La formula della gentrificazione.
Corvetto verso le Olimpiadi


Articolo tratto dal N. 70 di Fine dei Giochi Immagine copertina della newsletter

Sgomberi olimpici

Una mattina ci siamo visti arrivare la polizia senza preavviso. Ci siamo spaventati tutti perché pensavamo stessero cercando qualcuno.

C’era questo spiegamento di forze qui sotto che io sulla strada non ho mai visto: tre autoblindate dei carabinieri, due della polizia, tutti i poliziotti in borghese, ma tutti armati e in antisommossa.

Nessuno di noi pensava che fossero arrivati qua, in questa scala, per noi. Poi hanno cominciato a buttar giù le porte delle persone.

Così, ancora in pigiama, sono scesa e ho chiesto: “Ma cosa sta succedendo?”

“I signori devono uscire,” mi risponde.

Il primo sgombero che hanno fatto è stato l’interno sei. M. stava dormendo, fa la guardia notturna.

Poi hanno bussato a F., hanno detto: “anche lei è sulla lista, esca”.

Grazie all’intervento di B. (il sindacalista dell’Unione Inquilini che seguiva la vicenda, nda) gli hanno dato tempo un mese e lo hanno sbattuto fuori lo stesso.

Poi c’era una famiglia di un’altra scala. Lei era da sola in casa, il marito al lavoro, i figli a scuola.

Immagina che la polizia un giorno ti bussa con il furgone dell’impresa di sgombero e ti fa lo scatolone, ti butta fuori tutto, così.

[…] A un altro civico il ragazzo non era in casa, hanno sfondato la porta e hanno iniziato a fare loro i pacchi.

Sai come fanno? Prendono questo armadietto, lo smontano, ci mettono dentro tutta la roba, ci mettono intorno lo scotch e lo portano giù.

Mica stanno a imballare la casa. Per il trasloco di uno sfratto prendono tutto, lo accumulano alla rinfusa e lo portano nel cortile.

 

Incontro Ada, nome di finzione, nel suo appartamento ai piani superiori di un vecchio palazzo a ballatoio, parte del patrimonio immobiliare di proprietà di un noto ente pubblico regionale.

È una di quelle mattine di piena estate milanese in cui non tira un filo d’aria.

Le finestre della cucina affacciano sulla strada, in fondo alla quale si stagliano, ben visibili dietro alle staccionate di ferro, le gru dei cantieri del Villaggio Olimpico dei giochi invernali Milano-Cortina 2026 allo Scalo di Porta Romana.

Ada mi offre un bicchiere di acqua gelata e comincia a raccontare. Sono passati quasi 15 anni da quando è iniziato tutto, mi dice.

Era il 2009 quando gli inquilini avevano scoperto quasi per caso che la proprietà aveva approvato con una delibera la vendita di tutto lo stabile.

“E così comincia la storia.” Tra appartamenti chiusi per inagibilità e contratti non rinnovati, il palazzo continuava a perdere abitanti, e dai 67 nuclei abitativi inziali, “tutte famiglie non ricche”, mi dice Ada, anno dopo anno circa la metà degli appartamenti erano rimasti vuoti.

Quando parliamo io e Ada è metà luglio 2023, sette mesi dopo l’inizio dei cantieri olimpici a pochi civici di distanza, e a tre anni dalla pandemia, la macchina dei procedimenti di sfratto era ripresa quasi del tutto dal febbraio dello stesso anno, con la scusa di sistemare le situazioni abusive o irregolari del palazzo.

L’hanno fatto con una cadenza settimanale, tutti i giovedì mattina, io ero qui sveglia dalle sei che guardavo fuori. Arrivavano alle otto. Puntuali. Vedevamo per primo il pulmino della celere. Poi arrivava la polizia e i carabinieri, per cui subito a telefonare: ‘stanno arrivando, stanno arrivando, siamo pronti, ci sarà un altro sgombero’.

Storia urbana di Corvetto: mega-cantieri e gentrificazione

Immaginiamo una linea che inizia da casa di Ada, a pochi passi dallo Scalo di Porta Romana, e segue Corso Lodi, scendendo nel sud di Milano in direzione di Rogoredo.

Questa linea collega due punti, due grandi strutture nuove di pacca: il Villaggio Olimpico che fra pochi giorni ospiterà atleti e delegazioni sportive, e la Santa Giulia Ice Hockey Arena o Palaitalia, chiamata anche CTS Eventim o Unipole Dome dal nome dei proprietari e degli sponsor principali.

Si tratta di due tra i più grandi cantieri che la città ha ospitato negli ultimi anni.

Esattamente nel mezzo, al centro di questa linea, si trova il quartiere di Corvetto.

Campagna agricola fino all’inizio del Novecento, Corvetto è uno dei quartieri della prima fascia periferica milanese, parte di una tipica storia urbana di inizio secolo: nato negli anni ’20 come quartiere a edilizia residenziale pubblica su progetto dello IACP, l’allora Istituto Autonomo per le Case Popolari, Corvetto è oggi una delle aree più estese della città in cui ancora resiste la forte matrice pubblica e popolare.

All’ombra dei due mega-cantieri, questa è tuttavia anche la zona che promette di acquisire un valore inaspettato e, con il grande evento ormai alle porte, non sorprende che il costo dell’abitare qui stia crescendo più che in ogni altro angolo della città.

Di fatti, in pochissimo tempo il valore al metro quadro è passato da 3.700 euro a oltre 4.500, con una crescita intorno al 30%, circa il doppio della media cittadina.

Qui le stanze in affitto hanno quasi raggiunto i prezzi di zone come Viale Monza o Via Padova, che insieme a Corvetto hanno registrato l’aumento più significativo negli ultimi cinque anni.

È quello che viene spiegato con la rent-gap theory, quella che potremmo definire come “la formula matematica della gentrificazione”, ovvero il calcolo che riesce a determinare il divario fra il valore della rendita da locazione di una proprietà al momento attuale e il reddito potenziale che se ne potrebbe ricavare in futuro, precisando l’indice della potenziale speculazione immobiliare in attesa di riqualificazioni, nuovi investimenti, trasformazioni.

Con o senza calcolatrici alla mano, anche tra i nuovissimi abitanti di Corvetto il cambiamento economico del quartiere sembra essere molto chiaro: “Io ho preso questa casa nel 2020 a meno di 2.000 euro al metro. Oggi il suo valore è raddoppiato,” mi dice Carlo (nome di finzione) un pomeriggio, seduti al tavolino di un bar di piazzale Corvetto.

“È un bellissimo condominio, ma prima non era così bello. Nel frattempo, hanno restaurato tutto. I condomini di fronte li hanno tutti restaurati, in quattro anni la via è cambiata completamente.

Le stradine erano tutti condomini grigi, beige, color topo… li hanno restaurati tutti, anche quelli di fronte, che una volta erano popolari, erano ancora messi peggio.”

E in effetti, quelli che una volta erano caseggiati ad affitti riservati alle fasce popolari, oggi iniziano a essere case per una nuova classe media che sempre di più comincia ad arrivare in quest’area di Milano, e con l’arrivo dei nuovi abitanti ci sono anche quelli che si trovano ad andarsene.

Pulizia dello spazio pubblico

E in fondo non sorprende che sia proprio questo il volto contraddittorio del quartiere prima, durante e dopo un grande evento come quello dei Giochi Olimpici.

Da Atene 2004, passando per Pechino 2008, Londra 2012, Rio de Janeiro 2016 o Parigi 2024, sono molte le ricerche che hanno osservato il ruolo dei mega-eventi nella trasformazione, spesso rapida e violenta, del tessuto urbano, soprattutto nei quartieri a basso reddito.

In un report uscito a luglio 2024 curato dal collettivo francese di attivist* e ricercator* Le Revers de la medaille si calcolava che a Parigi erano state oltre 20 mila le persone coinvolte in espulsioni tra la primavera del 2023 e la fine dei giochi, nell’ottobre 2024.

Questo è quello che in Francia viene chiamato nettoyage sociale, un intervento di controllo, spesso poliziesco, volto proprio a pulire lo spazio pubblico da presenze indesiderate, come era stato a Parigi per senzatetto, persone migranti, sex workers o militanti.

Il piano securitario e repressivo di controllo e ordine pubblico è uno dei piani più conflittuali dell’impatto dei grandi eventi sulle città.

E lo conferma il dibattito scatenato negli ultimi giorni dall’annuncio, subito smentito, successivamente confermato, nuovamente smentito, e infine riconfermato, della presenza dell’ICE, la squadra antimmigrazione statunitense, che sembra accompagnerà le operazioni di sicurezza collegate ai Giochi Olimpici.

Il sindaco Sala aveva inoltre annunciato l’assunzione di circa 3.350 agenti in più in organico entro la fine del 2025 per potenziare il personale esistente, e si calcola che per tutte le settimane della manifestazione circa 6 mila corpi di Polizia saranno impegnati a pattugliare i siti olimpici tra le aree urbane e montane coinvolte.

Dal prossimo 2 febbraio, durante il passaggio della fiaccola e fino a marzo inoltrato, a Milano sono previste misure eccezionali, chiusure temporanee di scuole e traffico, sia automobilistico sia ciclabile, e ampliamento delle zone rosse, un provvedimento che già da oltre un anno investe anche il territorio di Corvetto, a seguito del quale la presenza della polizia è molto aumentata.

Nel tentativo di imporre futuri estranei, possono quindi piombare sulla vita di cittadin* piani amministrativi e decisioni economiche e politiche di controllo dei territori, a volte sconvolgendola per sempre, così come è successo nel condominio di Ada.

Naturalmente quasi mai questo passa inosservato, e sicuramente non lo è a Corvetto.

“Se il quartiere vuoi valorizzare, tanti poveri devi cacciare”, “Basta sgomberi”, si legge, tra fiori, frutta e arcobaleni colorati dipinti sul muro dell’edificio del Mercato Comunale di Piazzale Ferrara, lo storico mercato coperto che, oggi, da oltre un anno, ha chiuso i battenti in attesa di essere riqualificato.

Abbassate l’affitto e smetto di spacciare”, e poi “Vogliamo i fiori, ma anche le case”, si legge a qualche angolo di distanza.

E mentre le scrivo, mi ritrovo a pensare che a volte sarebbero proprio le proposte politiche più semplici, senz’altro meno repressive e probabilmente anche meno dispendiose, quelle che potrebbero funzionare davvero.

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