identitari, come la volontà di rendere il 9 Maggio festa nazionale in ogni Stato Membro: queste le proposizioni principali della visione di ALDE per una Ue più politica.

Passando ai Popolari (PPE), ‘motore immobile’ dell’integrazione europea (come viene ribadito nel manifesto, dove non mancano attacchi ai passati tentativi di socialdemocratici e verdi di impedire nuovi step nell’integrazione), le affermazioni su un’Europa più politica si intrecciano con quelle relative alla politica estera, vera regina del manifesto. Per decidere quali competenze deve (e dovrà avere) l’Unione, così come per difendere i valori fondamentali (anche in vista dei possibili allargamenti) viene dunque chiamata la necessità di una Convenzione Europea, punto di partenza per una possibile riforma dei Trattati. Obiettivo parallelo a quello strategico, le necessità democratiche: avvicinare l’UE ai suoi cittadini e coinvolgere maggiormente la società civile.

Concludendo con i Conservatori e Riformisti (ECR), lo spirito chiave che guida il manifesto è composto di appelli a maggiore sussidiarietà e semplicità: uno spazio in cui non c’è molto posto per una Europa maggiormente integrata politicamente. Nell’ottica della ‘Confederazione di nazioni’ non c’è dunque spazio per step up, non soltanto verso il federalismo voluto dalla parte a sinistra del centro dello schieramento politico (LEFT esclusa), ma neppure verso il più moderato approccio di politicizzazione calibrata proposto dai Popolari. Affermazioni chiave: difesa delle diverse sovranità nazionali, diminuzione delle competenze dell’Unione, rifiuto di ogni ‘centralizzazione non necessaria’, difesa di sussidiarietà e proporzionalità.

 

 

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