Una storia europea chiamata Rivoluzione

Introduzione alla mostra

A cento anni dalla Rivoluzione d’Ottobre, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli ha proseguito nella propria indagine sull’identità europea con una mostra dal titolo 1917-2017: Una storia europea chiamata Rivoluzione. Le idee, l’economia e la propaganda: un viaggio politico e sociale per una riflessione tra Russia e Europa su modelli, linguaggi e immaginari che, a partire da uno dei momenti che più hanno segnato il Novecento, hanno condizionato le nostre categorie di lavoro, progresso e felicità sociale.

Volumi, periodici, manifesti, affiches, spezzoni di pellicole del cinema russo

Prima tappa


Attraverso il duplice punto di vista delle fonti russe e di quelle europee, la prima tappa della mostra racconta le idee guida che hanno ispirato l’azione rivoluzionaria. Nel dare conto degli eventi principali che hanno scandito la Rivoluzione d’Ottobre e le sue immediate conseguenze, dà spazio agli ideali che hanno ispirato l’azione rivoluzionaria e alle altrettanti forti spinte al cambiamento che ne sono derivate: il rifiuto della guerra imperialista, l’applicazione di forme di democrazia diretta con l’esperienza dei soviet, l’uscita delle masse contadine da una condizione di sfruttamento ancora feudale e l’assegnazione diretta di terre; la riscrittura dei rapporti tra i generi e l’emancipazione delle donne.


Seconda tappa

 

Il secondo ciclo espositivo esplora, attraverso manifesti, periodici e monografie del patrimonio della Fondazione, il grande processo di modernizzazione realizzato nei primi anni di esistenza dell’Unione Sovietica, che ha accompagnato la ridefinizione dei concetti e delle pratiche di lavoro, del radicamento residenziale e dell’economia. La ridefinizione del rapporto tra Stato ed economia, ma anche del concetto di lavoro e del nesso che la partecipazione collettiva al lavoro ha sia con la felicità sociale sia con la costruzione dell’idea di cittadino, sono alcune delle tappe che hanno profondamente segnato la storia della Russia e definito l’eredità politica e sociale del modello di sviluppo sovietico.


Terza tappa

 

L’arte, che con le sue opere collabora alla rivoluzione per rappresentare l’URSS come “il paese più felice del mondo”, diventa strumento di propaganda per la nuova élite politica che mobilita, orienta ed educa l’opinione pubblica. La terza e ultima sezione della mostra attinge ai quasi 3800 manifesti sugli oltre 7000 totali pubblicati dalla casa editrice Agit-plakat dal 1956 al 1991, e mostra, attraverso le immagini di famiglie sorridenti, di donne che si fanno forti dei loro nuovi diritti acquisiti, di un popolo che guarda fiducioso al proprio futuro, gli snodi della costruzione di un’utopia che ingloba il profilo di ciascun individuo in un più grande universo collettivo, lo guida a comportamenti idonei e al rifiuto di modelli alternativi.


Dentro l’Utopia Sovietica

Per introdurre la mostra, proponiamo un viaggio attraverso il mondo utopico rappresentato nei manifesti sovietici della Collezione Alberto Sandretti ospitata nell’archivio di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.
Un percorso multimediale che si snoda attraverso le icone fondanti di quello che è stato definito un “radioso avvenire” collettivo: le grandi opere del popolo sovietico, il lavoro come momento di emancipazione e di edificazione sociale, l’abbondanza e l’idillio della vita in campagna come motore del cambiamento per raggiungere un nuovo mondo libero e cosmopolita.
Le immagini sono animate dai manifesti russi del Novecento: uomini che viaggiano nello spazio, dighe sorrette da spalle umane, masse di lavoratori e lavoratrici che celebrano pace e lavoro, mondi abitati da giovani che nella loro diversità inglobano i connotati dei destinatari di quelle immagini in un più grande universo collettivo.

Nelle Librerie Feltrinelli e in tutti gli store online è disponibile il catalogoa cura della Fondazione. Il catalogo sarà in vendita presso le librerie Feltrinelli di Milano con i contributi di Massimiliano Tarantino, Gian Piero Piretto, Marcello Flores, Silvio Pons, Boris F. Martynov, Federico Rossin, Vittore Armanni, Chiara Missikoff.

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