Filosofo del diritto, Università degli Studi di Milano

Proponiamo un estratto del testo di Nicola Riva, Tra pari libertà e gaia libertà. La politica dell’orgoglio LGBT, tratto da Per cosa lottare. Le frontiere del progressismo, Milano, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, 2019, pp. 71-75.


In circa mezzo secolo di storia, nei paesi in cui si è sviluppato, il movimento LGBT ha vinto molte delle sue battaglie e ha contribuito a migliorare le condizioni di vita delle persone omosessuali, bisessuali e transgender. Nella maggior parte dei paesi occidentali, gli atti omosessuali sono oggi soggetti alle stesse regole cui sono soggetti gli atti eterosessuali. Le coppie formate da persone dello stesso sesso possono accedere alle stesse forme di riconoscimento giuridico alle quali possono accedere le coppie formate da persone di sesso diverso e a tutti i vantaggi che da quelle forme di riconoscimento giuridico dipendono, anche con riferimento alla possibilità di divenire genitori; le persone transgender hanno diritto alla rettifica dei loro dati anagrafici e all’accesso a un insieme di terapie e interventi chirurgici attraverso la sanità pubblica.

Ovviamente, anche nei paesi occidentali, le condizioni di vita delle persone omosessuali, bisessuali e transgender non possono ancora dirsi eguali a quelle delle persone eterosessuali e cisgender. I traguardi di cui sopra non sono ancora stati pienamente conseguiti ovunque – non in Italia, per esempio. Anche laddove lo sono stati, resistono a livello sociale, seppur in posizione marginale, forme di pregiudizio e di ostilità nei confronti delle persone omosessuali, bisessuali e transgender. Né, in una fase storica caratterizzata dall’emergere sulla scena politica di movimenti politici conservatori con piattaforme politiche illiberali e spesso esplicitamente contrarie ai diritti delle persone omosessuali, bisessuali e transgender, si possono escludere battute d’arresto e arretramenti. Il futuro delle persone omosessuali, bisessuali e transgender sembra essere oggi più che mai legato a quello della democrazia liberale. Vi è, dunque, ancora bisogno, nell’immediato, dell’azione politica del movimento LGBT a perfezionamento, difesa e consolidamento dei traguardi raggiunti.

Cionondimeno le persone omosessuali, bisessuali e transgender che godono dell’enorme privilegio di vivere in un paese occidentale possono oggi sperare in un futuro non troppo lontano in cui l’orientamento sessuale e l’identità di genere non incideranno sulle prospettive di vita delle persone. Può essere interessante chiedersi che ne sarà, allora, del movimento LGBT, con la consapevolezza che si tratta di mere congetture.

Una possibilità è che, una volta raggiunti i propri obiettivi, il movimento LGBT finisca per dissolversi come soggetto politico, lasciando dietro di sé una rete di organizzazioni essenzialmente depoliticizzate, impegnate nella fornitura di servizi alle persone omosessuali, bisessuali e transgender. Se si concepisce il movimento LGBT come un soggetto politico che nasce per rappresentare gli interessi delle minoranze sessuali e di genere e lottare contro le discriminazioni che esse esperiscono, si potrebbe ritenere che la sua dissoluzione nel momento del raggiungimento dei propri obiettivi sia inevitabile.

Ma un tale scenario non è l’unico possibile. Negli ultimi decenni gli sforzi del movimento LGBT sono stati prevalentemente incanalati verso l’obiettivo della parità di diritti. L’agenda politica perseguita e in buona parte realizzata dal movimento LGBT negli ultimi decenni è stata largamente determinata dalla sua corrente liberale. L’obiettivo è stato quello dell’eguaglianza: della piena inclusione delle persone omosessuali, bisessuali e transgender all’interno delle istituzioni sociali vigenti. La battaglia per il matrimonio egualitario è la quintessenza di tutto ciò: lungi dall’avere “violato” l’istituto del matrimonio, il movimento LGBT è stato capace di risvegliare l’entusiasmo collettivo per un istituto che occupa una posizione sempre meno centrale nei progetti di vita delle persone e che è del tutto inadeguato a rispondere alle esigenze poste dalle nuove forme, sempre più “fluide”, di relazioni affettive. Una volta vinta quella battaglia, per diversi aspetti prioritaria, il futuro del movimento LGBT potrebbe forse passare dal recupero delle proprie istanze più radicali. Una volta conquistato il diritto formale al proprio posto nella gabbia delle convenzioni sociali, potranno essere maturate le condizioni per tornare a denunciare il carattere oppressivo e repressivo di quelle convenzioni e a lottare per la piena liberazione della sessualità. Una volta raggiunto l’obiettivo della parificazione di eterosessualità e omosessualità, la nuova frontiera per il movimento LGBT potrebbe essere quella del superamento di entrambe, verso l’obiettivo di un desiderio sessuale aperto e libero (quella che Mieli chiamava “transessualità”). Una volta ottenuto il diritto d’accesso alle istituzioni entro le quali la sessualità è stata tradizionalmente confinata, la nuova frontiera potrebbe essere quella di liberare la sessualità dal binomio di monogamia e ipocrisia. Una volta dimostrato di poter essere e divenire genitori come tutti gli altri, la nuova frontiera potrebbe essere quella di immaginare nuovi modi di divenire ed essere genitori.

I soggetti più radicali all’interno del movimento LGBT sembrano già oggi intenzionati a percorrere quella strada, ma in pochi sembrano disposti a seguirli. A dispetto di tutti i discorsi che valorizzano la diversità, la maggior parte delle persone omosessuali, bisessuali e transgender, già oggi non politicizzata, chiede solamente di poter godere del privilegio della normalità. E ne ha tutto il diritto. Il movimento LGBT è da sempre espressione di una minoranza nella minoranza. E, forse, anche percorrendo la strada del recupero delle proprie istanze radicali, il movimento LGBT è destinato nel lungo periodo a dissolversi confluendo in un movimento più ampio, poiché la battaglia per la liberazione sessuale non riguarda nello specifico le persone omosessuali, bisessuali e transgender. Nondimeno, da quando esiste, la comunità LGBT è il contesto ideale per la sperimentazione di nuove forme di vivere la sessualità, le relazioni affettive e i rapporti di cura intrae intergenerazionali. Nel medio periodo un movimento LGBT capace di tornare alla radicalità delle proprie origini recenti potrebbe diventare un laboratorio per quelle sperimentazioni.

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