Festival artistici

CHE STORIA!
Un’esperienza di festival:

exhibition / talk/ ritratti / passeggiate / visite in archivio / libri / laboratori/ film

\ 31 maggio – 2 giugno \

Viale Pasubio 5, Milano


31/05/2024 ore 18:00
Aggiungi al calendario 01/01/1970 18:00 Europe/Italy CHE STORIA! Un’esperienza di festival: exhibition / talk/ ritratti / passeggiate / visite in archivio / libri / laboratori/ film \ 31 maggio – 2 giugno \ Viale Pasubio 5, Milano Viale Pasubio 5, Milano aWvIKHQmrzrzsRcNqmAj223240
Viale Pasubio 5, Milano Come arrivare
Ingresso libero fino a esaurimento posti.
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Di cosa parliamo?

Il mondo è in fiamme e la guerra, che ci eravamo illusi di poter accantonare in un altrove lontano, è tornata a dominare lo scenario internazionale ed europeo.

Si fanno strada immagini, narrazioni, linguaggi, che infondono paura. Divampano guerre nazionali e guerre neo-imperiali che rimettono in discussione equilibri dati per stabili. Non perché il secondo dopoguerra sia stato un tempo “senza guerre”, ma perché i conflitti erano percepiti come locali, ristretti, distanti da noi, anche quando si protraevano a lungo.

La guerra, allora, è lo “stato naturale” delle società? La pace è solo un “intervallo” tra lo scoppio di un conflitto e l’altro? Come aprire laboratori e spazi di riflessione per immaginare un futuro senza armi?

Con la nuova edizione di Che Storia! vogliamo ragionare di guerra e di pace attraverso le arti, il cinema, le parole; un festival di tre giorni per dare risalto alle voci dei movimenti pacifisti e di chi ha cercato il cambiamento sociale e politico mettendo a tacere ogni forma di violenza.

 

Trailer | Che storia 2024

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VENERDÌ 31 MAGGIO

STORIA DA SCOPRIRE

18.00-21.00
OPENING CHE STORIA!

 

18.00 – SALA LETTURA
BOOKLAB / LE ORIGINI DEL CONFLITTO
In occasione della pubblicazione de
La Russia moralizzatrice. La crociata del Cremlino per i valori tradizionali di Marta Allevato (Piemme, 2024)
con Silvio Pons (Scuola Normale Superiore di Pisa)
modera Jacopo Tondelli (Direttore de Gli Stati Generali)

Ingresso gratuito su prenotazione

19.00 – SALA POLIFUNZIONALE
TALK –
Guerra o pace: la posta in gioco

Dialogo fra Nicola Lagioia e Goffredo Fofi

Nicola LagioiaNicola Lagioia è scrittore, sceneggiatore, conduttore radiofonico e direttore editoriale di Lucy sulla cultura. Il suo ultimo libro è La città dei vivi (Einaudi, 2020).

 

Goffredo FofiGoffredo Fofi è giornalista e critico teatrale, cinematografico e letterario. È stato animatore di riviste storiche come Quaderni Piacentini, Ombre rosse, Linea d’ombra e direttore della rivista culturale Lo Straniero.

 

Ingresso gratuito su prenotazione

STORIA IN SCENA

20.00-21.00 – SALA POLIFUNZIONALE
RITRATTO

Come in una lezione di storia “aumentata” che sappia raccontare ma anche coinvolgere e intrattenere, ricostruiamo la biografia, l’impegno civico e quello politico di Gino Strada, come voce del nostro passato, che ancora parla al nostro presente e, soprattutto, al nostro futuro.

#cura #guerra #giustizia

Gino Strada
Sesto S. Giovanni 1948 – Rouen, Normandia, 2021

Gino StradaLa testimonianza di Gino Strada è la cartina al tornasole delle conseguenze della guerra: la violenza radicata e disumana che colpisce soprattutto i civili, a cui bisogna contrapporre la cura dell’altro.
Medico e attivista italiano, tra il 1989 e il 1994 ha collaborato con il Comitato Internazionale della Croce Rossa in numerose aree interessate da conflitti bellici. Nel 1994 ha fondato con la moglie Teresa Sarti e altri colleghi l’organizzazione umanitaria Emergency, con lo scopo di fornire cure e assistenza ai civili feriti nelle guerre, in particolare alle vittime delle mine antiuomo, e di addestrare personale sanitario locale. Al primo ospedale, aperto in Iraq nel 1996, ne sono seguiti vari altri, oltre a numerosi centri per la chirurgia, la riabilitazione e l’assistenza in aree interessate da conflitti. Strada è stato inoltre attivamente impegnato nelle campagne per la pace e la difesa dei diritti umani.

Adolfo Ceretti (Università degli Studi Milano-Bicocca), Jean Paul Habimana (Terre di mezzo editore), Simonetta Gola (Emergency). Modera Valeria Palumbo (giornalista).

Ingresso gratuito su prenotazione

SABATO 1 GIUGNO

STORIA ALL’APERTO

10.00-13.00
PASSEGGIATE URBANE

Percorsi erranti per studenti e cittadini che vogliano riappropriarsi della città e
conoscere le vicende che l’hanno attraversata. Partenza da Fondazione G. Feltrinelli, viale Pasubio 5.

#1
Il dissenso dell’underground. Il pacifismo delle controculture a Milano
con Marco Philopat (Agenzia X) e Andrea Capriolo (Università di Udine)

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#2
Voci contro la guerra: ricordare la pace nei giardini di Milano
con Alina Binaghi (Master in Public History Fondazione Feltrinelli e Università Statale di Milano)

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#3
Ascolta il tuo cuore città: arte e guerra a Milano
con Mosè Previti (Master in Public History Fondazione Feltrinelli e Università Statale di Milano)

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#4
Il “maggio radioso” a Milano: italian* pro e contro la guerra, maggio 1915
con Nino Minoliti (Gazzetta dello Sport)

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#5
Dialoghi di pace: gli spazi della convivenza religiosa a Milano
con Paolo Zanini (Università degli Studi di Milano)

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STORIA DA SCOPRIRE

15.00-16.30
LABORATORI
#1 Le guerre del nostro tempo – SALA DEL BO
con Igor Pizzirusso (Istituto nazionale Ferruccio Parri e PopHistory ETS) e Mirco Carrattieri (Liberation Route Italia)

La guerra nel nostro tempo si nutre ancora del linguaggio delle guerre di liberazione. Chi fa la guerra racconta di farla perché ritiene che occorra recuperare qualcosa che gli è stato sottratto. Per questo non cesserà di combattere fino a quando quella cosa non tornerà “tra le sue mani”. Ma rispetto alle guerre del secondo dopoguerra, quelle di oggi sono “guerre “totali”, “guerre infinite” o “inconcluse”.
Durante il laboratorio capiremo come il gioco possa essere uno strumento utile a negoziare questi significati, a sperimentare la brutalità dei conflitti e a immaginare un futuro che non preveda la sola affermazione di sé e l’annientamento dell’altro. Inviteremo i partecipanti a cimentarsi nel war game Ta Pum! / Soldati, con cui ci si potrà immedesimare nelle dinamiche della guerra, giocando con la storia, vincendo o perdendo insieme.

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#2 Io con l’elmetto ci vado anche a letto – SALA POLIFUNZIONALE
con Federico Rossin (critico e curatore indipendente di cinema documentario e sperimentale)

È possibile vedere e ascoltare voci guerrafondaie senza che diventino strumento persuasivo e linguaggio antitetico alla pace? Se la guerra si fa anche con la retorica e con la performatività, come disinnescare queste voci? In un percorso che dai discorsi mussoliniani permetterà di arrivare al presente, proveremo a capire cosa può e cosa deve fare il cinema per scongiurare la guerra proclamata dalla politica.

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#3 Lo sguardo degli altri – SALA ACQUARIO
con Alessandro Pesaro (Università di Lincoln)

L’IBCC Digital Archive alla University of Lincoln (UK) ha pubblicato online oltre 30.000 documenti relativi alla guerra di bombardamento nel teatro europeo dal 1939 al 1945. Lettere, carte personali ed interviste con i protagonisti permettono di cogliere la dimensione privata ed intima di chi ha combattuto il nazifascismo nell’aviazione alleata, indagando motivazioni, idealità ed il difficile rapporto con la violenza. Durante la sessione verranno presentati documenti come le “ultime lettere” dei caduti, la poesia di guerra lasciata da aviatori in missione di bombardamento sulla Germania e Europa occupata, ed una selezione di testimonianze di prima mano lasciate da equipaggi che hanno partecipato a missioni operative sull’Italia settentrionale.

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16.30-17.30
ALLA SCOPERTA DELLE FONTI / VISITE GUIDATE IN ARCHIVIO
16.30-17.00
Le parole e le immagini della guerra

Un tavolo di testi e fonti – non solo scritte ma anche illustrate e iconografiche – che negli ultimi due secoli hanno contribuito a costruire, modificare e riscrivere l’immagine della guerra.

Tra le fonti:
Tavole illustrate da “L’Asino” e “Avanti della domenica!”, periodici dei movimenti radicali degli anni ’60 e ’70 degli Stati Uniti, numeri del periodico “AIZ”, del settimanale “Monde” e di “Esprit”, documenti e volantini sulla guerra nucleare.
Non mancheranno edizioni storiche o prime edizioni; tra gli altri, di: Von Clausewitz, Sigmund Freud, Giovanni Papini, Filippo T. Marinetti.

Ingresso gratuito su prenotazione

17.00-17.30
Le parole e le immagini della pace

Un tavolo di testi e fonti – non solo scritte ma anche illustrate iconografiche – per mostrare come si forma un vocabolario della pace e un immaginario del “vivere in pace” tra il ’700 e l’Età contemporanea.

Tra le fonti:
Kant, Mazzini, Ernesto Teodoro Moneta, Henri Barbusse, Bertrand Russell, Gandhi, saranno solo alcuni degli autori e delle opere che proporremo. Insieme mostreremo manifesti, documenti archivistici dei movimenti per la pace tra gli anni ’60 e ’70.

Ingresso gratuito su prenotazione


BOOKLAB / LE ORIGINI DEL CONFLITTO

17.00-18.00 – SALA LETTURA
Gramsci. La biografia
di e con Angelo D’Orsi (Feltrinelli, 2024) assieme a Davide Cadeddu (Università degli Studi di Milano)
Modera Jacopo Tondelli (Direttore de Gli Stati Generali)

Ingresso gratuito su prenotazione

18.00-19.00 – SALA POLIFUNZIONALE
Gaza. Dopo il 7 ottobre: odio e amore per Israele
di e con Gad Lerner (Feltrinelli, 2024) assieme a Widad Tamimi (scrittrice)
Modera Jacopo Tondelli (Direttore de Gli Stati Generali)

Ingresso gratuito su prenotazione


19.00-20.00 – SALA POLIFUNZIONALE
UN TALK PER LA STORIA
Pace vs. guerra: niente di più attuale
Con Agostino Giovagnoli (Università Cattolica di Milano), Costanza Spocci (Conduzione Radio3 Mondo), Marta Bellingreri (giornalista e ricercatrice indipendente) e Domenico Quirico (giornalista, La Stampa).

Ingresso gratuito su prenotazione


STORIA IN SCENA

20.00-21.00 – SALA POLIFUNZIONALE
RITRATTO
Come in una lezione di storia “aumentata” che sappia raccontare ma anche coinvolgere e intrattenere, ricostruiamo la biografia, l’impegno culturale e quello politico di Anna Kuliscioff, come voce del nostro passato, che ancora parla al nostro presente e, soprattutto, al nostro futuro.

#salute #lavoro #guerra

Anna Kuliscioff
(Moskaja, Cherson, 1854 – Milano 1925)

Anna Kuliscioff

Una vita instancabile e militante, scandita da molte battaglie: dalla difesa dei diritti civili e politici alla questione femminile, dalla cura dei più poveri alla lotta di classe, per cui si è esposta mantenendo sempre un approccio internazionalista.
Anarchica e socialista, dalla Crimea, dove era nata, Anna Kuliscioff fuggì in Svizzera nel 1877 e lì conobbe il rivoluzionario Andrea Costa, di cui divenne compagna. Esule in Italia, aderì al marxismo e condivise con Filippo Turati (al quale si legò sentimentalmente e politicamente dal 1885) la direzione della rivista Critica sociale (1891). Esponente della corrente riformista del Partito socialista, militò nel movimento per l’emancipazione delle donne. Nel 1912 fondò (e in parte diresse) La difesa delle lavoratrici, primo periodico delle donne socialiste su scala nazionale, che inizialmente prese posizione contro la guerra. L’odio verso l’imperialismo tedesco e quello austriaco, tuttavia, fu più forte di ogni neutralismo e pacifismo. In seguito, seguì e appoggiò con convinzione la fase “democratica” della rivolta russa, mentre fu aspramente critica nei confronti dei bolscevichi.
Con Valeria Palumbo (giornalista), Marina Cattaneo (Fondazione Anna Kuliscioff), Giuliana Nuvoli (Università degli Studi di Milano), Giovanni Scirocco (Università degli Studi di Bergamo) e Annalisa Monfreda (giornalista e co-fondatrice di Rame).

Ingresso gratuito su prenotazione

DOMENICA 2 GIUGNO

STORIA ALL’APERTO

10.00-13.00
PASSEGGIATE URBANE

Percorsi erranti per studenti e cittadini che vogliano riappropriarsi della città e conoscere le vicende che l’hanno attraversata. Partenza da Fondazione G. Feltrinelli, viale Pasubio 5.

#1
Il dissenso dell’underground. Il pacifismo delle controculture a Milano
con Marco Philopat (Agenzia X) e Andrea Capriolo (Università di Udine)

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#2
Voci contro la guerra: ricordare la pace nei giardini di Milano
con Alina Binaghi (Master in Public History Fondazione Feltrinelli e Università Statale di Milano)

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#3
Ascolta il tuo cuore città: arte e guerra a Milano
con Mosè Previti (Master in Public History Fondazione Feltrinelli e Università Statale di Milano)

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#4
Il “maggio radioso” a Milano: italian* pro e contro la guerra, maggio 1915
con Nino Minoliti (Gazzetta dello Sport)

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#5
Dialoghi di pace: gli spazi della convivenza religiosa a Milano
con Paolo Zanini (Università degli Studi di Milano)

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STORIA DA SCOPRIRE

11.00-12.00
BOOKLAB / LE ORIGINI DEL CONFLITTO SALA DI LETTURA – SALA DI LETTURA

In occasione della pubblicazione di
La cultura della convivenza. Di cosa parliamo quando parliamo di politica
di e con Gabriele Segre (Bollati Boringhieri, 2024)
In dialogo con Jacopo Tondelli (Direttore Gli Stati Generali)
e Giorgia Serughetti (Università degli Studi di Milano-Bicocca)

Ingresso gratuito su prenotazione


11.30-13.00
LABORATORI 
#1 Le guerre del nostro tempo – SALA DEL BO
con Igor Pizzirusso (Istituto nazionale Ferruccio Parri e PopHistory ETS) e Mirco Carrattieri (Liberation Route Italia)

La guerra nel nostro tempo si nutre ancora del linguaggio delle guerre di liberazione. Chi fa la guerra racconta di farla perché ritiene che occorra recuperare qualcosa che gli è stato sottratto. Per questo non cesserà di combattere fino a quando quella cosa non tornerà “tra le sue mani”. Ma rispetto alle guerre del secondo dopoguerra, quelle di oggi sono “guerre “totali”, “guerre infinite” o “inconcluse”.
Durante il laboratorio capiremo come il gioco possa essere uno strumento utile a negoziare questi significati, a sperimentare la brutalità dei conflitti e a immaginare un futuro che non preveda la sola affermazione di sé e l’annientamento dell’altro. Inviteremo i partecipanti a cimentarsi nel war game Ta Pum! / Soldati, con cui ci si potrà immedesimare nelle dinamiche della guerra, giocando con la storia, vincendo o perdendo insieme.

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#2 Io con l’elmetto ci vado anche a letto – SALA POLIFUNZIONALE
con Federico Rossin (critico e curatore indipendente di cinema documentario e sperimentale)

È possibile vedere e ascoltare voci guerrafondaie senza che diventino strumento persuasivo e linguaggio antitetico alla pace? Se la guerra si fa anche con la retorica e con la performatività, come disinnescare queste voci? In un percorso che dai discorsi mussoliniani permetterà di arrivare al presente, proveremo a capire cosa può e cosa deve fare il cinema per scongiurare la guerra proclamata dalla politica.

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#3 Lo sguardo degli altri – SALA ACQUARIO (IV piano)
con Alessandro Pesaro (Università di Lincoln)

L’IBCC Digital Archive alla University of Lincoln (UK) ha pubblicato online oltre 30.000 documenti relativi alla guerra di bombardamento nel teatro europeo dal 1939 al 1945. Lettere, carte personali ed interviste con i protagonisti permettono di cogliere la dimensione privata ed intima di chi ha combattuto il nazifascismo nell’aviazione alleata, indagando motivazioni, idealità ed il difficile rapporto con la violenza. Durante la sessione verranno presentati documenti come le “ultime lettere” dei caduti, la poesia di guerra lasciata da aviatori in missione di bombardamento sulla Germania e Europa occupata, ed una selezione di testimonianze di prima mano lasciate da equipaggi che hanno partecipato a missioni operative sull’Italia settentrionale.

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11.00-12.00 – ALLA SCOPERTA DELLE FONTI / VISITE GUIDATE IN ARCHIVIO
11.00-11.30
Le parole e le immagini della guerra

Un tavolo di testi e fonti – non solo scritte ma anche illustrate e iconografiche – che negli ultimi due secoli hanno contribuito a costruire, modificare e riscrivere l’immagine della guerra.

Tra le fonti:
Tavole illustrate da “L’Asino” e “Avanti della domenica!”, periodici dei movimenti radicali degli anni ’60 e ’70 degli Stati Uniti, numeri del periodico “AIZ”, del settimanale “Monde” e di “Esprit”, documenti e volantini sulla guerra nucleare.
Non mancheranno edizioni storiche o prime edizioni; tra gli altri, di: Von Clausewitz, Sigmund Freud, Giovanni Papini, Filippo T. Marinetti.

Ingresso gratuito su prenotazione

11.30-12.00
Le parole e le immagini della pace

Un tavolo di testi e fonti – non solo scritte ma anche illustrate iconografiche – per mostrare come si forma un vocabolario della pace e un immaginario del “vivere in pace” tra il ’700 e l’Età contemporanea.

Tra le fonti:
Kant, Mazzini, Ernesto Teodoro Moneta, Henri Barbusse, Bertrand Russell, Gandhi, saranno solo alcuni degli autori e delle opere che proporremo. Insieme mostreremo manifesti, documenti archivistici dei movimenti per la pace tra gli anni ’60 e ’70.

Ingresso gratuito su prenotazione


31 MAGGIO – 2 GIUGNO

SALA DELLA PERUTA
Venerdì 31 dalle 11.30 alle 22.00
Sabato 1 dalle 10.00 alle 22.00
Domenica 2 dalle 10.00 alle 14.00

EXHIBITION
C’è chi dice no
Voci di pace in tempi di guerra

Una mostra iconografica dal Patrimonio della Fondazione

Un percorso tra le fonti d’archivio per far rivivere le voci che hanno avuto il coraggio di schierarsi contro la guerra, quando i conflitti erano ancora in corso.

L’idea dell’esposizione nasce dalla presenza, all’interno del Patrimonio della Fondazione Feltrinelli, di documenti – periodici, opuscoli, volantini – che raccontano il pacifismo durante i conflitti, un’esperienza che richiede la capacità di opporsi al volere della maggioranza e all’opinione diffusa.

In mostra una selezione di singoli autori o soggetti collettivi che hanno compiuto scelte non condivise dai più, in contrasto con il loro tempo. Questa urgenza di “dire la verità” unisce persone, luoghi e contesti differenti, ma si traduce in un percorso che parla di coerenza, coraggio e lealtà.

Le sei tappe della mostra raccontano sei scenari di conflitti che hanno attraversato il Novecento. Guerre mondiali, guerre coloniali, guerre locali, “sporche guerre” che sollecitano nel profondo le coscienze civili: dalla Prima guerra mondiale alla Guerra d’Etiopia, dalla Seconda guerra mondiale al Vietnam, dalla Guerra del Golfo alle Guerre balcaniche. Con accenti a volte accorati, a volte sdegnati, si alternano voci contro la barbarie, la distruzione di persone e cose, la perdita della dignità di esseri umani.

Tra le fonti:

VISIONI DI PACE
Voci di guerra in tempo di pace
Una selezione di film e cortometraggi sulle mobilitazioni e le retoriche guerrafondaie nei periodi di pace

a cura di Federico Rossin critico e curatore indipendente di cinema documentario e sperimentale

Denunciare la guerra mostrandone gli orrori aiuta a decostruire le retoriche guerrafondaie o contribuisce ad avvelenare l’immaginario con immagini terrificanti, rischiando di farci abituare al male o tutt’al più di farci distogliere lo sguardo? Il cinema antimilitarista ha una lunga storia: cerchiamo di raccontarla con gli esempi più folgoranti e oggi pressoché dimenticati. Vedremo delinearsi un bruciante atlante dei conflitti del XX secolo, che artisti e cineasti hanno tentato, attraverso sperimentazioni formali di ogni tipo, di disinnescare.

Henri Storck – Histoire du soldat inconnu (1932) 11′

Questo film è un montaggio di cinegiornali del 1928, l’anno del patto Briand-Kellog che dichiarò la guerra fuori legge. Un film visionario: mentre i politici facevano discorsi pacifisti, Storck aveva intuito che tutte le conferenze sulla pace stavano inevitabilmente preparando una guerra. Un vasto raduno di pagliacci che tirano i fili del mondo e sparano i cannoni. La violenza delle immagini è rafforzata nella colonna sonora da marce funebri ironiche, musica militare e arie leggere.

Alexander Kluge, Peter Schamoni – Brutalität in Stein (1961) 11′

Kluge compie un’opera di memoria rivolgendo lo sguardo al gigantesco complesso architettonico di Norimberga, sede dei congressi del Partito del Reich. Comprendiamo fino a che punto la brutalità di un sistema politico e della sua ideologia guerrafondaia siano ben impresse nella pietra: l’orrore nazista non appartiene al passato, ma al presente tedesco. Questo film segna l’inizio della fine dell’amnesia che il cinema tedesco aveva dimostrato negli anni ’50 nei confronti del periodo nazista.

Peter Gessner – Time of the Locust (1966) 12′

Molti analisti che hanno descritto il Vietnam come “la prima guerra interamente coperta dai media” hanno dimenticato di dire che spesso non era altro che una mascherata hollywoodiana, perché le uniche immagini che avrebbero potuto sconvolgere il pubblico televisivo non sono mai arrivate sui piccoli schermi. Peter Gessner compone il suo film con queste immagini rese invisibili dai media: la forza brutale del suo montaggio e la musica minimalista di Morton Feldman vanno dritti al cuore.

Charles Gagnon – Le Huitième jour (1967) 14′

Critica virulenta della tecnologia militare, della violenza e della cultura consumistica del dopoguerra attraverso un montaggio di cinegiornali ed estratti di film che riflettono la cultura popolare dell’epoca. L’auto-immolazione di un monaco buddista vietnamita – compiuta in nome della pace – funge da contrappunto, ultimo atto di protesta e resistenza contro la guerra del Vietnam. Il film di Gagnon fu proiettato originariamente nel padiglione cristiano dell’Expo 67 a Montréal.

Carlos Álvarez – Asalto (1968) 11’  

Documentario sui fatti accaduti nel 1967, durante la presa di possesso militare della Ciudad Universitaria dopo lo sciopero contro l’aumento dei prezzi dei trasporti iniziato nel 1966 (2000 soldati e 40 carri armati), evento che segnò un prima e un dopo nel rapporto tra gli studenti dell’Università Nazionale della Colombia e le forze militari. Álvarez si è ispirato ai “noticeros” cubani del suo omonimo Santiago: il risultato è un cine-pugno semplice ma potente, realizzato con mezzi poveri ma idee forti. Álvarez adotta un’estetica di collage e pamphlet per risvegliare le coscienze sotto lo shock della violenza militare.

Sándor Sára – Pro Patria (1969) 10′

Atto d’accusa al vetriolo, Pro Patria è un film dal montaggio esplosivo, al servizio di un pacifismo ribelle e senza scampo. Immagini di combattimenti e cadaveri smembrati si contrappongono a cerimonie, monumenti e celebrazioni che esorcizzano. Sára interroga disperatamente le immagini, cercando qualche traccia di umanità dietro l’opera disumanizzante della Storia come carneficina: statue che idealizzano corpi in frantumi, foto di soldati con sguardi pieni di orrore.

Jocelyne Saab – Les Enfants de la Guerre (1976) 11’ 

Pochi giorni dopo il massacro della Quarantena, in una baraccopoli a maggioranza musulmana di Beirut, Jocelyne Saab va a incontrare i bambini sopravvissuti, segnati dalle orribili visioni dei combattimenti che si sono svolti sotto i loro occhi. Dà loro delle matite per disegnare e li invita a giocare davanti alla sua macchina da presa. Quando Jocelyne Saab presentò il suo film alla televisione pubblica francese, che lo trasmise, nessuno dei suoi colleghi volle credere che le immagini fossero vere. Eppure nulla era stato messo in scena. Jocelyne Saab ha impiegato solo dieci minuti profondamente toccanti per catturare, attraverso semplici giochi di bambini, la scomparsa dell’innocenza nella follia omicida di una guerra senza nome.

Samir – (It Was) Just a Job (1992) 5’

Subito dopo la Guerra del Golfo, il regista visita la sua famiglia in Iraq. Cerca di ricostruire la guerra da diversi punti di vista, tutti rappresentati contemporaneamente sullo stesso schermo: gli aerei americani che sganciano le bombe, i suoi genitori con lo sguardo fisso sul televisore e la famiglia che lo riaccoglie. «Paura per i miei cari. L’incoscienza nella mia camera da letto. Le bugie dei media. 17 gennaio 1991. Ieri ho finito il mio nuovo film Immer & ewig. Oggi sono seduto davanti alla TV. I bombardamenti sono iniziati. Secondo il generale Schwarzkopf: “Solo un lavoro”».

Köken Ergun – Ben Askerim (I, Soldier) (2006) 7’  

Pieno di devozione, un alto ufficiale turco recita una poesia sui meriti dei soldati. In occasione della festa nazionale della gioventù e dello sport, grida a uno stadio pieno di gente che un soldato può fare qualsiasi cosa, ma una cosa è impossibile: “Un soldato non può morire”. I, Soldier è stato girato durante la Giornata nazionale della gioventù e dello sport, il giorno che segna l’inizio della guerra d’indipendenza del popolo turco sotto la guida di Mustafa Kemal Atatürk contro le potenze alleate nel 1919. La cerimonia annuale, che si tiene nello stadio più grande di ogni città, consiste in danze figurative di studenti delle scuole superiori, coreografate in un modo socialista-realista senza tempo. Nell’ultimo decennio, le canzoni pop hanno sostituito le consuete marce militari che accompagnavano la coreografia.

Mirabelle Fréville – La Bobine 11004 (2020) 19′

Nel 1946, otto mesi dopo i bombardamenti atomici, una troupe dell’esercito americano girò un documentario in Giappone. Diverse bobine furono girate a Hiroshima e Nagasaki, ma quando arrivarono negli Stati Uniti, il filmato fu immediatamente classificato come “difesa segreta”. La Bobine 11004 esplora i 19 minuti di una bobina di queste riprese e rivela, fotogramma per fotogramma, la prima censura nella storia dell’energia nucleare a scopo bellico.


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