Un’ampia letteratura internazionale ha sottolineato la rilevanza degli investimenti per lo sviluppo economico (a livello europeo, nazionale e territoriale). Gli investimenti, e un’elevata quota degli investimenti sul PIL, sono fondamentali per il cambiamento della struttura produttiva, per l’aumento della produttività del lavoro e per l’espansione dell’occupazione, specie del lavoro di qualità.
Non tutti gli investimenti producono gli stessi effetti sull’occupazione e sul livello di benessere collettivo sui territori.
Nella letteratura sullo sviluppo economico c’è stato un ampio riferimento ai cosiddetti investimenti esogeni, provenienti da imprese esterne, straniere o, comunque, non appartenenti al sistema socio-produttivo del territorio. Questo tipo di investimenti faceva riferimento ad una logica di organizzazione economica già predisposta all’esterno e che rispondeva ad esigenze e meccanismi di interazione tra imprese e di scambio in gran parte predeterminati.
La gran parte degli effetti moltiplicativi degli investimenti si produceva, dunque, all’esterno del territorio e della comunità che riceveva il nuovo impianto, che restava una sorta di “satellite economico” del sistema produttivo nazionale o internazionale.
Investire sul Mezzogiorno e il Made in Italy
Nel nostro paese si è avuto un periodo storico in cui questo tipo di investimenti ha riguardato, in maniera rilevante, la questione delle politiche di industrializzazione del Mezzogiorno.
Un periodo storico successivo ha riguardato l’attrazione di imprese esterne, spesso multinazionali, che hanno investito sia nel Mezzogiorno che in altre regioni per l’introduzione di incentivi finanziari e fiscali o per l’esistenza di un ampio mercato o disponibilità di forza lavoro a salari più bassi rispetto ai paesi a maggior sviluppo e reddito.
Negli ultimi anni stiamo assistendo a numerosi casi di “ritiro” delle multinazionali dal nostro paese in settori a media-bassa tecnologia o con competenze rintracciabili in altri paesi e regioni con salari ancora più bassi. Ciò avviene mentre altre imprese straniere acquistano imprese italiane o costituiscono nuovi impianti produttivi perché ci sono ancora competenze specifiche non facilmente riscontrabili altrove (cfr. alcuni segmenti del Made in Italy, specie nelle fasce alte di mercato).
Re-industrializzazione: riattivare l’economia locale
Recenti ricerche hanno manifestato il riprodursi di difficoltà economiche ed occupazionali in molti territori industriali italiani ed europei, tanto che si è iniziato a parlare di re-industrializzazione, termine molto in voga in Francia, ove si sta assistendo ad un movimento di idee e progetti che coinvolgono molte istituzioni ed attori pubblici e privati.
Queste constatazioni, che si accompagnano alla letteratura (specie italiana) sullo sviluppo endogeno, ci obbligano a portare molta attenzione alla responsabilità sociale dell’impresa e alla capacità di valorizzazione delle risorse del territorio e di trascinamento (ed integrazione economica) sulle attività produttive locali. Molti esempi virtuosi si stanno manifestando in diverse aree periferiche ed addirittura montane; sono fenomeni e processi che offrono speranza e che spingono a comportamenti pro-attivi e partecipativi della comunità.
La condizionalità degli incentivi
Le considerazioni conclusive riguardano, da un lato, gli stakeholder dei territori e, dall’altro, i policy maker. Per i primi è fondamentale un’analisi delle risorse esistenti e potenziali, spesso più elevate di quanto normalmente immaginabili; in secondo luogo, devono abituarsi a riflettere sul grado di coerenza degli investimenti ipotizzati (all’esterno o all’interno della comunità), valutando gli effetti moltiplicativi sulle attività produttive esistenti e immaginabili con le opportunità realizzabili in una visione coerente e condivisa sul futuro del territorio.
Per quanto riguarda le politiche per sostenere lo sviluppo territoriale, è sufficiente utilizzare la discriminante tra gli effetti positivi e negativi, diretti e indiretti, degli investimenti: la condizionalità degli incentivi al raggiungimento degli obiettivi di benessere della collettività territoriale deve essere il principio base del finanziamento pubblico agli investimenti privati. Ciò deve essere alla base di ogni progetto di partenariato pubblico-privato per consentire l’utilizzazione delle risorse del territorio, ivi compreso il risparmio accumulato dalla comunità.