“L’apatia: è la nemica di tutte le iniziative giovani e serie, è il segno della nostra degenerazione, l’arma dei deboli e dei vili contro i forti.”
Sono le parole con cui Piero Gobetti nel dicembre 1918 apre il suo intervento rivolto ai giovani. L’Italia è uscita dalla guerra da poco più di un mese; il “ritorno a casa” è carico di risentimento, di rabbia, di sconforto. L’invito del potere è a prendere tempo.
Gobetti scrive che ciò di cui c’è bisogno è esattamente l’opposto. Si tratta di “tornare ad essere proprietari della propria vita”.
Piero Gobetti ci parla ancora a cent’anni dalla sua scomparsa. Il suo appello contro l’apatia è parte del nostro tempo presente, sottolinea Francesca Buscaglia. Il motto è: “Non cedere”.
Allora, come oggi, si tratta né di subire la guerra né di rimanere proni al suo cospetto. Non essere né indifferenti, né apatici.
Allora, come oggi, si tratta di prendere in mano il presente e non dismettere la voglia di “pensare futuro”.
Il curatore
David Bidussa (1955), storico. Collaboratore di Fondazione Feltrinelli. Membro del comitato scientifico di “Passato e Presente” (RAI3). Ha pubblicato: Pensare stanca. Passato, Presente e futuro dell’intellettuale (Feltrinelli 2024). Ha curato: Benito Mussolini, Scritti e discorsi. 1904-1945 (Feltrinelli 2022); Pierre Drieu La Rochelle, Socialismo fascista(Fuoriscena 2025); Piero Gobetti, Pensare futuro (Feltrinelli 2026)
