Presidente onorario Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

Intervento di Salvatore Veca, presidente onorario di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, durante i lavori di Milano, l’Italia e le sfide dell’innovazione: incontro alla presenza del Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni.


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Consentitemi di cominciare raccontando una storia e richiamando i tratti fondamentali di un’avventura recente nella lunga storia della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. E’ un’avventura che ha preso le mosse, circa quattro anni fa, dall’esigenza di prendere sul serio i contenuti, il senso e i fini di Expo 2015 e di farne oggetto di ricerca, confronto delle idee, divulgazione e discussione nello spazio pubblico, locale e globale. Nacque così l’esperienza di Laboratorio Expo.

Un’esperienza che ha coinvolto nella ricerca alcune Università milanesi e lombarde, a partire da Bicocca, dalla Statale, dalla Cattolica, da Pavia, dalla sua Università e dalla Scuola superiore IUSS, insieme a più di cento Centri di ricerca internazionali. Il penultimo volume degli Annali della Fondazione, dedicato al tema dei molti volti della sostenibilità, ne attesta gli esiti e ne ricostruisce la storia. Ricordo che i lavori di Laboratorio Expo si sono intrecciati, a partire dal 2014, con la complessa vicenda della redazione della Carta di Milano, avviata dal Ministro Maurizio Martina e che ho avuto l’onore di coordinare, perché fosse disponibile, come documento di cittadinanza globale, all’avvio dell’esperienza dell’Esposizione Universale a Milano nel maggio 2015.

Ricordo in proposito le parole del Presidente Sergio Mattarella: “La grande questione che abbiamo davanti è se saremo capaci di legare sviluppo e cooperazione, modernità e cultura, solidarietà e competizione. Expo e la Carta di Milano sono l’inizio di un nuovo impegno civico, un ponte verso il futuro: non si può sfuggire all’evidenza che la lotta alla fame e alla sete sono pietre angolari di una nuova governance globale, fondata sulla collaborazione economica e sull’affermazione dei diritti.”

 E ricordo, infine, che i contenuti e gli impegni della Carta di Milano e del Patto della scienza di Laboratorio Expo si connettevano strettamente con gli obiettivi di sviluppo sostenibile 2030 dell’Assemblea delle Nazioni Unite, approvati nel settembre 2015. Questi ricordi essenziali richiamano, come ho accennato, un’appassionante avventura di idee, di ricerca e di formazione che si inscrive nella lunga storia della Fondazione Feltrinelli. Un’Istituzione di cui il suo progettista, Giangiacomo Feltrinelli, aveva delineato la fisionomia e gli scopi sin dall’immediato secondo dopoguerra nel secolo scorso, nell’ambito dei saperi delle cose umane, nell’ambito delle ricerche storiche, economiche, politiche e sociali. In una prospettiva illluministica, nella Milano di Pietro Verri e Cesare Beccaria, incentrata su un’idea elementare e preziosa di emancipazione umana per chiunque, ovunque.

 Per questo, fra tradizione e innovazione, fra la custodia di un passato interpretato come repertorio di possibilità e la passione per le sfide che ci chiedono innovazione, Fondazione Feltrinelli ha progettato il suo “ponte per il futuro”. Siamo convinti che, in tempi difficili, in cui si pratica alacremente lo sport del tirar su muri, il nostro ponte per il futuro coincida con un Istituto di ricerca e formazione che, avvalendosi della rete di centri di ricerca e dipartimenti universitari, consolidata negli anni, dia continuità nel tempo alle attività di ricerca, formazione e divulgazione che mettano a fuoco alcune fra le dimensioni plurali della sostenibilità.

   Anche l’innovazione ha molti volti e più di una dimensione. L’innovazione ha un’ampia gamma di effetti sui prospetti di vita delle persone e sui nostri modi convivere. Noi vogliamo lavorare sulle dimensioni sociali, economiche, politiche, giuridiche e culturali coinvolte nelle (e generate dalle) soluzioni e risposte alle sfide dell’innovazione. Lungo i sentieri tracciati con lungimiranza da Stefano Paelari per la missione di Huma Technopole. Al centro, l’idea della qualità di vita delle persone. E della pari dignità di vite umane, in giro per il mondo. Un’idea guida che orienta i nostri impegni per l’innovazione, corroborati dalla ricerca, scientifica, tecnologica, umanistica.

   Nella città di Carlo Cattaneo non c’è bisogno di sottolineare l’importanza di una visione unitaria della ricerca e della cultura. Una visione che prende sul serio la pluralità dei metodi e delle pratiche dell’indagine intellettuale, sia essa rivolta a descrivere, scoprire o spiegare come stanno le cose, sia essa rivolta a mettere a fuoco che senso le cose, così come stanno, hanno per noi o come esse dovrebbero stare alla luce di un criterio di giustizia e diritti. Con questa consapevolezza, consentitemi di chiudere queste osservazioni con un richiamo a un suggerimento che il filosofo ed economista Amartya Sen, Nobel 1998, un grande amico della Fondazione, ha formulato nel suo monumentale trattato sull’idea di giustizia. Nelle ultime pagine dedicate alla prospettiva della giustizia globale, Sen ci ha esortato a non dimenticare che la questione fondamentale per chi si impegna nella ricerca, quale che sia, resta quella che evoca la domanda difficile: che cosa si prova, che effetto fa, a una persona essere una persona nella varietà delle circostanze, delle condizioni, degli angoli di mondo in cui accade a qualcuno di avere una vita, come e con tanti altri, da vivere?

 Vi posso assicurare che il nostro ponte per il futuro, il nostro Istituto, ne terrà sempre conto.

 

Salvatore Veca
Fondazione Giangiacomo Feltrinelli 


Consigli di lettura

Laboratorio Expo. Un diario di bordo

veca_prima_paginaCon il testo di Salvatore Veca dedicato alla definizione dei temi, delle parole, del percorso culturale ed emozionale che tra 2011 e aprile 2015 ha caratterizzato Laboratorio EXPO, il progetto di curatela scientifica di EXPO Milano 2015…

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