Non è un caso che, nel 2001, il primo grande controvertice transnazionale in Italia si sia tenuto a Genova e che, venticinque anni dopo, Genova sia ancora al centro delle mobilitazioni globali contro il genocidio a Gaza. Genova è stata ed è un laboratorio di antifascismo, dove convergono diverse anime cittadine – dai portuali alle organizzazioni cattoliche – a rinverdire tradizioni di solidarietà internazionale.
La mobilitazione massiccia per la Global Sumud Flotilla è centrale per ricordare il Genoa Social Forum non solo come momento di arrivo di proteste contro le organizzazioni internazionali promotrici di una globalizzazione neoliberista, ma anche come punto di partenza di tanti movimenti a venire.
Le giornate di protesta contro il G8 a Genova nel luglio del 2001 sono state certamente quello che i sociologi definiscono come un evento trasformativo per i movimenti sociali progressisti in Europa. Come “movimento di movimenti”, il controvertice ha visto una convergenza inusuale di campagne di protesta che si erano mobilitate a livello internazionale su temi come i diritti delle donne, dei lavoratori, delle popolazioni indigene, dell’ambiente.
Soprattutto, il Genoa Social Forum rese visibile la presa di coscienza che una globalizzazione guidata dalla liberalizzazione dei mercati e della finanza, promossa da un capitalismo finanziario internazionale ma anche da organizzazioni internazionali (dall’Omc alla Banca Mondiale), rappresentava una minaccia per i diritti civili, politici e sociali. Emerso dalle lotte contro crescenti ingiustizie in tutto il mondo, il movimento alter-globalista aveva comunque ben chiara l’esigenza di affrontare globalmente problemi globali.
Il Genoa Social Forum è stato certamente un momento di arrivo di una convergenza di varie campagne transnazionali, mostrando il loro radicamento a livello locale, ma anche un momento di (ri)partenza attraverso una rete globale.
Cosa raccontano gli anniversari di Genova 2001
I ricordi negli anniversari di eventi trasformativi sono spesso influenzati da una lettura storica contingente. Così, nel primo decennale del GSF, nel 2011, nel pieno della crisi finanziaria mondiale, il controvertice è stato ricordato come una cassandra, capace di anticipare ma non contrastare i disastri economici e sociali del tardo neoliberismo. La brutale repressione dell’allora governo di destra, con l’uccisione di Carlo Giuliani, è individuata come causa principale di esiti nefasti.
Nel 2021, nel ventesimo anniversario, la diffusione della pandemia da Covid-19 ha provato le conseguenze deleterie di privatizzazioni e liberalizzazioni, così come dell’introduzione di brevetti sulle medicine, che erano già state evidenziate dal movimento per una giustizia mondiale in relazione all’Aids. Decenni di campagne di pressione e informazione da parte di organizzazioni per un diritto globale alla salute non erano infatti riusciti ad impedire gli effetti letali della difesa dei profitti di pochi, sostenuti da organizzazioni internazionali, inclusa la Ue.
Un linguaggio di resistenza
Il venticinquesimo anniversario del G8 di Genova avviene in un momento in cui un capitalismo militarista e militarizzato usa un linguaggio di sicurezza e antiterrorismo per giustificare genocidi e guerre.
Mentre nel 2001 una delle domande centrali delle proteste alter-globaliste era stata la pace, con ondate di proteste massicce contro guerre emergenti, nel 2026 le principali organizzazioni internazionali hanno rinunciato alla pace, anche come affermazioni di principio, sostenendo invece un’escalation di investimenti nelle armi.
In Europa, la guerra proclamata contro i presunti nemici dell’Occidente si è riversata in una guerra interna a chi è presentato come nemico – il migrante, il musulmano, il diverso. Promossa a destra, la restrizione dei diritti è stata accettata anche da partiti della famiglia socialdemocratica, con un rafforzamento delle frontiere che i social forum volevano abolire.
Tuttavia, il venticinquesimo anniversario rievoca, a mio avviso, un linguaggio di resistenza. Il Genoa Social Forum viene infatti rivisitato alla luce di altri eventi che, proprio a Genova, hanno mostrato capacità di opporsi a guerre e genocidi. Dopo il Genoa Social Forum, le proteste sono continuate non solo alle varie edizioni dei Forum sociali europei (a Firenze già nel 2002 e poi a Parigi, Londra, Atene e Istanbul), ma anche nelle lotte per i beni comuni, contro lo sfruttamento e contro il razzismo.
Il viaggio proseguito dalla Global Sumud Flotilla
Se è casuale che la sigla GSF individui sia il Genoa Social Forum che la Global Sumud Flotilla, le continuità tra i due momenti non sono solo geografiche. Radicandosi nella città medaglia d’oro della Resistenza e della rivolta contro la svolta reazionaria del luglio del 1960, la Global Sumud Flotilla ha abbracciato gli stessi valori dell’alter-globalismo di 25 anni fa, dalla giustizia globale alla pace. Lo ha fatto a partire da una rivendicazione forte dei valori della solidarietà internazionale e di opposizione allo sfruttamento e all’oppressione.
Lo ha anche fatto dando voce al Sud del mondo, che aveva avviato la storia dei social forum a Porto Alegre. E lo ha fatto anche attraverso il protagonismo di una nuova generazione che, nata e cresciuta nelle multiple crisi, si è attivata nella protesta per la Palestina (tanto da essere stata chiamata “generazione Gaza”), ma anche contro la svolta autoritaria difendendo la Costituzione antifascista al referendum sull’autonomia della giustizia.
Soprattutto, seppure in forme diverse, la Global Sumud Flotilla ha consapevolmente costruito sul metodo del consenso dei social forum, catalizzando un’ampia convergenza di pacifisti e femministe, studenti e portuali, cattolici e musulmani, ambientalisti e antirazzisti nell’urgenza di interrompere un genocidio in corso.
