Questo articolo fa parte di America Anno Zero, rubrica editoriale de La Nostra città futura dedicata alle elezioni statunitensi. Leggi qui gli altri approfondimenti di America Anno Zero.


Il potenziale rivoluzionario delle elezioni presidenziali americane 2020 era chiaro fin dalle premesse: per come è evoluto il dibattito politico nell’era Trump, si trattava di elezioni che avrebbero dovuto salvare “l’anima” degli Stati Uniti d’America. Donald J. Trump, da una parte, pronosticava da mesi brogli elettorali e ingerenze dello “Stato profondo”, l’apparato burocratico-amministrativo che “gestisce” gli USA adombrando i politici. D’altra parte, Biden discuteva gli effetti deleteri che Trump e trumpismo avevano avuto sulla qualità della democrazia americana, degradata a populista.

Le elezioni del 3 novembre però sono state una rivoluzione strana: per giorni non si è capito chi fosse risultato vincitore. Oggi, a più di 10 giorni di distanza dal fatto, appare evidente che Biden e il partito democratico abbiano prevalso. Tuttavia, Trump e una buona parte del partito repubblicano si rifiutano di concedere la vittoria agli avversari.

Episodi simili non sono al di fuori del reame delle possibilità nella politica americana. Molti ricorderanno delle Presidenziali 2000, quando il candidato democratico Al Gore chiese un riconteggio dei voti nello Stato della Florida. In quel caso, il margine a favore dell’avversario repubblicano, George W. Bush, era di soli 327 voti: nettamente più risicato di quello attuale.

Per quanto le elezioni 2000 siano state un evento controverso, occorre però tornare alle elezioni del 1876 per trovare un’America polarizzata come quella di oggi: all’indomani della guerra di secessione, le divisioni tra Sud e Nord degli Stati Uniti risultano in un confronto frontale tra il candidato repubblicano Rutherford B. Hayes e il candidato democratico Samuel J. Tilden, forte dell’appoggio del Sud e sostenitore della fine della fase di occupazione degli Stati del Sud. Anche nel 1876, il risultato delle urne, unito al sospetto di brogli, appare non determinante per stabilire un vincitore. Per uscire dalla situazione di stallo, servirà il Compromesso del 1877, che pone appunto fine alla fase di occupazione del Sud, ma che al contempo permette alla segregazione razziale di sopravvivere negli Stati del Sud fino agli anni ’60 del Novecento.


Per capire se oggi ci troviamo in una situazione simile, ne parliamo con il Professor Mario Del Pero, che insieme a Fondazione Feltrinelli ha curato l’iniziativa America Anno Zero. Come si spiega l’atteggiamento di Trump e del partito repubblicano? E cosa dovrà fare Biden se vorrà ricucire le lacerazioni degli ultimi anni e sanare la conflittualità politica USA?

 

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