Zygmunt Bauman, in un libro uscito nel gennaio 2018 a un anno dalla sua morte (L’ultima Lezione, Laterza), ha scritto che “Tenere vivo il passato, è un obiettivo che può essere raggiunto solo mediante l’opera attiva della memoria, che sceglie, rielabora e ricicla. Ricordare è interpretare il passato; o, più correttamente, raccontare una storia significa prendere posizione sul corso degli eventi passati”.

Dunque ricordare è sempre un atto che noi compiamo nel presente e ciò che descriviamo è sempre approssimativo. La scena esatta del passato è sempre il risultato di molte memorie diverse che si incrociano, si incontrano, si confrontano, talvolta trovando punti di convergenza, oppure di conflitto.

La memoria dunque non è ciò che nel passato è avvenuto. È, allo steso tempo molto di più, ma anche molto di meno. Soprattutto oltre a ricostruire il passato indica le intenzioni di chi ricorda, di chi vuole ricordare.

La memoria tuttavia non è solo quella del singolo, ma anche quella dei gruppi umani, delle collettività, e delle nazioni.

C’è stato un tempo – il tempo della nazione – in cui le date memorabili che hanno fatto la storia della costruzione della nazione hanno dato il senso dell’identità collettiva. La date delle paci raggiunte, degli atti pubblici che segnano le forme del potere organizzato, entrano come date istituzionali e essenziali di quel calendario.

A partire dagli anni ‘90 quella modalità ha avuto delle modifiche. È iniziato da allora un tempo in cui il calendario civile non era più solo la storia della nazione, ma anche quello della costruzione di una dimensione universalistica dell’essere cittadini, in cui le date memoriali, che fossero profondamente radicate nella storia nazionale o meno, dovevano esprimere valori.

Il calendario civile da allora ha iniziato ad assumere una diversa fisionomia, caratterizzato da un rinnovato modo di intendere la storia del gruppo nazionale: non solo le date “diplomatiche” o “politiche” (paci, unità nazionale; fondamenti legislativi, …) ma anche quelle legate agli eventi che includono valori. In questo caso centrali diventano le persone.

Pensare il cittadino di domani significa per questo tornare a riflettere sul senso della dignità, della vita da vivere, della qualità dello stare insieme. In quel caso l’evento collegato non ha valore solo descrittivo, ma anche prescrittivo.

Ciò che cambia, dunque, è il profilo del contenuto di ciò che chiamiamo “Memoria”.

Quella parola che un tempo era associata all’idea di ricorso, di tradizione, comunque di una cosa che rimane nel tempo, si è trasformata nel nostro tempo attuale in ciò che “dobbiamo ricordare”, laddove con questa espressione si intende sia ciò che non possiamo dimenticare, sia ciò che, se eventualmente avessimo lentamente rimosso, dobbiamo recuperare e mettere al centro della nostra memoria, sia infine dare un volto e dunque dignità di memoria non tanto e solo a eventi e a figure, ma a significati che le storie di persone che intendiamo proporre contribuiscono a definire.

Memoria più che un dato, per noi è un risultato, ovvero l’effetto e la conseguenza di uno sforzo e dunque di un’intenzione.

Fare memoria ora implica predisporre altri e rinnovati percorsi per definirla, darle un volto. Più spesso quel volto non è un concetto, ma è l’insieme dei molti volti, concreti, con nomi e cognomi di persone perché è conseguente alla narrazione di storie concrete, persino “minute”, in cui al centro non sta l’eroe, ma il cittadino comune. In breve “noi”. Dove dunque il tema più spesso è la storia concreta, carica di incertezze, di contraddizioni, di svolte, di imprevisti, perché niente diventa più esemplare e “istruttivo” della storia singolare che insieme a molte altre – non perdendo niente della sua singolarità, ma consapevole della sua “parzialità” – che si fa storia pubblica aiutando a dare forma a una storia condivisa.

Auschwitz

Fondazione Giangiacomo Feltrinelli dunque attraverso le seguenti attività di Scuola di Cittadinanza Europea, riferendosi agli studenti delle scuole secondarie di II grado, intende guidare gli studenti nel fare memoria attraverso la ricostruzione di percorsi e alla partecipazione a storie di personaggi che hanno contribuito o contribuiscono alla creazione di quella storia condivisa a cui si fa riferimento nelle righe precedenti.

 

17 gennaio – Scuola secondaria di II grado
Tracce, parole e segni. Un percorso di memoria storica

Dopo la lettura del libro Non restare indietro di Carlo Greppi e un commento in classe gli studenti potranno riflettere e confrontarsi sulle vicende legate alla Seconda guerra mondiale e al dramma delle leggi razziali e delle deportazioni. Le riflessioni e le domande emerse in classe saranno il punto di partenza per un incontro restitutivo presso Fondazione, dove i ragazzi dialogheranno con l’autore e uno storico della Fondazione per un approfondimento sul libro e sul tema della memoria contemporanea.

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22 gennaio – Scuola secondaria di II grado
Che cos’è la patria? Gente nostra, sangue nostro

Attraverso lo studio di figure che hanno avuto un rapporto controverso tanto con l’idea di patria quanto con il concetto di confine – ad esempio Cesare Battisti ma anche Gabriele D’Annunzio o Wilfred Owen – si cercherà di comprendere cosa s’intende quando si parla di patria oggi: se si intende quella in cui si nasce o quella che si adotta. Il laboratorio proposto alle classi permette di mettere a confronto le dimensioni e i significati del concetto, soffermandosi sulle accezioni di esasperazione e del suo annullamento, spaziando tra il pre 1914 e il post 1918. Kit didattico digitale e attività laboratoriale restitutiva presso la sede della Fondazione.

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25 gennaio – Scuola secondaria di II grado
I luoghi della memoria. Itinerario di storia e tolleranza

Dopo la lettura del libro Una speranza ostinata di Max Mannheimer, le riflessioni e le domande emerse in classe saranno il punto di partenza per un percorso di approfondimento sul tema della memoria contemporanea. Gli studenti parteciperanno ad una passeggiata guidata tra le Pietre d’inciampo di Milano, un monumento diffuso e partecipato, progettato e realizzato in tutta Europa dall’artista tedesco Gunter Demnig, per ricordare le singole vittime della deportazione nazista e fascista. Le classi interessati saranno guidate alla progettazione e alla produzione di una mini-guida delle pietre di inciampo di Milano che possa essere utilizzata dalle scuole interessate che verrà pubblicata sui siti di Scuola di cittadinanza europea e di Add editore.

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