Noipopoli delle Nazioni Unite…”: il multilateralismo per reagire alla legge del più forte


Articolo tratto dal N. 73 di La cura è politica Immagine copertina della newsletter

Equilibri spezzati

Non è un mistero per nessuno che il sistema internazionale stia attraversando una fase di transizione rilevante o, come ha affermato il Primo Ministro del Canada nell’ultimo forum di Davos, un vero e proprio momento di rottura.

Non si tratta di un fatto casuale, né di qualcosa avvenuto dall’oggi al domani.

Da tempo si stanno imponendo nel dibattito globale logiche che relativizzano alcuni consensi fondamentali, come la pace e la sicurezza; il rispetto dei diritti umani; e lo sviluppo sostenibile.

Questi tre principi, che costituiscono una parte essenziale dell’architettura su cui si fonda un ordine internazionale basato su regole, sono i pilastri della Carta e del sistema delle Nazioni Unite.

In tempi di incertezza, è necessario ricordare che tale sistema nasce dal consenso di un insieme di Paesi, dopo il trauma di due guerre mondiali. 

L’affermarsi di una certa anomia nel sistema internazionale ha spezzato l’equilibrio pattuito e ha messo a rischio importanti consensi.

Come quello sulla mitigazione degli effetti della crisi climatica, arrivando perfino a metterne in dubbio l’esistenza; oppure sul rispetto dei diritti fondamentali, alla luce del modo in cui molti Paesi affrontano il fenomeno migratorio. O ancora sulla capacità di adottare misure efficaci per fermare conflitti armati che hanno comportato costi altissimi in vite umane. 

Ritorno al multilateralismo

Il mondo si trova, infatti, in una condizione di vulnerabilità.

Oggi registriamo a livello globale il numero più alto di conflitti attivi dalla Seconda guerra mondiale. Siamo arrivati a 59 secondo il Global Peace Index elaborato dall’Institute for Economics & Peace.

E constatiamo anche che la democrazia, soprattutto nello scenario post-pandemico, ha subito significativi arretramenti. Al contrario, le autocrazie si sono espanse a ritmo accelerato, come mostrano, tra gli altri, l’indice della democrazia di V-Dem Institute e quello di International IDEA. 

A ciò si aggiunge la fragilità a cui, nell’ultimo anno, è stato sottoposto il sistema economico internazionale.

La cosiddetta “guerra dei dazi” mostra con una certa crudezza come economie piccole e medie, o eccessivamente dipendenti da economie più grandi, siano vulnerabili di fronte a cambiamenti unilaterali delle regole imposti da alcune potenze.

Questo non produce effetti soltanto economici: in molti casi, infatti, le modifiche alle regole commerciali rispondono anche a finalità politiche. 

Lo scenario attuale è segnato dall’aumento dei discorsi d’odio, delle vittime dei conflitti e delle violazioni delle regole fondamentali della convivenza internazionale.

È facile cercare risposte protezionistiche, siano esse unilaterali, regionali o basate su affinità ideologiche, imponendo la logica del più forte al di sopra di un sistema internazionale fondato su regole condivise.

Proprio per questo, recuperare il valore del sistema multilaterale è oggi più necessario che mai. 

La forza della ragione

Riconoscere il multilateralismo come risposta a questi dilemmi globali non significa ignorare le sfide che esso affronta.

È noto, per esempio, che le difficoltà finanziarie delle Nazioni Unite hanno messo a rischio la continuità delle sue agenzie. Come anche è nota l’inefficienza di alcuni aspetti della sua burocrazia.

O ancora, più in profondità, che occorre trovare modalità efficaci affinché mandati e risoluzioni vengano realmente attuati, contribuendo così al rafforzamento dei pilastri del sistema: pace, sicurezza, sviluppo sostenibile e pieno rispetto dei diritti umani.

Si tratta di un obiettivo ambizioso in un mondo sempre più complesso, ma anche di un percorso auspicabile. 

Dopo 80 anni, i leader dei 193 Stati membri delle Nazioni Unite hanno un compito urgente e ineludibile.

Da esso dipende la possibilità di evitare gli orrori di un sistema in cui prevalga soltanto la legge del più forte, espressione più cruda di un ordine hobbesiano. 

Affrontare questa sfida con convinzione, alla luce dell’esperienza storica e dei tentativi di indebolimento del sistema multilaterale, non è oggi una questione ideologica, come alcuni hanno voluto sostenere.

È un imperativo etico per la sopravvivenza e l’integrità della specie umana.

Non sarà mai l’imposizione della forza, ma la forza della ragione a garantire che su questo pianeta nessuno sia di troppo.

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