08-09-2020 18:30
Luogo: Fondazione Giangiacomo Feltrinelli - viale Pasubio 5 Milano

Stagione Alternativa 2019/2020
Ciclo di incontri: There Is NO Alternative

Ingresso libero su prenotazione: presto online il link per prenotare


Il ciclo di incontri There Is NO Alternative


La prima edizione di There Is NO Alternative ha preso in analisi una serie di scenari alternativi al capitalismo nella sua configurazione vigente anche in Europa e in Italia. Lo scoppio della pandemia e le misure adottate per ridurre i contagi hanno reso ancor più evidente e urgente la necessità di ripensare il modello di sviluppo prevalente nelle economie avanzate, quindi di rompere la “gabbia” della mancanza di alternative. Infatti, ripartire dalla normalità pre covid-19 non è pensabile, dato che l’emergenza ha dato maggior evidenza alle criticità sistemiche e, allo stesso tempo, alla necessità di giungere presto a una agenda politica alternativa. Oltre a dover affrontare le urgenze della crisi sociale le economie dei paesi europei hanno la necessità di dover governare sulla base di un disegno di politica industriale di largo respiro due trasformazioni che possono tradursi in altrettanti vettori di sviluppo: la transizione ecologica e l’innovazione tecnologica e infrastrutturale.

La drammaticità della situazione sembra aver imposto, anche nel mainstream, una nuova “laicità” nello sguardo agli strumenti utilizzabili: niente viene più escluso, e in particolare si assiste a un rinnovato consenso per un ruolo protagonistico dell’attore pubblico nelle vicende economiche. Anche sulla scorta delle riflessioni emerse nel primo ciclo TINA, immaginiamo che questo nuovo ruolo dell’attore pubblico debba misurarsi in primo luogo con le novità di una rivoluzione tecnologica dirompente, anche per mediarne gli effetti e trasformarla in un’opportunità, sia per il proprio agire nella società sia per la società stessa nel suo complesso.

A partire dalla domanda fondamentale che fa da sfondo a questo ciclo di appuntamenti, nel solco della precedente edizione, quella relativa alle alternative all’attuale modello di capitalismo prevalente (e, ormai è chiaro, insostenibile), ci proponiamo di fornire spunti per rispondere ad alcune suggestioni di una ricerca finalizzata alla definizione di un’agenda politica progressista alternativa: come possono lo Stato e le altre istituzioni pubbliche progettare e un nuovo patto sociale (che sia anche, urgentemente, verde) capace di trovare consenso verso una nuova impostazione per l’intervento pubblico in campo economico e sociale? Quali politiche sono necessarie per governare la rivoluzione tecnologica e indirizzarla verso obiettivi di giustizia sociale? A quali incentivi e condizionalità occorre pensare per supportare imprese, in particolar modo quelle medie e piccole, e lavoratori in direzione di nuovi scenari di sviluppo equo e sostenibile? Quali competenze e nuove forme occupazionali definiscono le alternative? Quale nuova centralità dare a territori periferici e come farlo? E’ possibile, e a quali condizioni eventualmente, un nuovo New Deal?

 


Prossimo appuntamento: Cosa può fare lo Stato? – Martedì 8 settembre a partire dalle ore 18.30


Negli ultimi quarant’anni, la presenza dello Stato come soggetto in grado di promuovere obiettivi pubblici di politica economica ed istanze di giustizia sociale è stata ferocemente attaccata. Nel quadro legittimante della dottrina economica neoliberale, lo Stato può agire solo come soggetto regolatore: un arbitro imparziale che deve limitare il suo intervento nell’economia, promuovendo, allo stesso tempo, la deregolamentazione dei mercati del lavoro, dei beni e dei servizi, e dei capitali. Le propaggini di questo orientamento ideologico hanno riguardato l’organizzazione della Pubblica Amministrazione, con modelli ispirati a meccanismi di “mano invisibile” (il “New Public Management”), l’organizzazione territoriale dello Stato, con la dispersione di risorse di potere lungo molteplici livelli di governo a livello regionale e locale (il “New Regionalism”) e la gestione stessa del potere, con soluzioni basate su coordinamento di interessi pubblici e privati (attraverso la “New Governance”).

Negli ultimi dieci anni, però, il modello neoliberale sembra essere entrato in crisi. In Italia, in Europa, e nel mondo, il periodo che va dal 2008 al 2020 è stato definito da una serie di crisi economiche, sociali e politiche che hanno fatto vacillare il gigante neoliberale, mostrando le basi fragili su cui questo poggiava. La risposta pubblica alla crisi del 2008, caratterizzata in larga parte da politiche d’austerità, non è riuscita a rimettere i paesi occidentali su una traiettoria di crescita stabile e sostenibile. Le contraddizioni del neoliberismo non sono rimaste sopite a lungo: la recessione causata dalle politiche di lockdown in risposta alla pandemia le ha fatte nuovamente esplodere, con un’accresciuta forza di impatto. L’orientamento generale sembra indicare che il modello di società e di intervento pubblico promosso dal neoliberalismo sia sul viale del tramonto. La crisi del neoliberalismo non è però sufficiente: come la crisi del 2008 ha dimostrato, le roccaforti del potere neoliberale hanno reagito alle contraddizioni del modello chiedendo, e riuscendo a promuovere, un’adesione ancora più stretta ai principi neoliberali. Perché questo capitolo possa essere chiuso, è necessaria un’alternativa desiderabile e realizzabile.

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