Spesa pubblica, interessi privati. L’altra faccia della luna olimpica


Articolo tratto dal N. 70 di Fine dei Giochi Immagine copertina della newsletter

Giochi a 7 miliardi di euro

Sei anni dopo l’assegnazione da parte del CIO, possiamo dire che attorno alle Olimpiadi Milano Cortina 2026 sia stata realizzata una sovrastruttura economica e di spesa imponente.

Si può definire sorprendente, se comparata all’affermazione del governo italiano secondo cui si sarebbe trattato di Giochi “a costo zero” per il contribuente.

Così non è stato, anche se solo il consuntivo potrà svelare l’ammontare reale di un rendiconto complesso, con uscite finanziarie che si perdono in mille rivoli.

La spesa totale si aggira attorno ai 7 miliardi di euro, una cifra mostruosa, che va però scorporata in due parti.

Sono due facce della stessa medaglia, con soggetti diversi e fonti di finanziamento pubblico/privato non coincidenti.

La prima parte è costituita dalle spese di organizzazione dei Giochi, in carico a Fondazione Milano Cortina 2026, i cui vertici sono il presidente Giovanni Malagò e l’amministratore delegato Andrea Varnier.

In base al dossier di candidatura, il budget era di circa 1,4 miliardi di euro, completamente a carico di privati.

Gli introiti venivano suddivisi più o meno in tre parti quasi uguali: i diritti televisivi, i contributi dei top-sponsor attraverso il Comitato Olimpico Internazionale e la quota composta da sponsorizzazioni nazionali, biglietti, merchandising.

Con queste voci si pensava di coprire il fabbisogno, graduato calcolando inflazione e incrementi di spesa fino al 2026, comunque non superiore al miliardo e mezzo di euro.

In realtà, per la sola organizzazione dei Giochi vengono spesi 2 miliardi di euro.

La cifra è desunta dalla relazione fatta propria dalla Presidenza del consiglio dei ministri che nel giugno 2025 ha approvato un decreto con lo stanziamento di 328 milioni di euro (poi diventati 387 milioni con un successivo intervento normativo) a favore di una figura completamente nuova creata a distanza di sei anni dall’avvio dell’organizzazione: il commissario straordinario per la Paralimpiadi.

Un’anomalia certamente, perché Olimpiadi e Paralimpiadi hanno sempre fatto corsa in coppia, con un unico dossier e bilancio (a parte una dotazione già prevista nel 2018 di 62,7 milioni governativi per le Paralimpiadi).

I fondi speciali destinati alle Paralimpiadi costituiscono un escamotage per ripianare anticipatamente i debiti, visto che mancano circa 500 milioni di euro, che saranno a carico dei contribuenti.

La doppia zona d’ombra dei Giochi

C’è, però, un’altra zona d’ombra nell’attività di Fondazione.

La Procura della Repubblica di Milano ha sollevato eccezioni di incostituzionalità, fatte proprie dal gip che ha inviato gli atti di un procedimento penale per turbativa d’asta alla Consulta.

I pm ritengono che Fondazione sia un ente di diritto pubblico e come tale soggetto agli obblighi di trasparenza (e alle possibili contestazioni) di un ente pubblico.

Per questo hanno aperto un’inchiesta sulle modalità di concessione degli appalti, che vede indagati sette dipendenti di Fondazione e manager di Deloitte.

Il Comitato organizzatore non rende pubblici i dati delle proprie spese, se non per le cifre riassuntive contenute nei bilanci societari.

Per questo non sappiamo come si sia creato l’eccesso di uscite, né criteri e modalità adottati per individuare i soggetti economici che hanno garantito servizi per 2 miliardi di euro.

Oltre a queste opacità, c’è l’altra faccia della luna olimpica, cioè opere pubbliche che saranno costruite (o dovrebbero esserlo) per i Giochi.

La torta è imponente, tutta finanziata con soldi pubblici, ovvero dei contribuenti italiani.

Il principale soggetto che se ne occupa è Società Infrastrutture Milano Cortina (Simico) che dipende dal Ministero delle Infrastrutture, con una spesa prevista di circa 4 miliardi di euro per 98 opere.

Nel piano approvato dal governo nel settembre 2023 il numero iniziale era di 111 opere, poi accorpate o stralciate.

A questa somma imponente vanno aggiunti circa 500 milioni del Piano Lombardia e le spese sostenute da Regione Veneto, Province autonome di Trento e Bolzano, Comuni di Milano e Cortina, oltre ad altri enti pubblici.

Per questo si può affermare che la spesa a carico della finanza pubblica arriverà a 5 miliardi di euro, considerando che il Ministero degli Interni deve attuare un piano per la sicurezza che vale 400 milioni di euro.

Opere olimpiche: l’assalto ai fondi pubblici

I cantieri pubblici sono noti e contenuti in un sistema informatico messo a disposizione dei cittadini, anche se in forma riassuntiva e sintetica.

È da quella fonte, non confutabile, che si può apprezzare come opere olimpiche per almeno 3 miliardi di euro non saranno pronte per i Giochi e in alcuni casi non saranno ancora in cantiere, in fase d’asta e nemmeno in progetto per la data del 6 febbraio 2026.

È la dimostrazione di come le Olimpiadi siano diventate l’occasione per un “assalto alla diligenza” da parte delle istituzioni pubbliche, per accaparrarsi fondi, a prescindere dalla fattibilità degli interventi.

Anche perché per le opere strettamente sportive era stato previsto un impegno di 204 milioni di euro, cresciuti a 945 milioni.

Le società che hanno vinto gli appalti sono un centinaio, mentre in subappalto se ne contano altre 500.

Al momento non vi sono inchieste penali per possibili abusi nell’esecuzione delle gare, ma qualche alert è arrivato sul fronte dei controlli antimafia, che hanno portato ad alcune interdittive di società non perfettamente trasparenti.

Vi sono, poi, contenziosi civili per mancati pagamenti (con un valore di alcune migliaia di euro) legati a forniture in un appalto a Livigno.

Un capitolo a parte, per quanto riguarda possibili opacità, è costituito dalle procedure di progettazione ed esecuzione dei lavori.

Ai commissari governativi è stato dato, per molte opere e servizi, il potere “di agire anche in deroga a ogni disposizione di legge diversa da quella penale”.

Qui si spalanca uno scenario di scorciatoie procedurali molto ampio.

Se a dominare sono la discrezionalità o l’urgenza motivata da finalità di interesse pubblico, se i controlli o le valutazioni di sostenibilità sono affievoliti, cresce il rischio di danni ambientali ed economici per le finanze dello Stato.

Consigli di lettura

Una montagna di soldi. Sprechi, incompiute e affari: lo scandalo delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026
di Giuseppe Pietrobelli

Un viaggio nella retorica nostalgica dello Spirito Italiano, negli sprechi, gli affari e gli scandali di Milano Cortina 2026, le quarte Olimpiadi italiane. È stato detto che sono “a costo zero”, mentre il contribuente pagherà 5 miliardi di euro per impianti sportivi, strade e ferrovie.

È stato detto che saranno i Giochi meno costosi, mentre si spenderanno due miliardi solo per organizzarli, con un bilancio in rosso già ripianato grazie a mezzo miliardo di aiuti pubblici. È stato detto che saranno le Olimpiadi “più sostenibili di sempre”, perché diffuse sul territorio e con la quasi totalità delle opere pronte. Bugie, come dimostrano la nuova pista da bob di Cortina, le incompiute per tre miliardi di euro e la colata di cemento che si abbatterà sulle Alpi e le Dolomiti tutelate dall’Unesco, a servizio della monocultura del turismo invernale

Il libro ricostruisce una ragnatela di società, poltrone e centri di potere occupati dai signori del “circo bianco”. Ma anche le inchieste milanesi che hanno messo nel mirino Fondazione Milano Cortina, tra appalti pilotati e super-stipendi, diktat dei grandi sponsor e progetti di grattacieli, assunzioni di raccomandati e guerre di potere.

Al punto da provocare l’intervento del governo Meloni, incurante dello scontro con i magistrati, pur di blindare i segreti di una società che è privata solo a parole. È l’assalto alla diligenza degli amministratori locali, il festival dell’incoerenza di ministri e politici, la solita corsa italiana contro il tempo com’è avvenuto ai tempi dell’Expo 2015. Stavolta per dare la scalata a una montagna di soldi.

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