Cile 1973

Da Allende alla dittatura nei documenti della Fondazione Feltrinelli

Introduzione alla mostra

La mostra “Cile 1973. Da Allende alla dittatura nei documenti della Fondazione Feltrinelli” è realizzata in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, con la Fundación Salvador Allende e con l’Associazione Alpi Andes.

materiali documentari utilizzati per la realizzazione della mostra provengono dal Fondo Murillo Viaña, che fa parte del patrimonio della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.
Fernando Murillo Viaña è stato giornalista e militante comunista cileno, addetto culturale presso l’Ambasciata del Cile in Vietnam e costretto all’esilio dopo il colpo di stato del 1973, prima in Italia e successivamente in Spagna.

Il vasto materiale da lui raccolto sulla situazione del Cile degli anni Settanta e Ottanta è composto da un numero rilevante di libri, periodici, riviste, opuscoli, e bollettini, oltre all’archivio giornalistico personale formato da documenti, papers, corrispondenza e ritagli di giornale.

Attraverso questo ricco fondo documentario è possibile ricavare una notevole mole di datianalisiinformazioni e immagini sui tre anni di governo di Salvador Allende e della coalizione di Unidad Popular (UP) e sul golpe; sulle azioni di tipo militare ed economico degli Stati Uniti e sui piani di destabilizzazione predisposti dai servizi segreti statunitensi; sul ruolo dell’istituzione militare nella vita politica del Cile e, più in generale, dell’America Latina; sul processo di istituzionalizzazione del regime autoritario sino al plebiscito del 1988; sulla politica economica della dittatura di Augusto Pinochet; sulla repressione generalizzata, tortura, terrore di Stato e sistematica violazione dei diritti umani fino al fenomeno dei desaparecidos; sulla restrizione dei diritti civili e politici; sull’esilio cileno e le reti di solidarietà internazionale.

Il Fondo è stato donato alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli tra il 1984 e il 1985 ed è stato successivamente integrato dalle nuove carte che Murillo ha inviato dalla Spagna, fino al 1991.

Il Fondo è composto da 158 faldoni. È stato per la prima volta presentato pubblicamente nel giugno 1985 alla presenza della signora Hortensia Bussi de Allende, vedova del presidente Salvador Allende.

La rivoluzione non implica distruggere ma costruire, non implica demolire ma edificare; e in quest’ora cruciale della nostra vita il popolo cileno è pronto per il grande compito che ci attende.

(Discorso di Salvador Allende, 4 settembre 1970)

 

Fotografia di Salvador Allende durante un comizio in piazza.
L’immagine è tratta dal Fondo Salvador Allende.

“Serviranno cent’anni al popolo cileno per andare oltre il golpe del 1973.”Nell’intervista concessa alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Patricio Guzmán, il regista cileno famoso per la sensibilità con la quale ha raccontato la vita personale e politica di Salvador Allende nell’omonimo documentario, individua in un secolo il tempo necessario perché il Cile possa superare i tragici fatti dell’11 settembre del 1973.
Un secolo per andare oltre, non per non ricordare.
Alla memoria e alla ricostruzione storica dei fatti del ’73, nonché all’indagine delle ragioni politiche e delle conseguenze culturali di quei giorni, è dedicata la mostra della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli che unisce immagini originali, testi illustrativi e testate dell’epoca in una narrazione tratta dalle risorse del Fondo Murillo.
Grazie alla curatela del professor Raffaele Nocera dell’Università degli studi di Napoli L’Orientale, al lavoro di tutto lo staff della Fondazione e alle preziose sinergie con la Fondazione Salvador Allende di Santiago del Cile, abbiamo voluto valorizzare una porzione del nostro patrimonio archivistico e bibliotecario per ampliare la conoscenza su fatti accaduti quaranta anni fa in un luogo lontano dall’Italia a cui, però, il nostro paese è da sempre molto legato.
La stampa, il mondo culturale, la politica italiana hanno seguito i fatti cileni con grande slancio ai tempi del trionfo di Unidad Popular, come con grande sgomento ai tempi del golpe militare che ha piegato con la violenza la democrazia cilena.
Un rapporto, quello tra Italia e Cile, che allora era quasi una partecipazione all’utopia di governo, un sostegno al coraggio e all’onestà di un presidente che inaugurava la via del dialogo con il suo popolo in un continente e in un momento storico caratterizzati da ben altre esperienze e modalità.
Nella ricostruzione che caratterizza la mostra della Fondazione non vengono trascurati gli aspetti di politica economica e internazionale, i rapporti con gli Stati Uniti d’America e le influenze sulla vita culturale e sulle produzioni letterarie degli autori cileni, che fanno parte anche della storia del catalogo di Giangiacomo Feltrinelli Editore e di cui viene proposto un breve estratto.
Con la mostra “Cile 1973. Da Allende alla dittatura nei documenti della Fondazione Feltrinelli” vogliamo proporre un ciclo di iniziative che porterà la Fondazione a esplorare il proprio patrimonio archivistico e bibliotecario attraverso esibizioni, e-book a utilizzo gratuito e momenti convegnistici che consentano agli studiosi e al pubblico di riscoprire la nostra storia moderna e contemporanea grazie alla rielaborazione critica delle fonti originali.
Un modo per alimentare il dibattito culturale sul mondo di oggi e sulle sue radici, nonché per unire idealmente i luoghi e i fatti contenuti nei nostri archivi al percorso che la Fondazione sta compiendo in previsione della sua nuova sede.Quarant’anni fa, l’11 settembre 1973, le Forze Armate cilene destituirono il presidente Salvador Allende, suicidatosi nel corso dell’attacco al palazzo presidenziale. Seguì una dittatura sanguinaria e oppressiva durata diciassette anni, con diverse fasi di violenza e tirannia. La politica lasciò il campo alle armi, la democrazia fu calpestata e il paese voltò pagina dopo anni turbolenti e di forte polarizzazione politico-sociale cominciata alla fine degli anni Cinquanta.La giunta militare salì al potere dopo tre anni di governo della coalizione Unidad Popular (comunisti, socialisti, radicali e frange cattoliche con l’appoggio esterno del Movimiento de Izquierda Revolucionaria) che cercò di realizzare la transizione al socialismo nel rispetto della legalità. Dal 1964 al 1970, il paese era stato guidato da Eduardo Frei Montalva (1964-70), leader del Partido Demócrata Cristiano e primo democristiano ad ascendere alla presidenza della Repubblica in America Latina. Frei, il cui programma era riassunto nella formula “rivoluzione nella libertà”, propose un percorso alternativo al capitalismo e al socialismo.La svolta autoritaria pose fine a un’esperienza di governo popolare che aveva reso la nazione andina una sorta di laboratorio politico-culturale per l’Europa e, in modo particolare, per il nostro paese. Lo stretto legame tra Cile e Italia trova riscontro nel posto di assoluto rilievo che gli “eventi cileni” occuparono nei mezzi d’informazione, nel dibattito pubblico e nella politica interna italiana. L’intervento dei militari e il tentativo delle forze reazionarie di porre in essere il loro ideale di società, la sistematica violazione dei diritti umani e la restrizione dei diritti civili e politici, hanno alimentato una frattura profonda nella società cilena, che il ritorno alla democrazia non ha sanato completamente.Ricordare oggi l’esperienza del governo Allende e la sua brusca interruzione, nonché gli anni oscuri della dittatura, non rappresenta, quindi, un mero esercizio di memoria, né soltanto un atto di commemorazione. Significa ripercorrere le vicende sofferte e dolorose di un paese, il Cile, che solo negli ultimi anni ha iniziato a fare i conti con il suo passato. È una vicenda che invita a riflettere, che ripropone una fase della storia italiana caratterizzata da un paradigmatico destino incrociato, un destino profondamente segnato da quell’11 settembre.Raffaele Nocera