Luogo: Fondazione Giangiacomo Feltrinelli - viale Pasubio 5 Milano

14, 21, luglio, 8 ottobre


Stagione alternativa 2019/2020

Ingresso libero, iscrizioni su eventbrite.it
In streaming sul sito fondazionefeltrienelli.it

Il ciclo di incontri


Il ciclo L’orgoglio di essere fragili intende esplorare i sentimenti, le pulsioni e gli stati emotivi e mentali che fanno parte dell’esperienza umana e che più di altri ci hanno accompagnato in questi mesi anomali e difficili. Obbedienza, solitudine, rabbia sono state e sono condizioni individuali e collettive con le quali abbiamo dovuto imparare a fare i conti. Abbiamo scelto queste tre parole per confrontarci con i vissuti, le speranze, le delusioni e i condizionamenti che hanno segnato questi mesi. Ciascuna di queste parole contiene una dicotomia che permette un’analisi feconda, un viaggio nell’animo umano alla ricerca delle somiglianze e delle differenze del nostro vivere. L’obbedienza come senso di responsabilità e rispetto delle regole condivise, che tuttavia può diventare accettazione acritica del precetto, acquiescenza alla sottomissione; la solitudine come senso di isolamento ma anche come occasione di scoperta di sé; infine la rabbia che ci consuma ma che può essere anche motore di riscatto, spinta all’azione e alla reazione individuale e collettiva. Psicoanalisti, filosofi e scrittori, con l’intervento di voci che operano nel mondo dei servizi e di figure religiose, ci accompagneranno nella scoperta delle grandi ambivalenze che caratterizzano il nostro paesaggio emotivo e ci rendono umani. A dialogare con loro saranno figure giovani, in particolare dal mondo del volontariato e dell’attivismo, per indagare lo sguardo generazionale su questa crisi.

Il primo incontro è moderato da Alessandra Tedesco, Radio 24

 

Il secondo e il terzo appuntamento sono moderati da Benedetta Marietti, giornalista e direttrice del Festival della Mente



#Obbedienza – 14 luglio – 18.30


L’obbedienza ai DPCM di questi mesi è sembrata una necessità indifferibile. La salute pubblica come principio superiore ha legittimato dispositivi di privazione della libertà che continuano tuttora in diverse forme, nella limitazione al movimento fino al distanziamento fisico e all’uso della mascherina. Al tempo stesso l’obbedienza è una virtù bifronte che apre al dogmatismo e all’acquiescenza deferente. Quale rapporto tra ottemperanza e libero arbitrio? Quale tra legge e autonomia?

Intervengono:

  • Gherardo Colombo, ex magistrato, giurista e saggista italiano, divenuto famoso per aver condotto o contribuito a inchieste celebri quali la scoperta della Loggia P2, il delitto Giorgio Ambrosoli, Mani pulite, i processi Imi-Sir/Lodo Mondadori/Sme. Tra le sue pubblicazioni: Lettera a un figlio su Mani Pulite (2015), La tua giustizia non è la mia. Dialogo tra due magistrati in perenne disaccordo(con P. Davigo, 2016) e Il legno storto della giustizia (con G. Zagrebelsky, 2017).

 

  • Simona Forti, professoressa di Storia del pensiero politico contemporaneo presso l’Università del Piemonte Orientale, dove ha diretto il Centro di ricerca sulla Biopolitica BIOS. Nei suoi studi ha ricostruito la struttura filosofica di alcune delle maggiori questioni politiche del Novecento e dell’epoca presente. Dopo aver dedicato numerosi lavori al fenomeno del totalitarismo (anche tramite l’analisi del pensiero di Hannah Arendt), si è più di recente orientata a ricostruire le implicazioni della biopolitica e del biopotere. Tra i suoi libri: Vita della mente e tempo della polis. Hannah Arendt tra filosofia e politica (Milano 1994); Il totalitarismo (Roma-Bari 2001); La filosofia di fronte all’estremo. Totalitarismo e riflessione filosofica (a cura di, Torino 2003); Paranoia e politica (a cura di, con M. Revelli, Torino 2007); I nuovi demoni. Ripensare oggi male e potere (Milano 2012)
  • Samuele Silveravalle, Attivista Brigate di Solidarietà

Riguarda il primo appuntamento


 


#Solitudine – 21 luglio -18.30


Il lockdown e la quarantena di questi mesi hanno stoppato molte attività lavorative e interrotto le nostre vite relazionali. La reclusione in casa ha significato in molti casi solitudine, perdita di legami sociali, isolamento anche rispetto a sistemi di assistenza e supporto. Per altro verso, per chi si è trovato costretto a casa in buona salute è stata l’occasione per un periodo di fermo, un momento di riflessione sul sé alla scoperta dei propri tempi e delle proprie esigenze. Nell’assenza forzosa le relazioni hanno mostrato la loro carica emotiva, alle volte connotata positivamente, altre volte meno. Quale rapporto dunque tra isolamento e socialità? Quale tra interiorità ed esterno?

 

  • Simona Vinci, Il suo primo romanzo, Dei bambini non si sa niente(Einaudi Stile libero, 2009 e 2018) ha riscosso un grande successo. Caso letterario dell’anno, è stato tradotto in numerosi altri paesi, tra i quali gli Stati Uniti. Sempre per Einaudi sono usciti la raccolta di racconti In tutti i sensi come l’amore («Stile libero», 1999) e i romanzi Come prima delle madri («Supercoralli», 2003 ed «Einaudi Tascabili», 2004 e 2019), Brother and Sister («Stile libero», 2004), Stanza 411 (Einaudi Stile libero, 2006 e 2018), Strada Provinciale Tre («Stile libero Big», 2007), La prima verità, («Stile libero Big», 2016) Parla, mia paura («Stile libero Big», 2017), In tutti i sensi come l’amore («Stile libero Big», 2018) e Rovina («Einaudi Tascabili», 2019). Per i lettori più giovani ha pubblicato Corri, Matilda (E.Elle, 1998) e Matildacity (Adnkronos Libri, 1998). Ha scritto il racconto La più piccola cosa pubblicato nell’antologia Le ragazze che dovresti conoscere («Stile libero Big», 2004). Inoltre nel 2010 ha collaborato alla raccolta Sei fuori posto (Einaudi, Stile libero Big).
  • Sebastiano Russi, Volontario del Centro di Ascolto S. Antonio

#Rabbia – 8 ottobre 2020


A seguito dell’arresto di molte attività produttive lavoratori e imprenditori si sono trovati a fronteggiare una crisi economica di ampia portata. Le difficoltà finanziarie di questa fase, miste ai ritardi e alle difficoltà di un supporto pubblico, hanno generato rabbia e frustrazione. Questo sentimento di stizza individuale si è presto trasformato in rabbia sociale ed è stato il motore anche per importanti azioni collettive, da petizioni a manifestazioni per richiedere aiuti più immediati. Nelle difficoltà della fase attuale la rabbia si rivela come urticante irritazione ma anche come motore all’azione. Quale rapporto allora tra rabbia e riscatto?

  • Nicoletta Gosio, è psichiatra e psicoterapeuta. Tra i suoi libri ricordiamo Nemici miei. La pervasiva rabbia quotidiana (Einaudi 2020)
  • Marina Garcès, filosofa
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