Le elezioni in Portogallo, una partita ancora aperta
Alla vigilia delle elezioni per il rinnovo della Presidenza della Repubblica portoghese, la sinistra si confronta con un paradosso: appare allo stesso tempo più debole che mai, ma con la possibilità, dopo anni – dal 2006, quando si chiuse la presidenza di Jorge Sampaio – di tornare a occupare il posto di capo dello Stato.
Per orientarsi conviene partire dai sondaggi, in particolare dall’ultima rilevazione CESOP–Universidade Católica Portuguesa per RTP/Antena 1/Público (6–9 gennaio 2026).
Sulla base di questi dati, nessuno ha, oggi, reali possibilità di vincere al primo turno e la partita per l’accesso al ballottaggio resta apertissima. Cinque figure risultano in grado di giocarsi il secondo turno: António José Seguro (Partito Socialista), André Ventura (destra radicale, Chega), João Cotrim de Figueiredo (Iniciativa Liberal) e, con chances più ridotte, Henrique Gouveia e Melo (indipendente) e Luís Marques Mendes (centro-destra, PSD).
Numeri ballerini e un sistema in movimento
Nel complesso, i cinque si distribuiscono tra il 16% e il 24%: un intervallo che può sembrare ampio, ma che va letto alla luce della volatilità delle rilevazioni.
Da un sondaggio all’altro cambiano posizionamenti e distanze, e l’ordine dei candidati tende a rimescolarsi, rendendo difficile fissare una gerarchia definitiva.
Resta però un dato strutturale: tre profili appartengono all’area di destra e, sommati, raccolgono circa il 60% delle preferenze; Seguro risulta al momento in testa con il 24%.
Molto più in difficoltà, invece, le sinistre “radicali”: Bloco de Esquerda, PCP e Livre, che insieme si fermano attorno al 5%. Una serie di numeri che serve soprattutto a orientarci e a mettere a fuoco un dato ormai evidente: gli equilibri politici portoghesi sono in movimento.
Lo scenario cambia rapidamente e non è ancora chiaro quale assetto si stabilizzerà; per questo le presidenziali possono diventare un momento di svolta, una tappa di un processo avviato nel 2022 e non ancora consolidato.
Tre, almeno, i punti di fragilità.
Il primo riguarda il paradosso da cui siamo partiti: una sinistra complessivamente debole che potrebbe comunque “vincere”, se per vittoria intendiamo l’esito formale della conquista della Presidenza. Tuttavia, se Ventura dovesse accedere al secondo turno e riuscisse ad aggregare il 40% dei voti espressi – anche in un contesto di forte astensione – la vittoria simbolica sarebbe indubbiamente di Chega, che potrebbe far pesare politicamente quel risultato, rafforzando in modo decisivo il proprio potere contrattuale e aprendo prospettive molto diverse.
Secondo: in pochi anni si è votato moltissimo. Dal 2019 al 2025 il Paese è tornato alle urne a ritmo serrato, una sequenza che mostra come il sistema politico stia ancora cercando un nuovo punto di stabilità; e, a ogni passaggio, la destra radicale si è rafforzata, con Chega che passa dal 7% nel 2022 al 18% nel 2024 e al 22% nel 2025.
Terzo: l’instabilità di governo. Luís Montenegro, leader del centro-destra, guida un governo di minoranza e naviga a vista, dovendo cercare di volta in volta sostegni parlamentari variabili, talora attraverso l’astensione dei socialisti, talora attraverso quella di Chega; in un contesto del genere, resistere alla tentazione di un appoggio più strutturale diventa sempre più difficile.
Resistere per non sparire
Il cambiamento, in appena dieci anni, è stato profondo.
Era il 2015 quando l’insieme delle forze di sinistra superava il 50% dei voti alle legislative e, con il Partito Socialista intorno al 30%, apriva la strada alla “geringonça”, un governo monocolore di António Costa sostenuto dall’esterno dalle altre sinistre; quell’onda si è protratta fino al 2022, quando i socialisti hanno ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi.
Oggi, invece, la sinistra si trova in una guerra di resistenza: non tanto per recuperare un’egemonia perduta, quanto per impedire che la destra radicale diventi il perno del nuovo equilibrio.
In questo quadro, Seguro appare come la figura chiamata a difendere, da Belém, l’impianto costituzionale nato con la Rivoluzione dei Garofani del 25 aprile 1974 e il nuovo volto del Portogallo post-salazarista.
