La crisi della sinistra europea è una crisi profonda, politica e teorica, che trova nel caso tedesco la sua espressione più chiara.
Per oltre un decennio, la Germania ha rappresentato il cuore stabile dell’Unione europea. Ma proprio questa stabilità ha coinciso con un progressivo svuotamento della capacità della sinistra di proporre un’alternativa.
La lunga stagione delle Grosse Koalitionen tra SPD il partito della socialdemocrazia e CDU, l’unione dei cristiano-democratici, non è stata un’anomalia dovuta a contingenze elettorali, ma la forma politica coerente di una convergenza sostanziale sulle politiche economiche. Rigore fiscale, modello di crescita trainato dalle esportazioni, centralità di competitività e produttività: su questi pilastri non si è mai aperto un vero conflitto politico. La socialdemocrazia tedesca ha scelto di governare all’interno di questo schema, rinunciando progressivamente a metterlo in discussione.
Il risultato è stato paradossale. Da un lato, la Germania ha mantenuto – fino alla vigilia della crisi ucraina – elevati livelli di occupazione e una forte posizione industriale. Dall’altro, i salari reali sono rimasti compressi, il welfare è stato sottoposto a una pressione costante e ampie fasce di lavoro sono state precarizzate in modo strutturale, con le riforme Hartz.
La stabilità macroeconomica è stata pagata con una crescente insicurezza sociale, che la sinistra non ha più avuto la capacità o l’interesse a rappresentare politicamente.
La Germania è diventata il principale garante di un’architettura fondata sulla disciplina fiscale e sulla competizione tra sistemi produttivi. La retorica della solidarietà europea è stata impiegata deliberatamente per legittimare il paradigma dominante, normalizzandolo e adattandovisi perfettamente. Anche su questo terreno, la sinistra tedesca – inclusa quella “radicale” – non ha segnato una discontinuità significativa rispetto ai conservatori.
Perché è accaduto tutto questo? Perché una forza storicamente nata per trasformare i rapporti economici ha finito per amministrarli? Una risposta possibile è che la sinistra europea ha interiorizzato i vincoli del sistema come se fossero leggi naturali, assoggettandosi acriticamente all’ideologia dominante. Questa scelta è la conseguenza della rinuncia a mettere in discussione i capisaldi del sistema in termini di distribuzione del potere economico e politico.
Orizzonte ristretto a sinistra
La paura di apparire “irresponsabili”, l’accettazione della competitività come obiettivo politico prioritario e la rinuncia a proporre un modello di sviluppo alternativo hanno progressivamente ristretto l’orizzonte dell’azione, sancendo l’abbandono di una critica strutturale al capitalismo. La sinistra ha smesso di pensarsi come forza che organizza l’economia, e si riduce a forza che la corregge ai margini.
In questo passaggio, la sinistra ha progressivamente smesso anche di rappresentare il mondo del lavoro. Accettando il mercato come orizzonte ineluttabile, ha rinunciato a organizzare politicamente il conflitto tra capitale e lavoro, limitandosi a gestirne gli effetti sociali. Così la sinistra ha perso la propria base storica e la propria funzione politica.
Alla ricerca di risposte radicali
Uscire da questo vicolo cieco richiede una ricollocazione politica netta: si tratta di mettere in discussione il paradigma stesso alla base delle politiche europee. Centralità della domanda interna e del benessere collettivo, investimento pubblico, pianificazione democratica come risposta alle crisi industriali, sociali e climatiche.
L’ascesa di una destra sempre più aggressiva mostra che una parte rilevante della società cerca risposte radicali, che a sinistra non ci sono più. Così quella domanda viene catturata dalla destra, in una forma radicale solo in apparenza: l’esperienza dei governi di destra, da ultimo quello guidato da Giorgia Meloni, mostra con chiarezza come alla radicalità della narrazione non corrisponda alcuna rottura reale.
Una volta al governo, le destre si adeguano pienamente allo stesso paradigma economico che dichiarano di voler combattere. Sono fedeli servitori dei mercati finanziari, degli interessi americani, dei ricchi.
Senza una critica esplicita al capitalismo e una proposta radicale di trasformazione, la sinistra è destinata a scomparire come forza autonoma o a ridursi a sostegno passivo a governi che portano avanti una politica di destra (grandi coalizioni, governi tecnici, ecc.).
