Calendario civile

Un secolo di Scala del calcio


Tempo di lettura: minuti

Cosa e perché

Una delle infrastrutture più significative della Milano contemporanea, lo stadio Giuseppe Meazza di San Siro compie cent’anni. Inaugurato il 19 settembre 1926, lo stadio ha attraversato tutto il Novecento diventando un luogo simbolo della città.

La storia di San Siro è importante perché mostra come un impianto sportivo possa trasformarsi in patrimonio collettivo: uno spazio che appartiene alla memoria pubblica e popolare di Milano. Le notti sportive europee, i grandi concerti internazionali, le manifestazioni civiche e le trasformazioni del quartiere attorno allo stadio raccontano una città che cambia e che vede in San Siro un luogo di riconoscimento, di conflitto e di celebrazione.

Il centenario arriva in un momento in cui il futuro dell’impianto è al centro di un duro scontro politico e ambientale. Tra la prospettiva della demolizione e la costruzione di un nuovo impianto privato, il tema travalica la sola funzione sportiva e interroga direttamente il modello di sviluppo della Milano contemporanea, la tutela dei suoi luoghi simbolici e il diritto alla città.

Guarda il video

Scopri la data

La prima partita a San Siro

Il 19 settembre 1926 San Siro viene inaugurato con un derby tra Milan e Inter. Finisce 6-3 per i nerazzurri, ma il primo gol nella storia dello stadio lo segna il rossonero Giuseppe “Pin” Santagostino.

Tra i ventidue giocatori in campo ci sono anche Antonio Powolny e Fulvio Bernardini. Il primo è un attaccante austriaco che di mestiere fa il poliziotto. Il secondo viene convinto dall’Inter a trasferirsi a Milano con la promessa di un posto di lavoro in banca e dell’iscrizione all’Università Bocconi. Sono storie che raccontano un calcio ancora lontano da quello professionistico di oggi. Poche settimane prima, la Carta di Viareggio aveva introdotto la figura del “non dilettante” e previsto i primi rimborsi per i calciatori, ma il professionismo era ancora agli inizi: per molti, il calcio si affiancava ancora al lavoro svolto durante la settimana.

L’evoluzione dello stadio

Lo stadio di San Siro nasce nel 1926 per volontà di Piero Pirelli, allora presidente del Milan, in quella che all’epoca era ancora una zona agricola ai margini della città. Il primo impianto è uno stadio “all’inglese”, privo di pista d’atletica e pensato esclusivamente per il calcio. Sotto gli spalti trovano posto anche le stalle e i depositi di foraggio destinati al vicino ippodromo.

Negli anni Trenta, mentre il regime fascista fa dello sport uno strumento di propaganda nazionale, lo stadio viene ampliato con le curve e portato a 55.000 posti. La trasformazione decisiva arriva nel 1955 con la costruzione del secondo anello e delle iconiche rampe elicoidali: la capienza arriva a circa 100.000 spettatori e San Siro si consacra come monumento della Milano industriale. L’ultima grande metamorfosi risale ai Mondiali del 1990, quando l’aggiunta delle undici torri cilindriche, del terzo anello e della copertura dà allo stadio l’aspetto che, con alcune modifiche, conserva ancora oggi.

Cartolina del 1926 che presenta una veduta dello stadio di San Siro appena inaugurato: il nuovo campo del Milan F.C. è ancora isolato ai margini della città e circondato da terreni agricoli, prima degli ampliamenti che ne avrebbero trasformato struttura e paesaggio urbano. Le quattro tribune separate (di cui una sola coperta) potevano ospitare 35.000 spettatori.

Dal calcio popolare al consumo d’élite

Se nel secondo dopoguerra e durante il boom economico gli spalti di San Siro erano popolati dalle tute blu, dagli operai delle grandi fabbriche milanesi, dai nuovi cittadini arrivati dal Mezzogiorno e dalle famiglie dei quartieri popolari, nel corso dei decenni anche il pubblico dello stadio è cambiato insieme alla città. La progressiva riduzione del peso dell’industria, la crescita dei servizi e la trasformazione delle abitudini di consumo hanno modificato il modo di vivere il calcio e il tempo libero.

Un cambiamento che ha riguardato anche altri grandi stadi europei. Secondo sociologi come Ian Taylor e Anthony King, in Inghilterra la riorganizzazione degli impianti seguita alla strage di Hillsborough, pensata per ragioni di sicurezza, coincise con la nascita della Premier League e finì per funzionare anche come un dispositivo di selezione economica del pubblico: le vecchie terraces popolari lasciarono spazio a impianti tutti a sedere, con prezzi più alti, mentre il tifoso diventava anche un cliente da fidelizzare.

A Milano la trasformazione ha seguito percorsi propri, ma anche qui il rapporto tra calcio e pubblico è mutato. La partita è entrata nelle case attraverso la televisione, mentre sono aumentati il peso degli sponsor, dei diritti televisivi e delle attività commerciali legate alle società. Allo stadio, accanto alle curve e ai settori tradizionali, si sono moltiplicate aree hospitality, ristoranti, servizi e spazi destinati a un pubblico disposto a pagare cifre molto diverse per assistere alla stessa partita.

Il calcio è diventato così anche un prodotto dell’industria dell’intrattenimento. Una parte del pubblico che un tempo viveva la partita dagli spalti può oggi seguirla da casa, mentre chi continua a frequentare lo stadio lo fa attraverso esperienze sempre più differenziate tra loro, non più definite soltanto dalla fede calcistica ma anche da quanto ci si può permettere di spendere.

La fine della Scala del calcio?

Il centenario arriva proprio mentre a Milano si discute sul destino dello stadio. Le società hanno espresso la volontà di costruire un nuovo impianto e, secondo le dichiarazioni più recenti, l’ipotesi di demolizione del Meazza è considerata oggi la più probabile, anche se il quadro amministrativo non è ancora del tutto concluso. Non si tratta soltanto di una questione di funzionalità sportiva: è in gioco la memoria urbana, il rapporto tra la città e i suoi luoghi simbolici, la domanda su che cosa vada conservato e che cosa, invece, si scelga di lasciar andare.

San Siro compie cent’anni mentre Milano si interroga su cosa significhi perdere un pezzo della propria identità. Decidere il futuro dello stadio significa infatti decidere il futuro di un luogo che ha accompagnato la città per un secolo intero. Più che un semplice anniversario, il centenario diventa così una domanda aperta sul rapporto tra Milano, la propria memoria e i cittadini che la abitano.

Il 5 maggio 1940 San Siro ospita l’amichevole Italia–Germania. Bandiere fasciste e naziste, saluti romani e rituali collettivi trasformano lo stadio anche in un palcoscenico politico, a pochi giorni dall’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale.

Guarda il video di Archivio Luce

Consigli di lettura

Una selezione di cinque titoli per saperne di più

End of the Terraces. The Transformation of English Football

Anthony King, Bloomsbury Publishing, Londra, 2002

Stadi d’Italia. La storia del calcio italiano attraverso i suoi templi

Sandro Solinas,  Bonanno, Arcireale, 2008

San Siro 1926-2026. I 100 anni della “Scala del calcio”

Francesco Bogliari,  Mind Edizioni, Milano, 2026

Il secolo di San Siro in 100 date (più una) da ricordare

Claudio Colombo, Fabio Monti, Meravigli, Milano, 2026

Voci a San Siro

Claudio Sanfilippo, Tiziano Marelli, About Cities, Milano, 2023

La Fondazione ti consiglia

Restiamo in contatto