La fabbrica della paura: come nascono i nuovi mostri sociali


Articolo tratto dal N. 74 di Ma quali nemici della patria Immagine copertina della newsletter

Maranza: i folk devils italiani

Come si costruiscono i “devianti”?

Lo spiega bene Stan Cohen in Folk Devils and Moral Panics, 1972, a proposito dell’allarme sociale creato dai media attorno a due sottoculture giovanili dell’epoca, i mods e i rockers.

A conclusione del libro Cohen scrive: “Altri panici morali verranno generati, altri folk devils verranno creati. Non perché questi fenomeni abbiano un’inesorabile logica interna, ma perché la nostra società, per come è strutturata, continuerà a generare problemi per alcuni suoi membri – per esempio i giovani di estrazione proletaria – e poi condannerà qualsiasi soluzione che questi gruppi escogiteranno”.

In Italia, oggi, abbiamo i maranza, i giovani di seconda generazione.

Anche questa non è cosa nuova. Esiste una vasta letteratura sui problemi incontrati da questo gruppo particolare e sulla criminalizzazione delle soluzioni che da essi vengono date a questi problemi stessi.

Non c’è dunque nulla di nuovo? Negli anni di cui scrive Cohen protagonisti del panico morale sono i mass media: tabloid, televisioni. Oggi, insieme a questi, ci sono i social media.

Il 62,4% dei giovani di seconda generazione in Italia ha subito discriminazioni per la propria origine (Fonte: indagine Censis)

Decreti sicurezza basati su stereotipi

Sono esemplari i siti romani welcome to favelas e Roma fa schifo. Qui vengono additati al pubblico ludibrio, e segnalati come pericolosi, mendicanti, persone un po’ fuori di testa. Insomma quelli e quelle, soprattutto poveri, che “sporcano” l’immagine del territorio urbano.

Anche i media mainstream ci mettono del loro. Ma la vera novità di questi anni sono appunto i social.

Qui si lanciano o si rilanciano allarmi sociali, si rafforzano stereotipi, si stigmatizzano non solo e non tanto comportamenti ma persone. Viene fatto in base al colore della loro pelle, a come si vestono, a come si muovono.

Migranti, giovani di seconda generazione, mendicanti, senzatetto, manifestanti sono i bersagli prediletti della comunicazione di massa. E, tramite quest’ultima, dei governi, soprattutto di quello vigente.

Il ministro dell’interno, per dire, evoca le brigate rosse e dunque la necessità di una legislazione di emergenza dopo alcuni cortei in cui, come quasi sempre, ci sono stati scontri con le forze dell’ordine. E piazza blindati e soldati armati di tutto punto davanti alle stazioni.

Poi ci sono le zone rosse, i fermi preventivi e tutto l’armamentario amministrativo-repressivo dei nuovi decreti sicurezza in un paese dove la criminalità comune non aumenta e gli omicidi sono ai minimi storici.

Policing the crisis (1978) è altro libro fondamentale per chiunque si occupi di devianza e controllo sociale. Situa l’allarme creato da media e governo sui muggers (aggressori a scopo di rapina) all’interno della crisi provocata dal processo di deindustrializzazione, già in atto nel Regno Unito attorno alla metà degli anni settanta.

Si costruisce un nemico, si distoglie l’attenzione dell’opinione pubblica dai problemi di fondo, si creano le basi per il consenso attorno alle politiche di legge e ordine.

Il 58% degli italiani sovrastima il numero di migranti presenti nel Paese. (Fonte: Ipsos–Ismu, XXIX Rapporto sulle migrazioni)

Capri espiatori

Ho citato questi due testi di cinquanta anni fa perché descrivono alcuni dei processi e delle ragioni che conducono alla criminalizzazione (intesa in senso largo) di gruppi.

Non avviene tanto sulla base dei loro comportamenti, ma di certe caratteristiche personali e sociali. Per esempio l’essere giovani, di colore, migranti, marginalizzati. Caratteristiche cui vengono attribuiti potenziali comportamenti negativi che ovviamente cambiano a seconda dei contesti e dei momenti.

Rispetto al Regno Unito di cinquanta anni fa, la differenza la fanno soprattutto i social media ma anche ragioni e conseguenze dei nuovi panici morali sono in parte diverse.

Nel Regno Unito la crisi prodotta dalla deindustrializzazione. In Italia, deindustrializzazione, disoccupazione, precarizzazione del lavoro, smantellamento del welfare si aggiungono a un’immigrazione costruita come un pericolo.

A quarant’anni di retorica della “sicurezza”, alla sparizione o all’indebolimento delle grandi organizzazioni di massa (partiti, sindacati) che facevano da cerniera tra società civile e potere politico.

O ancora, a  una “narrazione” che racconta la società stessa come una “comunità” (la nazione) divisa tra perbene e permale, vittime e predatori, buoni e cattivi.

Una società “piatta”, dunque, dove in questione non sono più le disuguaglianze di potere economico e politico, le discriminazioni, lo sfruttamento, ma i pericoli potenziali che i “buoni” corrono per via dei “cattivi”.

I “cattivi”, dunque, sono necessari e vanno prima costruiti e poi combattuti. Sono i folk devils, i capri espiatori su cui veicolare disagi, paure, frustrazioni.

La maggioranza degli europei (71%) vede l’immigrazione come un pericolo per la sicurezza.

 


Testi citati

Cohen S., Folk Devils and Moral Panics, Routledge, London 1972

Hall S., Critcher C., Jefferson T., Policing the Crisis, Bloomsbury, London 1978

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