Presidente onorario Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

Il progetto dell’Illuminismo resta intrinsecamente inadempiuto. E, come sappiamo, si tratta di un progetto destinato a essere ciclicamente messo a dura prova, combattuto e sfidato nei due secoli che sono alle nostre spalle. Un progetto che oggi, ai tempi del romanticismo politico da ventunesimo secolo, è sottoposto a pressione e sembra conoscere il rischio severo della sua dissoluzione e della perdita. Sullo sfondo, una delle matrici fondamentali dei nostri modi di pensare istituzioni, pratiche sociali e modi di convivenza nella diversità: la matrice delle guerre di religione europee.

Il Trattato sulla Tolleranza di Voltaire si presenta così, per noi eredi, come una difesa eloquente della tolleranza come soluzione del problema radicale della convivenza. E definisce uno dei possibili significati della tolleranza per noi, come risposta alla domanda su come possiamo convivere nella diversità, in presenza di un persistente disaccordo fra noi, quanto alla verità su noi e sul mondo. La difesa di  un  valore  come la  tolleranza  consiste  nella sua giustificazione, nelle ragioni che possiamo addurre a suo favore. Come ci ha insegnato John Rawls, quando ci impegniamo nella difesa di un valore che ci sta a cuore, noi ne proponiamo in realtà un’apologia. E l’apologia vale come la giustificazione di quel valore. Essa ha carattere paradigmatico.

 

Frontespizio de Il trattato sulla tolleranza di Voltaire, tratto dal Patrimonio di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

La giustificazione sulla base di ragioni, di una varietà più o meno ampia di ragioni, ci mostra semplicemente che è possibile fornire una risposta alla domanda sulla possibilità della convivenza fra persone divise da lealtà ultime differenti e inconciliabili fra loro. A favore della tolleranza, come ho sostenuto in “Dell’incertezza”, possiamo invocare le ragioni della prudenza, le ragioni del fallibilismo o le ragioni dell’etica. E possiamo anche pensare che a questa varietà di ragioni corrisponda una varietà di circostanze concrete, nel nostro mondo politico e sociale. In ogni caso, dobbiamo prendere sul serio la difficile questione dei limiti della tolleranza. Come ho accennato in Riformismo, nessun discorso responsabile a proposito di tolleranza può eludere la  faccenda dei suoi limiti. Non è accettabile, per ragioni di reciprocità, la tolleranza degli intolleranti. Né possiamo transigere su trattamenti di esseri  umani  che  violano  la  nostra idea elementare della comune umanità. Non possiamo tollerare l’infibulazione, come molte  donne di  culture e società, in cui tradizionalmente la mutilazione genitale femminile è socialmente imposta, ci raccomandano con il loro responsabile rifiuto e la loro coraggiosa protesta.

In ogni caso, quali che ne siano le ragioni  e  quali che ne siano i limiti, la risposta basata sulla virtù della tolleranza è disponibile nel vasto e variegato repertorio di possibilità in cui consiste la storia. La nostra storia. Con maggiore precisione: la storia che è accaduto sia la nostra. Quella catena di vicende situata e contingente che ha generato conflitti e dilemmi così come, per prove ed errori, tentativi di soluzione e abbozzi di risposta. Dando la luce al tempo stesso […] ai criteri per il giudizio politico e morale.

È bene ricordare, leggendo il grande Trattato di Voltaire, che quei criteri e quelle soluzioni e quel paradigma sono, al tempo stesso, gli esiti di una storia contingente che è alle nostre spalle e che, tuttavia, la loro portata e la loro promessa di validità persistono nella durata per noi posteri. Aggiungerei, ancora una volta: persistono nella durata, disponibili non solo per noi, ma per chiunque, come ci ha suggerito Todorov nella sua difesa appassionata dello spirito dell’Illuminismo.

Il Trattato ci dice che anche per tipi come noi, che per secoli ci «siamo sterminati per dei paragrafi», è disponibile una soluzione del problema di come convivere durevolmente nel tempo, riconoscendo quanto ci accomuna in virtù di quanto ci distingue nello spazio delle differenze.

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