È il 2011. Il Mogamma incombe su piazza Tahrir, una colata di cemento grigio che osserva dall’alto la folla. Il fumo dei lacrimogeni brucia gli occhi, i clacson dei tuktuk si mescolano ai cori, il battito dei tamburi si confonde con i colpi dei fucili. A Tahrir, il cuore del Cairo, esplodono rabbia e speranza: il popolo egiziano ha preso la piazza. Poi cala il silenzio, quello della repressione, delle prigioni, dell’esilio. Ma ormai la rivoluzione ha lasciato un segno indelebile.
Generazione Cairo è il racconto di una rivoluzione tradita, di una speranza soffocata, ma anche della lotta di chi si rifiuta di scomparire. Mentre il regime decide chi deve vivere e chi deve morire, voci egiziane libere continuano a resistere. In un Paese segnato da una profonda crisi economica, brillano ancora scintille di pensiero critico, campagne per la liberazione dei prigionieri politici e movimenti storici, come quello femminista e quello operaio, che vale la pena riscoprire per capire l’oggi.
Storie di una comune, intramontabile resistenza.