Remigrazione: una breccia nella democrazia europea


Articolo tratto dal N. 79 di Immagine copertina della newsletter

Potsdam, 25 novembre 2023. Giornata gelida come tante altre in autunno inoltrato in Germania.  Eppure, la data è destinata a diventare una sorta di segnalibro nella storia, il punto che demarca un ‘prima’ da un ‘dopo’. Due mesi più tardi, la rete di giornalismo investigativo indipendente Correctiv scopre che quella mattina di fine novembre diversi militanti dell’estrema destra tedesca Alternative für Deutschland, l’austriaco Martin Sellner e altri attivisti del suo ‘Movimento Identitario’, ma anche rappresentanti dell’alta borghesia della Germania e persino qualche esponente della Cdu, si vedono a Villa Adlon, hotel sulle rive del lago di Lehnitzsee, vicino Potsdam appunto, per parlare di precisi programmi in materia di immigrazione.

Il complotto della “Grande sostituzione”

Per parlare di remigrazione, vale a dire l’espulsione dal paese di chi ha origini straniere, anche se ha cittadinanza tedesca. Lo scoop a pochi mesi dalle elezioni europee del 2024 dà vita a una serie di manifestazioni di protesta contro l’estrema destra in Germania. La remigrazione fa scandalo. Persino la leader nazionalista francese Marine Le Pen prende le distanze dagli alleati sovranisti tedeschi.

Eppure, più avanti, l’incontro di Potsdam sarà ricordato come una tappa fondamentale nello sdoganamento del concetto di remigrazione nell’opinione pubblica europea.

Il primo a parlarne è stato lo scrittore francese Renaud Camus nel 2011 nel suo libro “Le grand replacement”, teoria complottista di estrema destra secondo la quale le popolazioni europee bianche e cristiane verrebbero sistematicamente sostituite da immigrati non europei, principalmente africani e islamici, con la complicità delle élite politiche ed economiche.

Ma fino al 2022-23 il nuovo concetto resta confinato negli ambienti dell’estrema destra. In Francia, nella campagna elettorale per le presidenziali dell’aprile 2022, Éric Zemmour, candidato e fondatore del partito di estrema destra Reconquête, prova a sfondare con l’idea di un ‘Ministero della Remigrazione’. Obiettivo: rimpatriare almeno 100 mia “stranieri indesiderati” all’anno.

Dalla teoria complottista al mainstream politico

Ma solo alla fine del 2022 la parola compie il gran salto verso il mainstream. Succede quando Elon Musk acquisisce Twitter, la chiama X. Segni particolari: debolissimi controlli sui contenuti all’insegna della nuova ‘libertà di parola’. Personaggi precedentemente ‘bannati’, come l’austriaco Martin Sellner, tornano sulla piattaforma.

Il risultato è che nel 2024 l’attività online sulla remigrazione prende vita e, da allora, cresce a ritmi esponenziali, secondo un report del Center for the Studies of Organized Hate (Csoh), pubblicato a gennaio 2026.

Il secondo mandato di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti fa tutto il resto. Da pensiero carbonaro della destra, la remigrazione diventa agenda politica.

Il 28 novembre 2025, il Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti pubblica su X: “La posta in gioco non è mai stata così alta e l’obiettivo non è mai stato così chiaro: la remigrazione ora”. Poche ore prima, quello stesso giorno, Trump aveva usato l’espressione “Migrazione inversa” in un post su Truth.

L’idea di Camus fa più strada oltreoceano che in patria, dove il Rassemblement National si mantiene a distanza dall’uso del termine, per evitare di apparire apertamente estremista. Ma questo non significa che il contenuto politico del nuovo concetto sia assente dai piani della destra nazionalista francese. Anzi.

Si tratta di espulsione su larga scala di migranti, richiedenti asilo, residenti di lungo periodo e, nei casi più estremi, persino cittadini naturalizzati o nati in Europa ma considerati ‘non assimilati’. Nel secolo scorso si sarebbe detto ‘deportazione’, termine consumato dal nazismo e i suoi lager.

Remigrazione è il nuovo che avanza in tutta l’Ue, l’epurazione etnica senza che si scomodino a esplicitarla, l’escamotage per superare vergogna e scandalo, il ponte per passare dall’estremismo al mainstream.

Il nuovo paradigma europeo: dai conservatori agli estremisti

Dalla Germania, che ospita il laboratorio politico più avanguardistico sulla remigrazione, il concetto si è diffuso nel resto dell’Ue, con buona pace delle manifestazioni di protesta contro l’Afd, che alle europee 2024 comunque ottiene il 16 per cento dei consensi, uno dei suoi primi record storici, per poi scalare la classifica dei partiti politici tedeschi fino a conquistare il primo posto, soprattutto nell’est del paese.

La deportazione dei migranti considerati irregolari nell’Unione è diventato principio-guida delle nuove politiche europee sull’asilo, basate sulla realizzazione di ‘hub di rimpatrio’ nei paesi terzi anche se non sono paesi d’origine dei diretti interessati.

Il modello Albania, che Giorgia Meloni ha pensato con il premier di Tirana Edi Rama, fa scuola a livello europeo. Il diritto all’asilo, una volta protetto dall’Unione e gestito all’interno dell’Unione, ora viene espulso fuori dai confini europei, appaltato a esterni con cui i governi nazionali stringono appositi accordi. È un’autentica novità nelle politiche europee sull’immigrazione.

E come se non bastasse, la versione del testo sui rimpatri approvata all’Europarlamento da una maggioranza di destra che va dal Partito Popolare fino all’Afd passando per i Conservatori di Meloni, i lepenisti e i Patrioti di Viktor Orbán e Matteo Salvini, estremizza la questione, falciando i controlli sul rispetto dello stato di diritto nei paesi terzi che ospitano gli hub, allungando i tempi di detenzione per chi deve essere trasferito e non collabora.

Una breccia nella democrazia europea

L’Unione europea ha costruito il proprio immaginario sulla permeabilità dei confini interni. La remigrazione introduce il movimento opposto. Non più circolazione, ma selezione identitaria della permanenza: dalla cittadinanza come diritto, alla cittadinanza come appartenenza culturalmente certificata. Ultimamente al Parlamento Europeo mi è capitato di chiedere della remigrazione a Roberto Vannacci, uno degli ospiti d’onore del Summit sulla Remigrazione organizzato in Italia a maggio 2025, con attivisti e politici di estrema destra provenienti da Germania, Paesi Bassi, Belgio, Irlanda, Portogallo, Francia, Regno Unito e Stati Uniti. Vannacci dice che va applicata a chiunque parli di sharia nell’Ue: “Vanno espulsi”. È evidente quanto un’idea del genere modifichi lo stato di diritto nell’Ue, aprendo interrogativi che finora sembravano risolti, almeno in teoria. Chi è europeo? Chi può restare? Chi appartiene davvero all’Ue? Sfruttando precarietà e crisi economica, facendo leva sulle paure diffuse in un’epoca di massima incertezza, la destra europea fornisce le sue risposte, riuscendo a portarle oltre Potsdam, nelle case degli europei, sempre meno scandalizzati dalle parole d’ordine di quella gelida giornata a Villa Adlon.

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