Indire- Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa

I giorni del Covid-19 rappresentano una esperienza in cui abitudini, routine quotidiane e modelli organizzativi consolidati sono completamente ribaltati. Le cornici che inquadrano la nostra vita quotidiana sono state cancellate e proiettate in una nuova configurazione, nella dimensione privata come in quella sociale. Spazio e tempo, i cui confini già si mostrano incerti di fronte alle tecnologie della comunicazione, vengono ridefiniti in un flusso di esperienza che si costruisce per lo più in un privato domestico aperto alla scena pubblica e all’altro prevalentemente attraverso i sistemi digitali. L’isolamento, imposto come misura cautelativa per contenere il contagio del virus, conduce in una dimensione in cui il movimento delle persone si alterna prevalentemente tra i metri quadri domestici a disposizione e gli schermi di smartphone, pc e tablet, privo di una area intermedia esterna. I vicoli, le strade, le piazze, il quartiere, le città sono sottratte alla nostra vita quotidiana, e con esse, le relazioni che caratterizzano quegli spazi.


Didattica a distanza


Il tempo indefinito dell’esperienza costruita attraverso la distanza (del lavoro, della didattica, delle relazioni interpersonali), incontra una traiettoria di futuro nell’invito a non fermarsi. L’hastag  “#iorestoacasa” si accompagna agli inviti a proseguire le attività attraverso nuovi modelli organizzativi prepotentemente e diffusamente mediati dalle tecnologie. “Io non mi fermo“, l’altro aggregatore tematico e culturale che unisce gli individui nelle giornate del Covid-19, proietta verso il futuro. E nei tempi di crisi, come sempre, il futuro immaginato è ricco di prospettive, di ansie, di paure, di speranze. Il dilagare dell’epidemia ha chiamato in causa, direttamente e indirettamente, più volte i giovani. A loro è stato esplicitamente rivolto il monito a rispettare i divieti imposti, il richiamo alla responsabilità e a alle possibili conseguenze delle proprie azioni in uno scenario – che come il ritmo della pandemia ci ricorda – è mondiale e globalizzato. Accompagnare i giovani verso una consapevolezza delle scelte è uno dei compiti degli adulti, a tutti i livelli, ed in particolare delle istituzioni tradizionalmente deputate all’istruzione e alla formazione. Scuole e università sono sempre coinvolte in questo prioritario obiettivo che a vari livelli incrocia i driver della innovazione tecnologica e della sostenibilità ambientale. Formare individui capaci di guidare il cambiamento, a partire dalle opportunità offerte dalle tecnologie e scegliendo la direzione del benessere individuale e collettivo, ha rappresentato un orizzonte di riferimento crescente negli ultimi anni per molte realtà educative, intorno al quale incrociare conoscenza e ricerca, competenze generali e abilità tecniche.  In particolare, a livello educativo, ciò che appare importante  è promuovere  la capacità nei ragazzi innanzitutto di immaginare se stessi come capaci di costruire il futuro. Uno dei compiti delle istituzioni formative è dunque quello di abilitare i ragazzi a pensare se stessi come attori del cambiamento, capaci di intercettare i bisogni, di ideare soluzioni, e di tradurre le loro idee in pratica. Ciò prevede un livello necessario di competenze tecniche e di capacità di cogliere logiche e linguaggi dei nuovi strumenti digitali, ma innanzitutto richiede la consapevolezza di poter agire per il cambiamento e di guidare l’innovazione.

Su questi fronti, diverse sono le pratiche scolastiche e universitarie sviluppate nella collaborazione con aziende e partner territoriali, basate sull’utilizzo delle tecnologie digitali per creare nuovi prodotti o servizi destinati a soddisfare aree di bisogni nella direzione di un futuro sostenibile. Nei modelli che variamente prendono forma – dai Contamination Lab avviati nelle Università a partire da un’iniziativa Miur-Mise nel 2013, ai Laboratori Territoriali per l’Occupabilità promossi dal Miur per le scuole, alle diverse competizioni in ambito robotica, proposte anche dalle aziende e destinate alle istituzioni scolastiche – il modello educativo contamina spazi e competenze professionali, discipline e ruoli, conoscenze e tecniche, anche potenziando attività pratiche e laboratoriali, muovendosi con vivacità tra il dentro e il fuori le aule .

All’indomani della pandemia, il ruolo delle tecnologie e della digitalizzazione dei processi nelle nostre vite sarà ancora più evidente di quanto già le diverse espressioni che richiamano l’idea di “società delle reti” o di “economia 4.0” non rendano chiaro. Altrettanto più evidente sarà l’urgenza di coglierne le opportunità per la crescita economica e sociale, in un periodo che si annuncia difficile in termini di ripresa e che potrà richiedere importanti scelte. Dopo l’emergenza, la capacità dei giovani di immaginare e costruire il futuro si annuncia come necessaria. Per sostenere la crescita sociale ed economica, incrociando le esigenze di rilancio economico con il rinnovato bisogno di preservare l’ambiente, che apre – o semplicemente ricorda – nuove opportunità di sviluppo.

Per agire verso direzioni che possano prevenire – o aiutare a contenere – altre emergenze, tenendo ben saldo l’uomo al centro della crescita, anche attraverso il contributo della conoscenza e della ricerca.  Per generare scenari collettivamente desiderabili a partire anche dalle evidenze tecnologiche che emergono dalla crisi. Big data e Intelligenza Artificiale ricoprono un ruolo decisivo nel tracciamento delle persone nei giorni del  Covid-19.  Se questo condurrà ad una dimensione di controllo e perdita delle libertà individuali o verso più agevoli modalità di gestione di possibili emergenze future, dipenderà da noi, dai giovani, dalla capacità di indirizzare il cambiamento, dalle scelte che stiamo facendo oggi per il futuro.

La Fondazione ti consiglia
pagina 78998\