Il progetto politico della decolonizzazione
Durante la fase della decolonizzazione, i paesi dell’Africa, dell’Asia, dell’America Latina e dei Caraibi iniziarono a dar forma a un proprio progetto.
Questo progetto fu annunciato alla Conferenza di Bandung nel 1955, sviluppato all’incontro del Movimento dei Non Allineati nel 1961 e ulteriormente affinato nella Conferenza Tricontinentale del 1966.
Ognuna di queste conferenze – e molte altre ancora –, così come i dibattiti all’interno del nascente sistema delle Nazioni Unite, consentirono ai diversi paesi del Terzo Mondo di formulare una propria visione del sistema globale emergente.
Il vecchio ordine coloniale, ritenevano, doveva essere spezzato e un nuovo sistema post-coloniale doveva nascere.
Invece, nonostante la vitalità del Progetto del Terzo Mondo, emerse un sistema neocoloniale che conservò i vantaggi del colonialismo per i paesi d’Europa, del Giappone e del Nord America, offrendo loro nuove opportunità di accumulazione di capitale, mentre le ex colonie faticavano a uscire dalla trappola della dipendenza.
La crisi del debito e l’intervento del FMI
Quando il Messico dichiarò bancarotta nel 1982, inviò un segnale forte ai paesi dell’Africa, dell’Asia, dell’America Latina e dei Caraibi: sarete i prossimi.
Ed è esattamente ciò che accadde.
Un paese dopo l’altro affrontò negli anni Ottanta crisi della bilancia dei pagamenti e fu costretto a sottoporsi ai Programmi di Aggiustamento Strutturale del Fondo Monetario Internazionale (FMI), che smantellarono molte delle politiche sociali costruite fino ad allora e privatizzarono beni pubblici, accrescendo le disuguaglianze sia all’interno dei singoli paesi sia tra ex colonie ed ex potenze coloniali.
Il Rapporto Brandt e la nascita della categoria “Sud Globale”
Fu proprio a causa di questa nuova frattura che l’ex cancelliere della Germania Ovest Willy Brandt collaborò con le Nazioni Unite per istituire nel 1977 la Commissione Indipendente sulle Questioni dello Sviluppo Internazionale.
Il Rapporto Brandt (1980-1983) divise il mondo sulla base del Prodotto Interno Lordo e tracciò una linea approssimativa all’altezza del 30° parallelo, distinguendo tra Nord Globale (paesi più ricchi) e Sud Globale (paesi più poveri).
Nyerere e la ridefinizione politica del Sud
Nel 1987, l’ex presidente della Tanzania, Julius Nyerere, promosse la creazione di una nuova Commissione del Sud, composta da commissari provenienti dal Sud Globale.
Nel rapporto The Challenge of the South, la divisione Nord-Sud non veniva letta solo in termini di disuguaglianza economica, ma anche di rapporti di potere e rapporti di proprietà.
Il Sud Globale, per Nyerere, non era semplicemente un’area povera, ma un insieme di nazioni la cui sovranità e dignità erano state soffocate dai vantaggi che colonialismo e neocolonialismo avevano garantito al Nord.
L’unipolarismo statunitense e il nuovo ordine globale
Il rapporto fu pubblicato nel 1990, poco prima del crollo dell’Unione Sovietica e del tentativo degli Stati Uniti di costruire un ordine unipolare attraverso la creazione e il controllo della Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC/WTO) nel 1995 e l’uso della propria forza militare, come nelle guerre in Iraq (1991 e 2003).
Il tentativo di Washington di creare un mondo unipolare portò a un processo di deindustrializzazione auto-indotto in Europa e in Nord America.
Le imprese transnazionali, sfruttando migliori sistemi di comunicazione e trasporto e normative più stringenti sulla proprietà intellettuale, iniziarono a delocalizzare la produzione manifatturiera verso paesi che in precedenza erano stati esportatori di materie prime.
L’ascesa manifatturiera del Sud Globale
La manifattura nel Sud Globale – in particolare in Cina, che impose controlli sui capitali e trasferimenti tecnologici – si espanse, consentendo al centro dello sviluppo industriale di spostarsi dall’Atlantico all’Asia.
Nyerere, dopo una visita a Shenzhen negli anni Ottanta, aveva previsto questa trasformazione, invitando i paesi guida del Sud (le “locomotive”) a puntare su industrializzazione e tecnologia.
Oggi il Sud Globale è uno spazio di dinamismo economico, mentre il Nord Globale arranca in una fase di stagnazione, segnata da alta spesa militare e bassi investimenti in infrastrutture e industria.
Ci troviamo in un passaggio cruciale, in cui le fratture tra Nord e Sud potrebbero essere colmate.
Ma non si chiuderanno senza conflitto politico ed economico.
